La donna ideale

Lei si alzava tutte le mattine alle 6, preparava il caffè, una spremuta d’arancia e tagliava una fetta della crostata che aveva fatto la sera prima, con le sue mani, con una delle  prelibate marmellate che confezionava esclusivamente per lui. Aggiungeva biscotti, frutta di stagione, dolci, yogurt, prosciutto cotto.

Lo svegliava portandogli a letto un vassoio con tutto quel ben di dio da mangiare, e lo lasciava tranquillo mentre faceva colazione, andando a preparargli il bagno.

Poi lo aiutava a vestirsi e aspettava che lui uscisse per andare al lavoro, quindi si dedicava alla casa: rifaceva il letto, spazzava i pavimenti, li lavava, spolverava i mobili, andava al mercato a fare la spesa, preparava cose sempre nuove per cena, teneva ben rifornita la cantina, reintegrava la birra in frigorifero, curava la dispensa badando che ci fossero snack a sufficienza per quando lui invitava gli amici a vedere le partite di Champions League. Teneva anche una lavagna aggiornata con il calendario delle gare di Champions League, Europa League, Serie A e Coppa Italia.

Aspettava che lui tornasse dal lavoro stirando e cominciando a preparare la cena, seguendo distrattamente alcune soap operas in televisione.

Lui arrivava affamato e irritato. Lei gli serviva la cena e lo ascoltava, senza interloquire, mentre raccontava di come aveva messo a posto il suo capo e di quanto fosse indispensabile per la sopravvivenza dell’azienda dove lavorava.
Gli preparava, poi, la birra e i salatini da tenere sul tavolinetto in salotto mentre assisteva alla ventottesima diretta stagionale del Clàsico Barcelona-Real Madrid.

Mentre lui guardava la partita lavava i piatti, rigorosamente a mano, e poi si faceva una doccia veloce, si truccava a puntino e indossava dei succinti completini intimi thailandesi fatti arrivare via Amazon. Alla fine della partita si lanciava in una danza conturbante con cui risvegliava il suo sguardo assopito. Poi ne soddisfaceva i desideri sessuali, spremendo le sue ultime risorse d’energia. Indi lo scortava a letto, si struccava, indossava delle camicie da notte di seta e lo raggiungeva sotto le coperte che lui già ronfava.

Una sera lui rientrò particolarmente stanco e dopo cena si sdraiò sul divano, con un birrone in mano, per assistere all’atteso derby di Champions League Manchester City – Manchester United. Lei sistemò la cucina e mentre andava verso il bagno per preparare il dopopartita passò dietro al divano e notò che lui era immobile, in una posizione innaturale. Non gli disse niente, però, perché lui odiava le interruzioni durante la partita.

Si fece bella anche più del solito e al fischio finale entrò in soggiorno ancheggiando, inguainata in un body leopardato da infarto, recapitato in mattinata dal corriere.
Troppo tardi, però: l’infarto era già arrivato, e lui giaceva, sul divano, stecchito, con gli occhi strabuzzati, un pezzo di lingua di fuori e una pinta di birra rimasta piena a metà sul tavolino.

Lei non disse una parola, andò in cucina, indossò il grembiule con cui faceva le faccende di casa, tornò in soggiorno, raccolse il bicchiere sporco e i resti dei salatini, spense la tv, gli tolse le scarpe e lo coprì con un plaid, come se dormisse. Tornò in cucina e lavò accuratamente il bicchiere.

Poi si cambiò, si mise un pigiamone di flanella monopezzo con gli orsi e se ne andò a letto, senza mettere la sveglia alle 6.
Non ce n’era più bisogno.

(riscrittura indegna di un raccontino di Eduardo Galeano)

 

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