La Posta in gioco

La Cassa Integrazione è una bella rottura di coglioni. Se sei convinto di valere qualcosa sul lavoro ti fa cadere in depressione. Se il lavoro l’hai perso è come un marchio sulla pelle, una certificazione del morto vivente che sei, rifiuto del mondo del lavoro. Però ha qualche piccolo lato positivo: ogni tanto si riscuotono dei soldi, il che, con questi chiari di luna, non è da disprezzare. Continua a leggere La Posta in gioco

E così vorresti fare lo scrittore (disclaimer: post con amaro inutile strascico autobiografico)

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Se non ti esplode dentro a dispetto di tutto, non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere, 
non farlo.
se devi startene seduto per ore a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai per soldi o per fama,
non farlo.
se lo fai perchè vuoi delle donne nel letto,
non farlo.
se devi startene lì a scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.
se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.
non essere come tanti scrittori, non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori, non essere monotono e noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’autocompiacimento.
le biblioteche del mondo hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento, e se sei predestinato,
si farà da sè e continuerà finchè tu morirai o morirà in te.
non c’è altro modo.
e non c’è mai stato.
(Charles Bukowski)
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In Dreams: Roy Orbison raccontato da Bob Dylan. Con tanto di playlist

circa 1958:  Rock 'n' roll legend, singer-songwriter Roy Orbison (1936 - 1988) otherwise known as 'The Big O' - relaxes with his guitar.  (Photo by Evening Standard/Getty Images)
circa 1958: Rock ‘n’ roll legend, singer-songwriter Roy Orbison (1936 – 1988) otherwise known as ‘The Big O’ – relaxes with his guitar. (Photo by Evening Standard/Getty Images)

Ero sempre alla ricerca di qualcosa alla radio. Era parte della colonna sonora della mia vita, come i treni e le campane. Mossi la sintonia avanti e indietro e la voce di Roy Orbison uscì dai minuscoli altoparlanti. Running Scared, la sua nuova canzone, esplose nella stanza. (…)
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Charles Bukowski: Tutti grandi scrittori

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ronzio del citofono interno.
(Henry Mason) sollevò il ricevitore.
“c’è un certo signor Burkett, un certo James Burkett…”
“può dirgli che gli abbiamo rispedito i manoscritti? glieli abbiamo rispediti ieri per posta. ci spiace, eccetera.”
“ma insiste per vederla di persona.”
“non riesce a toglierselo dai piedi?”
“no”
“va beh, lo spedisca qui.”
un mucchio di maledetti estroversi. erano peggio dei rappresentanti di spazzole, erano peggio di… Continua a leggere Charles Bukowski: Tutti grandi scrittori

Tram (Tranve, 12, 19, 14, 30, circolare)

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Quando caricava le batterie il tram faceva un rumore caratteristico che da ragazzini cercavamo di imitare, ma non ci riuscivamo. Erano rumori soffusi, non come quelli del bus, che erano scoppi  di motori e sbuffi di marmitte, fischi di freni e grattate di freno a mano.
Il tram, da fermo, faceva questo rumorino, come di qualcosa che gira su se stessa e si svolge e si riavvolge, come di archetto che struscia sulle corde e le libera, poi, quando marcia. E il suono della campana al posto del clacson, quel clang metallico, e lo sferragliare delle ruote e dei freni sulle rotaie, più lo sfrigolio delle scintille del pantografo sui fili della corrente. Continua a leggere Tram (Tranve, 12, 19, 14, 30, circolare)

Sul prato verde reloaded/Alessandro Nesta

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Più di ogni altro grande prodotto del vivaio, Alessandro Nesta ha rappresentato l’immagine ideale del calciatore laziale. Romano, dotato di gran fisico e di classe limpida, in grado di disimpegnarsi in ogni ruolo difensivo con precisione, lucidità e freddezza, veloce, forte di testa e inarrivabile nell’anticipo, perfetto nel tackle, dotato di ottima tecnica, corretto all’inverosimile. Alto, bello, simpatico, intelligente, gentile, misurato, sportivo, e potremmo andare avanti per giorni, perché per noi laziali Nesta è stato la sintesi di tutte le virtù: il figlio prediletto, il compagno di giochi, il fidanzato ideale, l’uomo-copertina. Un raro caso di difensore su cui l’attaccante era costretto a commettere fallo. Si ricordano sue prestazioni mostruose, frustranti per gli attaccanti avversari. E scrosciavano gli applausi, su tutti i campi. Continua a leggere Sul prato verde reloaded/Alessandro Nesta

Best 500 songs ever #3: Charlie Gillett 1964/65

Continua la selezione delle canzoni che potrebbero entrare nella mia personale top 500 di tutti i tempi.
Qui la playlist per ascoltarle tutte. La selezione di oggi è tratta (con molti rimaneggiamenti) dalla playlist di Charlie Gillett su The Sound of the City, relativa agli anni 1964/65. Ecco:

Manfred Mann – Do Wah diddy diddy (1964)
Searchers – Needles and pins (1964)
Beach Boys – I get around (1964)
The Animals – House of the rising sun (1964)
The Beatles – A hard day’s night (1964)
The Kinks – You really got me (1964)
Martha Reeves and the Vandellas – Dancing in the street (1964)
The Supremes – Where did our love go? (1964)
Roy Orbison – Pretty woman (1964)
Them – Baby please don’t go (1965)
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Cimbelino

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(Dall’archivio del critico Eupremio Spinozza)

Dall’inviato
Eupremio Spinozza
Sette minuti di applausi scroscianti, fiori come piovesse e anche un paio di ricotte fresche per la bella Tatiana (vedi foto) che spopola nei panni di Imogene: questi i numeri dello straordinario successo del Cimbelino rappresentato in anteprima al Globe Theatre di Colle San Giovanni Scalo dalla compagnia di Marcello Crosta.

Dopo le succose anteprime piccanti circolate per il Cicolano nel fine settimana, finalmente sulla scena: Tatiana, per quanto bona, è tutta vestita, per la delusione del pubblico e dell’attor giovane Gaetano Mazzaferrata, che, strappata la parte di Postumo Leonato, sperava di poter leoninamente approfittare delle slave abbondanze della protagonista. Continua a leggere Cimbelino

Siamo i più razzisti d’Europa, ma anche un po’ troppo antirazzisti

Su Repubblica cartaceo di oggi la sociologa Chiara Saraceno commenta il sondaggio di Pew Research di cui parlavo una decina di giorni fa (verrebbe da dire che stanno sulla notizia, ma glissons). Continua a leggere Siamo i più razzisti d’Europa, ma anche un po’ troppo antirazzisti

I 30 anni di Quelli della Notte: Arbore da Fazio, cronache del riflusso

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Fabio Fazio ha ospitato Renzo Arbore nel suo salottino del sabato sera, insieme a Gramellini, con Fabio Volo collegato da Nuova York come Ruggero Orlando, e già m’immagino la svenata che sarà costato il satellite per sentire quelle quattro cazz… ehm, simpatiche battute. Il vecchio leone si è portato dietro una coppia di fantasisti: Maurizio Ferrini e Nino Frassica. Mattatori. La trasmissione è filata via leggera, dimostrando, prove schiaccianti alla mano, quanta distanza ci sia oggi da quel picco qualitativo di intrattenimento televisivo. Continua a leggere I 30 anni di Quelli della Notte: Arbore da Fazio, cronache del riflusso