Storie da bar/2

Lei entrò biondissima nel bar e tutti si zittirono.
Avanzò verso il bancone e ordinò da bere un Campari soda.
Lui le arrancò dietro tutto trafelato.
– Lei invece cosa prende? – Chiese il barista.
– Un tè – esalò lui in un soffio.
– Caldo? – chiese il barista, aggrottando le sopracciglia.
Lui annuì.

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Giorgio Marincola, l’eroe meticcio di Casal Bertone

Giorgio_Marincola«Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica… La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i Popoli del Mondo. Per questo combatto gli oppressori…»
(Giorgio Marincola, dai microfoni di Radio Baita, gennaio 1945)

Letto il testo virgolettato?
Sappiate che non si tratta della dichiarazione di un partigiano intervistato a guerra finita che spiega la sua idea di patria. Si tratta, invece, della trascrizione di quello che questo coraggioso ventiduenne di padre italiano e madre somala disse, dai microfoni di quella radio nazifascista, invece di leggere il messaggio che i nazisti che lo tenevano prigioniero volevano diffondere, per attirare in una trappola i suoi compagni partigiani del biellese. La trasmissione fu interrotta e per Giorgio furono botte da orbi, che non ne ridussero il furore antifascista.

Si parlava, ieri, passeggiando dentro a un bel corteo per la festa italiana del 25 aprile, di quelli che sono caduti all’ultimo minuto, quando ormai la guerra era alla fine. Marincola, liberato nel contesto della rotta nazista, a liberazione ormai realizzata, rifiutò di mettersi in salvo e prese le armi per partecipare alla liberazione del Trentino, ancora in mani naziste, finendo ucciso a Cavalese, scontrandosi con un reparto SS in ritirata che avrebbe compiuto l’ultima insensata strage nel territorio italiano.

Giorgio abitava a Via Cugia, a Casalbertone. Fu allievo di Pilo Albertelli, ucciso alle Fosse Ardeatine, e partecipò alla lotta di liberazione, da iscritto al Partito d’Azione, tra Roma, il viterbese, il biellese e, appunto, il Trentino, dando prova di coraggio e ricevendo la medaglia d’oro al valore militare alla memoria.

Qui se ne racconta la storia.
http://www.anpi.it/donne-e-uomini/386/giorgio-marincola

La donna ideale

Lei si alzava tutte le mattine alle 6, preparava il caffè, una spremuta d’arancia e tagliava una fetta della crostata che aveva fatto la sera prima, con le sue mani, con una delle  prelibate marmellate che confezionava esclusivamente per lui. Aggiungeva biscotti, frutta di stagione, dolci, yogurt, prosciutto cotto.

Lo svegliava portandogli a letto un vassoio con tutto quel ben di dio da mangiare, e lo lasciava tranquillo mentre faceva colazione, andando a preparargli il bagno. Continua a leggere La donna ideale

La sinossi del mio curriculum

La fantastica rospata di Michela Murgia a Matteo Salvini mi ha fatto venire l’idea di scrivere la sinossi del mio curriculum, che pubblicherò su LinkedIn e allegherò al mio CV che i cacciatori di teste cestinano con grande regolarità.
Hai visto mai si notasse qualcosa di interessante.

Comincerò elencando una serie di titoli: Alien, Paradise Alley, Moonraker, La grande rapina al treno, Rocky III sono alcuni dei film che ricordo di aver visto al cinema da spettatore non pagante, vendendo pop corn, bomboniere di gelato e patatine in giro per i cinema di Roma.

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Amore e yoga

Lui si guardò allo specchio e decise: basta con le maniglie dell’amore, basta con la pancia, basta con la ciccia. Da domani si fa sport.
Lei non aveva problemi di linea.
Lui andò al parco a correre. Partì convinto, con uno stile un po’ rimbalzante. Dopo due minuti si sentì avvampare la faccia, il fiato mozzo, le gambe che non girano.
Dopo un paio di tentativi capì che l’impresa non era facile.
Lei gli passò il volantino di una palestra. Continua a leggere Amore e yoga

Gli emigranti, adesso

Da sempre, le farfalle, le rondini e i fenicotteri volano fuggendo dal freddo, un anno dopo l’altro, e le balene nuotano alla ricerca di un altro mare e i salmoni e le trote alla ricerca dei loro fiumi. Loro viaggiano migliaia di miglia per i liberi cammini dell’aria e dell’acqua.
Non sono liberi, invece, i cammini dell’esodo umano.
In immense carovane, i fuggiaschi se ne vanno dalla vita impossibile.
Viaggiano dal sud verso nord e dal sole nascente verso ponente.
Gli hanno rubato il loro posto nel mondo. Sono stati spogliati dei loro lavori e delle loro terre. Molti fuggono dalle guerre, ma molti di più fuggono dai salari sterminati e dalle terre bruciate.
I naufraghi della globalizzazione vagano inventandosi cammini, desiderando una casa, bussando alle porte: le porte che si aprono, magicamente, al passaggio del denaro, a loro si chiudono in faccia. Alcuni riescono a infiltrarsi. Altri sono cadaveri che il mare consegna sulle coste proibite, o corpi senza nome che giacciono sotto terra nell’altro mondo dove volevano arrivare.
(Eduardo Galeano)

 

 

 

 

Storie da bar

– Un bicchiere di vermentino, per favore – disse lei.
– Lo preparo subito – rispose lui – si accomodi pure dove vuole.

Lei si girò intorno, poi si sedette nel tavolo alla destra del bancone, vicino allo specchio.

Lui si mise a preparare, con gesti plastici e un poco affettati, un piattino di stuzzichini da servire insieme al vino. Pescò un’oliva verde di Cerignola col cucchiaino e la sistemò in una ciotolina. Non gli sembrava adatta a lei, era carnosa ma piena di un’anima dura, con un osso da rosicchiare con fatica, di cui liberarsi con un po’ di fastidio. Saporita, poi, forse troppo, fino a sconfinare nel salato spiacevole. Continua a leggere Storie da bar

Semo gente de borgata

La discussione infuria, chi è contro i rom, chi è a favore di Simone, chi sposta il fronte delle barricate a Casal Bruciato. Il mio amico Antonio su Strisciarossa ricorda che nel 1987 accadeva la stessa cosa sulle barricate a Villalba, lungo la via Tiburtina, paralizzata da decine di posti di blocco contro l’insediamento di un campo rom tra Setteville e l’Albuccione.:

Trentadue anni fa. La rabbia dei quartieri già allora dimenticati era esplosiva. Covava nel profondo, serpeggiava nel livore e nell’abitare difficile, disegnava le periferie, quei campi sterminati dell’abbandono, della fatica di vivere, dell’immondizia e del cemento a strappare via il verde, la campagna, l’idea di bene comune, il futuro.

La distruzione del tessuto sociale era in atto, avveniva nel silenzio della politica, quando non nella complicità di una politica che non aveva chiaro il contesto, che cominciava a rinchiudersi in un meccanismo autoreferenziale, in un dialogo sempre troppo ravvicinato col potere economico. E quel potere chiedeva distruzione in cambio di poco, di briciole di lavoro, di aria pestifera, di cementificazione sulle sorgenti delle Acque Albule. Tutto quello che c’era da perdere è stato perduto“.

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Porno vendetta ed educazione sentimentale

Trent’anni fa ci hanno messo in mano delle telecamere per farci tutti i film che volevamo, con delle comode cassette rivedibili col videoregistratore.

Poi ci hanno dato delle deliziose macchine fotografiche digitali con le quali scattare scattare scattare foto a migliaia senza bisogno di stamparle, scaricabili sul pc per farci giochini, ritocchi e varie. Continua a leggere Porno vendetta ed educazione sentimentale

Dieci anni e un giorno fa, l’Aquila

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Chi si ricorda il centro storico de l’Aquila prima della scossa devastante di dieci anni fa?
3.32 di notte, quattro minuti prima dell’Amatrice, quasi lo stesso numero di morti, danni incalcolabili, la sensazione sgradevole e inquietante di non avere nessuna possibilità di controllare un evento devastante di quella portata. Continua a leggere Dieci anni e un giorno fa, l’Aquila