Corrispondenze vere: calciomercato

Toto_Peppino_e_la_Malafemmina

da: giuseppedimarco@minkiachefootball.com
a: postpank@squadradicalcioprofessionisticachenonesistepiù.it

SALVE  MI PRESENTO MI CHIAMO GIUSEPPE DI MARCO NON CHE’ MANAGER SPORTIV O E  COLLABBORATORE DI PASQUALE ROTUNDO agente fifa CONOSCIUTO A LIVELLO INTERNAZIONALE CHE NAZIONALE.

oggi la contatto  perche’  , vi vorrei proporre dei miei giocatori  momentaneamente svincolati ,e per voi senza obbligo di riscatto da parte mia . Vorrei che visionaste i  miei ragazzi    se e’ possibile ottimi giocatori provenienti da diverse categorie ,e  referenze tecniche   ottime.giocatori professionisti..

oggi le scrivo con molta umilta’, e tanta determinazione a visionare   alcuni  dei mie giocatori .

marcellino scapolo 90 cc
rafael beccafurnelli 90 cc /offensivo
mirko lo prete
gioacchino bidello esterno /terzino
igor collesanto /96

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Ricominciamo?

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Prima cosa: IO NUN HO STRILLATO.
Ma che Te stai a inventà?
Ma che sei diventata delicatina tutto insieme?
IO NUN HO STRILLATO!
Primo. E poi mica stavo a dì a Te. Nun ce l’avevo co’ Te!
Come allora co chi ce l’avevo?
Ce l’avevo con me stesso e col mondo.
Porco mondo, sì, embè, perché nun se po’ strillà?
Nun se po’ smadonnà?
Mo’ bestemmio! Guarda un po’!
Apro la finestra e me metto a bestemmià! A squarciagola!
Ahò, e me pieranno pe’ matto, e che te devo da fà. Continua a leggere Ricominciamo?

Roma sono io

Non abito più a Roma dal 2007, ma mi sento più romano di prima, essendo nato e cresciuto nella periferia del quadrante est, una delle più zozze in questa fase luridona. Il problema della mondezza non nasce oggi. Non si tratta di un fungone porcinone che vai a letto e non c’è e la mattina dopo ti osserva dalla finestra del terzo piano, in tutta la sua enormità. Continua a leggere Roma sono io

Vizio di forma

joaquin-phoenix-sugli-scudi

L’afa ha un po’ mollato la presa, ma ci abbiamo preso gusto col cinema rinfrescante, così continuiamo a trascinare gli stracchi calcagni sul ghiaino del forte mediceo e a poggiare le terga sulle orrende sedie di plastica, che regalano sudate copiose e subdoli mal di schiena. C’è sempre un bel po’ di gente e anche stavolta, che il titolo è ostico, vista la fama di Pynchon e nonostante Paul Thomas Anderson, che da solo ti dovrebbe far staccare le chiappe dalla sedia.  Continua a leggere Vizio di forma

Io so

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo”, sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il ’68 non è poi così difficile.

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La poesia che non ho scritto

Ecco la poesia che volevo scrivere
prima, ma non l’ho scritta
perché ti ho sentita muoverti.
Stavo ripensando
a quella prima mattina a Zurigo.
Quando ci siamo svegliati prima dell’alba.
Per un attimo disorientati. Ma poi siamo
usciti sul balcone che dominava
il fiume e la città vecchia.
E siamo rimasti lì senza parlare.
Nudi. A osservare il cielo schiarirsi.
Così felici ed emozionati. Come se
fossimo stati messi lì
proprio in quel momento.
(Raymond Carver)

E’ rivoluzione, è social

Il temporale s’è portato via la calura. La schiuma bianca che scorreva giù per la discesa sull’asfalto rappresentava dieci gradi dieci liquefatti, ora tutto sta a far calare anche la temperatura in casa, visto che fuori si gode. Mentre bevo un succo tropicale abbastanza cattivo scrollo la timeline di facebook e faccio lo slalom tra i meme che in tanti condividono.  Continua a leggere E’ rivoluzione, è social

Caldo

Death-Valley-National-Park-California

Le dita si attaccano alla tastiera, sudate. La testa non trova uno sprazzo di lucidità. E’ caldo e non smette mai. Tutti si lamentano. Forse non hanno ragione: c’è la faccenda della resilienza, e certamente ci siamo già  adattati, visto che la canicola va avanti da un mese. Ma ci incalzano implacabili i telegiornali.

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L’inferno del call center

C’è stata un’età aurea in cui il servizio clienti era austero e parco, quando esisteva.
Di qualunque cosa tu avessi bisogno, prendevi il telefono e chiamavi un interlocutore. Prima, ti eri procurato il numero, facendotelo dare da qualcuno, o cercandolo sui morbidi fogli dell’elenco telefonico, o delle pagine gialle, che erano utilissimi: dopo aver servito l’utente per un anno venivano da alcuni trasformati in carta igienica, utile a ricordare la durezza di tempi in cui si era felici con poco, ma anche la popolarità di un servizio elementare, essenziale, utile a tutti. Continua a leggere L’inferno del call center

La tua voce

Accendevi un’Esportazione, pacchetto verde col veliero. Senza filtro.
Scrivevi, ma non ricordo come.
Avevi un sorriso a bocca chiusa.
Quando ridevi scoprivi i denti, e ti si modellavano delle pieghe sul viso.
Avevi vertigini ai capelli.
Guidavi bene. Stavi fuori diciotto ore al giorno. Prendevi le anguille. Bevevi le uova. Aiutavi i trebbiatori. Eri vivo. Fiducioso nella fortuna, che ti ha tradito.
Se solo potessi ricordare la tua voce…