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Linea 110/III

Dopo che l’autista aveva girato una manopola
i nomi delle destinazioni prendevano a ruotare
in avanzamento veloce sul riquadro e tutto

s’animava. I passeggeri
s’accalcavano sul cordolo come turbate cornacchie
intorno ai loro nidi, tutti in movimento

eppure indecisi. A quel punto il controllore
che dettava legge nella stazione dei bus e i bus
divideva e convogliava ognuno

chiamando non le località ma i numeri di linea,
e così ci si disperdeva come da istruzioni, io
verso la 110, Cookstown via Toome e Magherafelt.

(Seamus Heaney/continua)

Route 110/III

Once the driver wound a little handle
The destination names began to roll
Fast-forward in their panel, and everything

Came to life. passengers
Flocked to the kerb like agitated rooks
Around a rookery, all go

But undecided. At which point the inspector
Who ruled the roost in bus station and bus
Separated and directed everybody

By calling not the names but the route numbers,
And so we scattered as instructed, me
For Route 110, Cookstown via Toome and Magherafelt.

Linea 110/I
Linea 110/II

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Linea 110/II

Di sabato al mercato di Smithfield. Il negozio di animali
fetido di sterco nelle gabbiette dei conigli,
melodioso di canarini, verdi e dorati,

ma muto ora come il lago Averno senza uccelli.
M’affrettai, cercavo scorciatoie per raggiungere il bus,
scansavo la calca con il mio Virgilio in borsa,

oltre bancarelle, montanti di bancarelle con in mostra
cartelle di tela, cartine, stampe, targhe di gesso,
spolverini di piuma, fiori artificiali,

poi rastrelliere di vestiti e cappotti che ondeggiavano
quando se ne tirava via uno dalla gremita intelaiatura
come le ombre dei loro proprietari, stipate sulla chiatta di Caronte.

(Seamus Heaney/continua)
Linea 110/I
Route 110/II

Smithfield Market Saturdays. The pet shop
Fetid with droppings in the rabbit cages,
Melodious with canaries, green and gold,

But silent now as birdless Lake Avernus, 
I hurried on, shortcutting to the buses, 
Parrying the crush with my bagged Virgil,

Past booths and the jambs of booths with their displays
Of canvas schoolbags, maps, prints, plaster plaques,
Feather dusters, artificial flowers,

Then racks of suits and overcoats that swayed
When one was tugged from its overcrowede frame
Like their owners’ shades close-packed on Charon’s barge.

(Seamus Heaney/continua)
Route 110/I

Linea 110/I

Grembiule abbottonato sul davanti, macchiato –
marroncino liso guarnito con profilo cremisi –
esce dal reparto Classici verso il corridoio

odora di marcio legno secco e disinfettante
quando emerge assorta a contare monete,
sguardo in avanti, mano destra al lavoro

dentro la lasca apertura marsupiale
della tasca per il resto, riflettendo su quanto chiedermi
per una copia usata dell’Eneide libro VI.

Alito polveroso smosso nel cubicolo bocca
che inalo mentre fa scivolare il mio acquisto
in una busta di carta marrone dall’orlo a riccio.

(Seamus Heaney/continua)

In a stained front-buttoned shopcoat –
Sere brown piped with crimson –
Out of the Classics bay into an isle

Smelling of dry rot and disinfectant
She emerges, absorbed in her coin-count,
Eyes front, right hand at work

In the slack marsupial vent
Of her change-pocket, thinking what to charge
For a used copy of Aeneid VI.

Dustbreath bestirred in the cubicle mouth
I inhaled as the slid my purchase
Into a deckle-edged brown paper bag.