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Fuori i nazisti, dallo stadio e dal mondo

22687826_10155821340724621_3731873390080818857_nChi frequenta gli stadi sa in quale schifo ci costringono a fruire di spazi pubblici quelli che hanno consentito a questa feccia di riempirsi la bocca alla luce del sole con questi slogan allucinanti, vomitati dalla fogna della storia.

Sono più di 25 anni che si va avanti così e ogni tanto fuoriesce questo fiume carsico di liquame putrido, soprattutto quando qualcuno si ricorda di sbattere il tifoso in prima pagina per ragioni di campanile.

In realtà c’è chi inascoltato ha denunciato per tempo, forte e chiaro, tutto il lavoro fatto dai neonazisti negli stadi, l’occupazione degli spazi, il proselitismo, la creazione di un modello di riferimento che lì dentro ha attecchito facilmente, complice l’assenza di controllo e l’incoraggiamento della creazione di una zona franca in cui tutto è concesso, in cui se ti picchiano te la sei cercata, in cui si può delinquere liberamente.

La deriva che produce gli adesivi di Anna Frank è in atto da anni, qualcuno stupidamente ha pensato di confinarla negli stadi e quella negli stadi si è alimentata, è cresciuta, ne è sortita e ha innervato la società col suo non-pensiero aberrante e con la riproposizione di modelli che sono l’incubo di un passato troppo recente che torna a togliere il sonno a chi sa che non si può dimenticare.

Da fenomeno da stadio il neonazi è uscito nelle strade, ogni giorno avanza di un passo e rivendica spazi che mai e poi mai una società con i giusti anticorpi gli dovrebbe concedere.

Ri-Sorge oggi alla ribalta delle cronache per un giochetto schifoso che va avanti da anni tra le due tifoserie romane, infestate da neonazisti che si danno dell’ebreo a vicenda. Lo stesso accade a Torino, a Milano, a Napoli, a Verona, a Bologna, a Bari, ad Ascoli, in tutti i posti dove si lascia che le fogne debordino, e sappiamo bene che le tifoserie infestate da questa canaglia hanno ramificazioni internazionali, sono legate tra loro, esistono in Italia, in Spagna, in Francia, in Germania, in Polonia, in Inghilterra, in Bulgaria, ovunque.

Nessuno muove un dito, salvo che per stigmatizzare tifoserie intere, fatte di persone normali che vivono, lavorano e votano ciascuno secondo la propria coscienza tutto l’immeritevole arco parlamentare, oppure ne stanno fuori.

Lo fanno in modo tanto miope e asimmetrico da far pensare che sia solo un atteggiamento semplicemente, stupidamente tifoso.

Anna Frank è solo un nuovo episodio di una storia che non finisce ma si alimenta come un incendio di sterpi dimenticato lì, ché tanto che danni pensi possa fare?

Se siamo dove siamo non possiamo meravigliarci, né possiamo pensare di fare una bella fine.

Il derby a Roma, fuori dal campo

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Lunedì sera il campo ha detto la sua verità: la Roma ha vinto 2-1 e si è aggiudicata il secondo posto in campionato, la Lazio dovrà resistere al Napoli se vorrà conservare il terzo. Facile, no? In meno di due righe si fa cronaca. Le complicazioni stanno tutte fuori dal campo, oppure, vista la discussione all’ordine del giorno, nei gesti “da tifosi” che i calciatori fanno. Continua a leggere

Lotito premiato, Pallotta contestato

Mentre tra Pallotta e gli Ultras scoppia la guerra, a Lotito viene assegnato il premio Football Leader 2015, come “dirigente sportivo che si e’ particolarmente distinto nell’oculata, corretta, virtuosa e innovativa gestione economica di un club calcistico, in ossequio alle nuove e vigenti regole del fair play finanziario, elevandosi a modello di riferimento per il panorama sportivo europeo”. Va detto che Lotito precede Pallotta, oggi giustamente sostenuto dalla stampa nella crociata contro la teppaglia, di parecchi anni, visto che la guerra agli ultras biancocelesti va avanti, con più o meno intensità, da dieci anni. Tutti e due seguono la scia di Chiampan, presidente del verona scudettato che fu il primo a battersi contro gli eccessi della sua curva, con risultati pessimi. Quanto a Lotito, gli si nega la paternità della lotta agli ultras un po’ perché la si vede come una normale contestazione (chi ne ha seguito l’evoluzione storica sa che così non è, in origine), un po’ per dispetto, visti i rapporti tesi con la stampa, che non di rado è condizionata anche dalla forza della curva, quando si tratta di prendere partito. Una lotta sacrosanta, nella quale i due presidenti romani dovrebbero cercare di sostenersi a vicenda. Ma la questione rimane di ordine pubblico: non sono le società, parte lesa, a dover bonificare lo stadio dai violenti e dai delinquenti comuni che lo infestano da decenni.

La Barcaccia sfregiata. Il giorno dopo

Alcune pacate considerazioni all’indomani della messa a ferro e fuoco di Piazza di Spagna da parte di alcuni “tifosi” del Feyenoord.

1) I tifosi facinorosi del Feyenoord sono conosciuti da decenni in tutta Europa. Tra i più pericolosi, al di là della connotazione politica, comune a quasi tutte le torme di vandali che seguono le squadre di calcio. Nazisti anche in contrapposizione al tradizionale legame tra l’Ajax e la comunità ebraica locale;

2) Le forze dell’ordine romane hanno una lunga esperienza in merito, perché a Roma ci sono parti delle tifoserie di Roma e Lazio abituate agli scontri con la Polizia, entrambe della stessa matrice politica. Malgrado questo Roma ricorda una lunga scia di avvenimenti violenti apparentemente tollerati senza prevenire né intervenire efficacemente, dal derby sospeso alle aggressioni alle tifoserie straniere in Campo dé Fiori, all’ordine pubblico carente nei dintorni dello stadio, con gente normale aggredita e picchiata impunemente dai facinorosi in molte occasioni, all’assalto ai commissariati e al CONI nel giorno dell’uccisione di Gabriele Sandri, fino all’omicidio da parte di un ultras romanista nazista del tifoso napoletano Ciro Esposito la scorsa primavera, mentre Genny ‘a Carogna “garantiva” la regolare esecuzione della finale di Coppa Italia, impartendo con gesti plateali gli “ordini” alla curva napoletana. Fatti accaduti in giorni in cui l’allerta doveva essere massima. Come ieri.

3) Le stesse forze dell’ordine sembrano più determinate a reagire efficacemente in occasione di manifestazioni tipo quella dei terremotati dell’Aquila di qualche anno fa, o in molte occasioni in cui cortei di manifestanti sono stati governati con le cariche. Ultimo quello denunciato da Landini (FIOM) qualche mese fa. Questo forse dipende da una maggiore “certezza” sulle istruzioni da seguire nel governare l’ordine pubblico, ma la questione resta.

4) Da decenni chi si reca allo stadio per assistere a una partita di calcio si priva delle normali tutele che spettano a ogni cittadino in qualunque altro luogo della Repubblica. Ci sono migliaia di episodi documentati che dimostrano che alcuni reati contro la persona e contro il patrimonio compiuti allo stadio non sono puniti.

5) In questi casi ci si chiede, spesso, a chi convenga tollerare tutto questo. Il fatto che i teppisti in azione fossero olandesi cambia l’ottica delle cose, perché a doversi giustificare dovrebbero essere le autorità olandesi, che lasciano a piede libero questa marmaglia. Sembra evidente, visti anche i fatti accaduti a Parigi, dove i teppisti in azione erano i tifosi del Chelsea, vecchie conoscenze legate alla solita area neonazista, che gestire il problema non sia così semplice nemmeno altrove. Questo se non ci consola ci rassicura su un fatto: non saremo un Paese normale, ma certe cose accadono pure in posti ritenuti parecchio più “avanti”. Almeno questo.