In Dreams: Roy Orbison raccontato da Bob Dylan. Con tanto di playlist

circa 1958:  Rock 'n' roll legend, singer-songwriter Roy Orbison (1936 - 1988) otherwise known as 'The Big O' - relaxes with his guitar.  (Photo by Evening Standard/Getty Images)

circa 1958: Rock ‘n’ roll legend, singer-songwriter Roy Orbison (1936 – 1988) otherwise known as ‘The Big O’ – relaxes with his guitar. (Photo by Evening Standard/Getty Images)

Ero sempre alla ricerca di qualcosa alla radio. Era parte della colonna sonora della mia vita, come i treni e le campane. Mossi la sintonia avanti e indietro e la voce di Roy Orbison uscì dai minuscoli altoparlanti. Running Scared, la sua nuova canzone, esplose nella stanza. (…)

Orbison andava al di là di tutti i generi, folk, country, rock and roll e qualunque altra cosa. Mescolava tutti gli stili, compresi quelli che non erano ancora stati inventati. In un verso cantava veramente da cattivo, in quello dopo se ne usciva con un falsetto alla Frankie Valli.
Con Roy non si sapeva mai se stavi ascoltando del mariachi o un’opera lirica. teneva sulle spine. La sua era un’offerta di grasso e sangue. Sembrava che cantasse dalla cima del monte Olimpo ed era meglio starlo a sentire perché diceva sul serio. Una delle sue prime canzoni, Ooby Dooby, era ingannevolmente semplice, ma Roy aveva fatto progressi. Adesso cantava con un’estensione di tre o quattro ottave, roba da farti spingere la macchina giù per la scarpata e non pensarci più. Cantava come un professionista del crimine. Di solito cominciava su un registro basso, appena udibile. Per un po’ ci rimaneva, poi cominciava con i suoi stupefacenti istrionismi. La sua voce avrebbe dato la scossa a un cadavere. Si finiva col mormorare a se stessi: “Non ci posso credere”. Le sue erano canzoni dentro canzoni. Passavano dalla tonalità maggiore alla minore senza nessuna logica. Orbison era terribilmente serio, non c’era niente di adolescenziale in quello che faceva. Alla radio non c’era nessuno come lui. Io ascoltavo e aspettavo un’altra canzone, ma a paragone di Roy il resto dei programmi veniva dritto dalle terre della noia, roba flaccida, senza spina dorsale, fatta per chi non aveva un cervello.
(Bob Dylan, Chronicles, Vol. 1)

Dylan e Orbison saranno insieme nel supergruppo “Traveling Wilburys”, con loro George Harrison, Tom Petty e Jeff Lynne (ELO).

Qui c’è la playlist (imperdibile) che ho compilato, da cui si capisce che Dylan non esagerava per niente. Questi i pezzi:
Ooby Dooby
Uptown
Only The Lonely
Blue Angel
Running Scared
Crying
Candy Man
Dream Baby
In Dreams
Mean Woman Blues
It’s Over
Oh! Pretty Woman.

Daje.

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