Imprevisti

Lui parcheggiò la macchina
e rimase seduto nell’ombra
aspettando un’occasione.
Lei uscì dal portone
e si avviò verso il buio
gambe lunghe e sottili
di fenicottero,
vestite di calze chiare
coperte, poco,
da una gonna stretta
e corta. Tacchi alti
ne accorciavano il passo
scandito dall’eco
della strada deserta.
Lui sentì come una scarica
scese felino dalla macchina
e cominciò a seguirla.
Prima da lontano,
lato opposto della strada
poi avvicinandosi
sempre più spavaldo
mentre lei accelerava
la frequenza del passo,
girandosi a guardare,
misurando una distanza
sempre più corta.
Si avvicinava affannata
all’entrata del parco,
scura e solitaria,
immersa nel fitto
della macchia mediterranea.
Lui sentiva l’adrenalina
scorrergli nelle vene.
Lei si voltò
e cominciò a correre
nessun posto dove andare
lui allungò il passo
e con falcata sicura
la guardò entrare nel buio
pregustando il momento
del contatto.
La trovò, ansimante,
nel buio, una pistola in mano,
un ghigno in volto.
I soldi, merlo!
Orologio e telefono
e chiavi della Golf
dove t’eri appostato.
Forza!
Intascò portafogli,
telefono e chiavi
nel giubbottino corto
e lo richiuse su una
scollatura da sogno.
Lui sentì di nuovo la scarica
mentre lei si allontanava,
ridendo ed esortandolo:
adesso denunciami,
mandrillo.

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