Etichettato: amori difficili

Imprevisti

Lui parcheggiò la macchina
e rimase seduto nell’ombra
aspettando un’occasione.
Lei uscì dal portone
e si avviò verso il buio
gambe lunghe e sottili
di fenicottero,
vestite di calze chiare
coperte, poco,
da una gonna stretta
e corta. Tacchi alti
ne accorciavano il passo
scandito dall’eco
della strada deserta.
Lui sentì come una scarica
scese felino dalla macchina
e cominciò a seguirla.
Prima da lontano,
lato opposto della strada
poi avvicinandosi
sempre più spavaldo
mentre lei accelerava
la frequenza del passo,
girandosi a guardare,
misurando una distanza
sempre più corta.
Si avvicinava affannata
all’entrata del parco,
scura e solitaria,
immersa nel fitto
della macchia mediterranea.
Lui sentiva l’adrenalina
scorrergli nelle vene.
Lei si voltò
e cominciò a correre
nessun posto dove andare
lui allungò il passo
e con falcata sicura
la guardò entrare nel buio
pregustando il momento
del contatto.
La trovò, ansimante,
nel buio, una pistola in mano,
un ghigno in volto.
I soldi, merlo!
Orologio e telefono
e chiavi della Golf
dove t’eri appostato.
Forza!
Intascò portafogli,
telefono e chiavi
nel giubbottino corto
e lo richiuse su una
scollatura da sogno.
Lui sentì di nuovo la scarica
mentre lei si allontanava,
ridendo ed esortandolo:
adesso denunciami,
mandrillo.

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Fotogenia

Lui era a bordo piscina
Lei si reggeva al bordo vasca
Il sole tramontava
Lei aveva freddo
Ma lui voleva scattare la foto.
Adesso, dai!
Lei s’immergeva quasi del tutto,
Poi saltava fuori dall’acqua
Lui scattava al volo
ma non era soddisfatto.
Rifacciamola!
Spalle imperlate di gocce
Fotogenico splendore
in luce dorata
E lui insisteva
Ancora!
Lei riprovava a sorgere
Dalle acque, paziente
Lui scuoteva il capo
Lei si mordeva le labbra
Cominciava a tremare
Ancora una!
Lei fece un altro splash
Lui un altro flash
E poi ok, se non ce la fai
Esci pure
Lei pelle d’oca
Batteva i denti:
Come sono venute?
Non sembri Cindy Crawford,
Acido, lui.
Manco tu Helmut Newton,
Definitiva, lei.

Serie Tv

Lui la amava
Lei lo amava
insieme non si annoiavano mai.
Giocavano a Scarabeo
preparavano torte
facevano l’amore
passavano l’aspirapolvere
dormivano.
Lui le leggeva poesie
lei si interessava di calciomercato
e parlava di scarpe.
Lui di politica.
Un giorno il fratello di lui
gli passò la password di Netflix
e cominciarono a guardare
(insieme)
delle serie Tv
la storia della Corona inglese
gli ebrei ortodossi
i politici corrotti marsigliesi
i gialli ambientati in Cornovaglia.
C’erano simulatori di gravi malattie
e famiglie di bambini rapiti
divenuti supereroi.
Il divano si era deformato
e le annate si scaricavano
intere
in un pomeriggio.
Durante la parodia
delle spie francesi
il vicino di casa
suonava la chitarra:
intanto la sua lavatrice
allagava il pianerottolo.
Lei uscì allarmata e bussò:
la porta si aprì al suono di
Hesitation blues.
Intanto lui rideva
alle battute sottotitolate
sgranocchiando pistacchi
mentre fuori
faceva buio.

L’altro/a

Lui non sopportava più sua moglie.
Non aveva tutti i torti:
una donna fredda e rabbiosa.
Lei aveva bisogno di evadere
dalla melassa di un marito ansioso
e petulante.
S’incontravano all’ora di pranzo
nella pausa del lavoro:
prima al bar, poi al parco
poi in un monolocale
affittato a poco.
Anni di incontri fugaci
quasi felici,
evasioni dall’ovvio
che diventavano via via
banali.
Lui vagheggiava
salti di qualità,
ma non le fece proposte.
Lei no.
Il monolocale, ho letto,
oggi è di nuovo sfitto:
telefonare ore pasti.
No perditempo

Cybersex

Lui le si avvicinò e cominciò a parlarle piano in un orecchio. Aveva un’espressione neutra, ma sibilava cose cattivissime.
_Ho cercato di fare di te una donna, ma sei solo una puttana da quattro soldi!
(citava Henry Chinaski, va detto, eh)
E lei:
_Scusami, amore, giuro che da oggi in poi farò tutto quello che vorrai quando lo vorrai e come lo vorrai…

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Storie da bar/2

Lei entrò biondissima nel bar e tutti si zittirono.
Avanzò verso il bancone e ordinò da bere un Campari soda.
Lui le arrancò dietro tutto trafelato.
– Lei invece cosa prende? – Chiese il barista.
– Un tè – esalò lui in un soffio.
– Caldo? – chiese il barista, aggrottando le sopracciglia.
Lui annuì.

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La donna ideale

Lei si alzava tutte le mattine alle 6, preparava il caffè, una spremuta d’arancia e tagliava una fetta della crostata che aveva fatto la sera prima, con le sue mani, con una delle  prelibate marmellate che confezionava esclusivamente per lui. Aggiungeva biscotti, frutta di stagione, dolci, yogurt, prosciutto cotto.

Lo svegliava portandogli a letto un vassoio con tutto quel ben di dio da mangiare, e lo lasciava tranquillo mentre faceva colazione, andando a preparargli il bagno. Continua a leggere

Amore e yoga

Lui si guardò allo specchio e decise: basta con le maniglie dell’amore, basta con la pancia, basta con la ciccia. Da domani si fa sport.
Lei non aveva problemi di linea.
Lui andò al parco a correre. Partì convinto, con uno stile un po’ rimbalzante. Dopo due minuti si sentì avvampare la faccia, il fiato mozzo, le gambe che non girano.
Dopo un paio di tentativi capì che l’impresa non era facile.
Lei gli passò il volantino di una palestra. Continua a leggere

Storie da bar

– Un bicchiere di vermentino, per favore – disse lei.
– Lo preparo subito – rispose lui – si accomodi pure dove vuole.

Lei si girò intorno, poi si sedette nel tavolo alla destra del bancone, vicino allo specchio.

Lui si mise a preparare, con gesti plastici e un poco affettati, un piattino di stuzzichini da servire insieme al vino. Pescò un’oliva verde di Cerignola col cucchiaino e la sistemò in una ciotolina. Non gli sembrava adatta a lei, era carnosa ma piena di un’anima dura, con un osso da rosicchiare con fatica, di cui liberarsi con un po’ di fastidio. Saporita, poi, forse troppo, fino a sconfinare nel salato spiacevole. Continua a leggere