La sinossi del mio curriculum

La fantastica rospata di Michela Murgia a Matteo Salvini mi ha fatto venire l’idea di scrivere la sinossi del mio curriculum, che pubblicherò su LinkedIn e allegherò al mio CV che i cacciatori di teste cestinano con grande regolarità.
Hai visto mai si notasse qualcosa di interessante.

Comincerò elencando una serie di titoli: Alien, Paradise Alley, Moonraker, La grande rapina al treno, Rocky III sono alcuni dei film che ricordo di aver visto al cinema da spettatore non pagante, vendendo pop corn, bomboniere di gelato e patatine in giro per i cinema di Roma.

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Amore e yoga

Lui si guardò allo specchio e decise: basta con le maniglie dell’amore, basta con la pancia, basta con la ciccia. Da domani si fa sport.
Lei non aveva problemi di linea.
Lui andò al parco a correre. Partì convinto, con uno stile un po’ rimbalzante. Dopo due minuti si sentì avvampare la faccia, il fiato mozzo, le gambe che non girano.
Dopo un paio di tentativi capì che l’impresa non era facile.
Lei gli passò il volantino di una palestra. Continua a leggere

Gli emigranti, adesso

Da sempre, le farfalle, le rondini e i fenicotteri volano fuggendo dal freddo, un anno dopo l’altro, e le balene nuotano alla ricerca di un altro mare e i salmoni e le trote alla ricerca dei loro fiumi. Loro viaggiano migliaia di miglia per i liberi cammini dell’aria e dell’acqua.
Non sono liberi, invece, i cammini dell’esodo umano.
In immense carovane, i fuggiaschi se ne vanno dalla vita impossibile.
Viaggiano dal sud verso nord e dal sole nascente verso ponente.
Gli hanno rubato il loro posto nel mondo. Sono stati spogliati dei loro lavori e delle loro terre. Molti fuggono dalle guerre, ma molti di più fuggono dai salari sterminati e dalle terre bruciate.
I naufraghi della globalizzazione vagano inventandosi cammini, desiderando una casa, bussando alle porte: le porte che si aprono, magicamente, al passaggio del denaro, a loro si chiudono in faccia. Alcuni riescono a infiltrarsi. Altri sono cadaveri che il mare consegna sulle coste proibite, o corpi senza nome che giacciono sotto terra nell’altro mondo dove volevano arrivare.
(Eduardo Galeano)

 

 

 

 

Storie da bar

– Un bicchiere di vermentino, per favore – disse lei.
– Lo preparo subito – rispose lui – si accomodi pure dove vuole.

Lei si girò intorno, poi si sedette nel tavolo alla destra del bancone, vicino allo specchio.

Lui si mise a preparare, con gesti plastici e un poco affettati, un piattino di stuzzichini da servire insieme al vino. Pescò un’oliva verde di Cerignola col cucchiaino e la sistemò in una ciotolina. Non gli sembrava adatta a lei, era carnosa ma piena di un’anima dura, con un osso da rosicchiare con fatica, di cui liberarsi con un po’ di fastidio. Saporita, poi, forse troppo, fino a sconfinare nel salato spiacevole.

Lei gli sembrava più tenera e vellutata, di quelle cose che ti si sciolgono in bocca senza bisogno di aggredirle mordendo, triturandole con i denti, masticandole a lungo prima di deglutire. Era qualcosa da buttare giù quasi d’un fiato, apprezzandone il passaggio fugace sulla lingua. Morbida, succulenta, da servire con un cucchiaino da dessert.
Si era sistemato in modo da osservarla, tra un gesto preparatorio e l’altro.
La guardava digitare con sicurezza, con i pollici, un messaggio sul telefono cellulare.

Mentre sistemava in un piattino un assaggio di melanzane sott’olio, accuratamente, usando una pinzetta, pensò che lui avrebbe saputo accarezzare come nessuno quelle mani belle, curate, dalle dita lunghe.

Avrebbero diviso ogni momento, avrebbero vissuto in simbiosi, si sarebbero promessi l’infinito, pensò, mentre posava lo sguardo sulle sue gambe lunghe, sacrificate nei jeans stretti. Lei, come sentendo nell’aria i pensieri di lui, accavallò le gambe e si voltò leggermente, quasi di spalle, tenendo il piede sinistro poggiato sul ginocchio destro.

Intanto scriveva e scriveva. Frenetica.

Lui tolse le bruschettine dalla piastra e le spalmò con il patè alle olive e con la crema di carciofi. La vedeva riflessa nello specchio. Avrebbero visitato insieme luoghi esotici.
Lui le avrebbe portato un drink coloratissimo sulla terrazza di un albergo lussuoso di Miami, preparato dal barman su sua precisa indicazione.
Un cocktail fatto apposta per lei.
Lo avrebbero bevuto guardando il cielo cambiare colore, al tramonto, sul mare.

Mentre stappava il vermentino poteva quasi vedere l’orizzonte che arrossava e lo sguardo di lei che lo osservava, pieno d’amore, sorseggiando quella bevanda inebriante.
Portò il vino e gli stuzzichini al tavolo.
Lei sollevò lo sguardo dal telefono per ringraziarlo, con un accenno di sorriso.
Lui tornò al banco e si mise a ripulire la zona di lavoro, con gesti lenti e precisi.

Lavorava troppo, e lei per questo lo avrebbe lasciato, dopo averlo atteso ogni giorno fino a notte alta, trepidante nei primi tempi, poi stanca, infine disillusa e annoiata.

La guardò accigliato, come volesse rimproverarla.
Lei bevve un altro sorso di vino, continuando a digitare sul telefono.
Non aveva nemmeno toccato gli stuzzichini.
Non aveva più rispetto per i suoi gesti d’amore.

La guardò ancora una volta, mentre rimetteva il telefono in borsa e si sistemava i capelli biondi, corti, guardandosi nello specchio appeso alla parete.
Bevve un ultimo sorso.

Pensò che l’avrebbe lasciata per primo, per non darle la soddisfazione di vederlo soffrire. Una comunicazione laconica e secca. Da domani non ci vediamo più, forse è meglio.
Lei avrebbe annuito, sollevata. In fondo era quello che meditava di fare.
Lui sarebbe uscito per sempre dalla sua vita, pronto a voltare pagina e a intraprendere un nuovo viaggio verso l’ignoto.

– Quanto le devo? – disse lei, avvicinandosi al bancone, guardandolo finalmente dritto negli occhi.
Lui attese per un istante, incrociandone lo sguardo.
Gli occhi cerulei, le lentiggini, le labbra sottili, tutto il resto.
– 5 euro, grazie – rispose, battendo lo scontrino.
Senza rimpianti.

Semo gente de borgata

La discussione infuria, chi è contro i rom, chi è a favore di Simone, chi sposta il fronte delle barricate a Casal Bruciato. Il mio amico Antonio su Strisciarossa ricorda che nel 1987 accadeva la stessa cosa sulle barricate a Villalba, lungo la via Tiburtina, paralizzata da decine di posti di blocco contro l’insediamento di un campo rom tra Setteville e l’Albuccione.:

Trentadue anni fa. La rabbia dei quartieri già allora dimenticati era esplosiva. Covava nel profondo, serpeggiava nel livore e nell’abitare difficile, disegnava le periferie, quei campi sterminati dell’abbandono, della fatica di vivere, dell’immondizia e del cemento a strappare via il verde, la campagna, l’idea di bene comune, il futuro.

La distruzione del tessuto sociale era in atto, avveniva nel silenzio della politica, quando non nella complicità di una politica che non aveva chiaro il contesto, che cominciava a rinchiudersi in un meccanismo autoreferenziale, in un dialogo sempre troppo ravvicinato col potere economico. E quel potere chiedeva distruzione in cambio di poco, di briciole di lavoro, di aria pestifera, di cementificazione sulle sorgenti delle Acque Albule. Tutto quello che c’era da perdere è stato perduto“.

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Porno vendetta ed educazione sentimentale

Trent’anni fa ci hanno messo in mano delle telecamere per farci tutti i film che volevamo, con delle comode cassette rivedibili col videoregistratore.

Poi ci hanno dato delle deliziose macchine fotografiche digitali con le quali scattare scattare scattare foto a migliaia senza bisogno di stamparle, scaricabili sul pc per farci giochini, ritocchi e varie. Continua a leggere

Roma e rom

Siamo alle solite: un centinaio di persone, secondo alcuni anche 200, sono scese in piazza per protestare contro il trasferimento di alcune decine di persone di etnia rom in una struttura d’accoglienza, a Roma, nel quartiere periferico di Torre Maura, noto per le vie dedicate agli uccelli. Continua a leggere

Cellulari e teatro

Oh tu, ometto sugli 80, che accendi il cellulare nel buio della sala, con l’attore sul palco che si sgola, perché lo fai? Aspetti forse un messaggio che non ti puoi permettere dei leggere una mezz’oretta più tardi? E tu, signora persa in mezzo alla platea, al tuo WhatsApp non potevi rispondere dopo? La notifica di Instagram non poteva aspettare?
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