Etichettato: poesia

Nanni Balestrini, poeta (1935/2019)

LA SIGNORINA RICHMOND RACCOGLIE INFORMAZIONI SULLA CERCHIA DEI PRETENDENTI

Perché i lavoratori della testa
non sono per la rivoluzione
domandò la signorina Richmond
perché di fronte alla rivoluzione 

hanno paura che una cosa
dicono come potrebbe il fiore
in questo sistema di merda
che produce miseria Continua a leggere

Dimmi buona fortuna

una ragnatela fresca
che si gonfia
come uno spinnaker
sulla finestra aperta
ed eccolo qui
il piccolo capitano
che naviga
su un filo di latte
dimmi buona fortuna
ammiraglio
non ho mai finito niente
alla lunga
(Leonard Cohen)

Lode della cattiva considerazione di sé

La poiana non ha nulla da rimproverarsi.
Gli scrupoli sono estranei alla pantera nera.
I piranha non dubitano della bontà
delle proprie azioni.
Il serpente a sonagli si accetta senza riserve.

Uno sciacallo autocritico non esiste.
La locusta, l’alligatore, la trichina e il tafano
vivono come vivono e ne sono contenti.

Il cuore dell’orca pesa cento chili
ma sotto un altro aspetto è leggero.

Non c’è nulla di più animale
della coscienza pulita
sul terzo pianeta del Sole.

(Wislawa Szymborska)

L’inquietudine della bestia/66

abbiamo corso
piegati umiliati
disastrati senza petto
la pancia a toccare per terra
abbiamo strusciato la faccia sul muro
bevuto la morte
visto bambini scavati
la pelle che tremava
abbiamo galoppato feroci
verso l’oro dei grandi
perché nelle mani
non si reggevano i pugni
e c’era un sorriso immaginato
nel nostro futuro
poi ci siamo seduti:
i letti si muovevano sotto
come serpi tagliate
Dormire era solo un rasoio
il cuore lo spaccava a metà
la vita ha tuonato
in un attimo siamo invecchiati
abbiamo soffiato via i nostri nomi
ci siamo spogliati
perché fossimo solo
di pelle animale
adesso sappiamo
che per correre bisogna sapersi fermare
ed essere terra pronta a morire o cambiare
ed essere questo dio che non ha più nome
che anche lui s’è denudato
che anche lui s’è ferito
che anche lui s’è scorticato il capo

(Ilaria Drago, L’inquietudine della bestia, Edizioni Nemapress)

Ti ho sempre soltanto veduta

Ti ho sempre soltanto veduta,
senza parlarti mai,
nei tuoi momenti più belli,
Ma ho l’anima ormai tanto tesa,
schiantata dalla tua figura,
che non trovo più pace
al suo brivido atroce.
E non posso parlarti,
nemmeno avvicinarmi,
ché cadrebbero tutti i miei sogni.
Oh se tale è il tremore orribile
che ho nell’anima questa notte,
e non ti conoscerò mai,
che cosa diverrebbe il mio povero cuore
sotto l’urto del sangue,
alla sublimità di te?
Se ora mi par di morire,
che vertigine folle,
che palpiti moribondi,
che urli di voluttà e di languore
mi darebbe la tua realtà?
Ma io non posso parlarti,
e nemmeno avvicinarmi:
nei tuoi istanti più belli
ti ho sempre soltanto veduta,
sempre soltanto sognata.

(Cesare Pavese)

Poesia poco originale della paura

O poema pouco original do medo

La paura avrà tutto
O medo vai ter tudo
gambe
pernas
ambulanze
ambulancias
e il lusso blindato
e o luxo blindado
di alcune automobili
de alguns automoveis

Avrà occhi dove nessuno possa vederli
Vai ter olhos onde ninguén os veja
caute manine
maozinhas cautelosas
trame quasi innocenti
enredos quase inocentes
orecchie non solo alle pareti
ouvidos nao so nas paredes
ma anche sul pavimento
mas também no chao
sul soffitto
no tecto
nel brontolio delle fogne
no murmurio dos esgotos
o forse perfino (cautela!)
e talvez até (cautela!)
orecchie nelle tue orecchie
ouvidos nos teus ouvidos

La paura avrà tutto
O medo vai ter tudo
fantasmi all’Opera
fantasmas na opera
sedute continuate di spiritismo
sessoes continuas de espiritismo
miracoli
milagres
cortei
cortejos
frasi coraggiose
frases corajosas
signorine esemplari
meninas exemplares
stabili monti di pietà
seguras casas de penhor
maliziose case d’appuntamento
maliciosas casas de passe
conferenze varie
conferencias varias
congressi molti
congressos muitos
ottimi impieghi
optimos empregos
poesie originali
poemas originais
e poesie come questa
e poemas como este
progetti osceni al massimo
projectos altamente porcos
eroi
herois
(la paura avrà eroi!)
(o medo vai ter herois!)
sarte reali e irreali
costureiras reais e irreais
operai
operarios
(così così)
(assim assim)
scribacchini
escriturarios
(molti)
    (muitos)
intellettuali
intelectuais
(quelli che sappiamo)
  (o que se sabe)
la tua voce forse
a tua voz talvez
forse la mia
talvez a minha
sicuramente la loro
com certeza a deles

Avrà capitali
Vai ter capitais
paesi
paises
sospetti come tutti
suspeitas como toda a gente
moltissimi amici
muitissimos amigos
baci
beijos
terrei innamorati
namorados esverdeados
amanti silenziosi
amantes silenciosos
ardenti
ardentes
e angosciati
e angustiados

Ah la paura avrà tutto
Ah o medo va ter tudo
tutto
tudo

(Penso a ciò che la paura avrà
(penso no que o medo vai ter
e ho paura
e tenho medo
il che è per l’appunto
que é justamente
quello che la paura desidera)
o que o medo quer)

La paura avrà tutto
O medo vai ter tudo
quasi tutto
quase tudo
e ciascuno per conto suo
e cada um por seu caminho
dovremo diventare tutti
havemos todos de chegar
quasi tutti
quase todos
topi
a ratos


Sim
topi
a ratos

Alexandre O’Neill – 1952

Linea 110/III

Dopo che l’autista aveva girato una manopola
i nomi delle destinazioni prendevano a ruotare
in avanzamento veloce sul riquadro e tutto

s’animava. I passeggeri
s’accalcavano sul cordolo come turbate cornacchie
intorno ai loro nidi, tutti in movimento

eppure indecisi. A quel punto il controllore
che dettava legge nella stazione dei bus e i bus
divideva e convogliava ognuno

chiamando non le località ma i numeri di linea,
e così ci si disperdeva come da istruzioni, io
verso la 110, Cookstown via Toome e Magherafelt.

(Seamus Heaney/continua)

Route 110/III

Once the driver wound a little handle
The destination names began to roll
Fast-forward in their panel, and everything

Came to life. passengers
Flocked to the kerb like agitated rooks
Around a rookery, all go

But undecided. At which point the inspector
Who ruled the roost in bus station and bus
Separated and directed everybody

By calling not the names but the route numbers,
And so we scattered as instructed, me
For Route 110, Cookstown via Toome and Magherafelt.

Linea 110/I
Linea 110/II

Linea 110/II

Di sabato al mercato di Smithfield. Il negozio di animali
fetido di sterco nelle gabbiette dei conigli,
melodioso di canarini, verdi e dorati,

ma muto ora come il lago Averno senza uccelli.
M’affrettai, cercavo scorciatoie per raggiungere il bus,
scansavo la calca con il mio Virgilio in borsa,

oltre bancarelle, montanti di bancarelle con in mostra
cartelle di tela, cartine, stampe, targhe di gesso,
spolverini di piuma, fiori artificiali,

poi rastrelliere di vestiti e cappotti che ondeggiavano
quando se ne tirava via uno dalla gremita intelaiatura
come le ombre dei loro proprietari, stipate sulla chiatta di Caronte.

(Seamus Heaney/continua)
Linea 110/I
Route 110/II

Smithfield Market Saturdays. The pet shop
Fetid with droppings in the rabbit cages,
Melodious with canaries, green and gold,

But silent now as birdless Lake Avernus, 
I hurried on, shortcutting to the buses, 
Parrying the crush with my bagged Virgil,

Past booths and the jambs of booths with their displays
Of canvas schoolbags, maps, prints, plaster plaques,
Feather dusters, artificial flowers,

Then racks of suits and overcoats that swayed
When one was tugged from its overcrowede frame
Like their owners’ shades close-packed on Charon’s barge.

(Seamus Heaney/continua)
Route 110/I

Linea 110/I

Grembiule abbottonato sul davanti, macchiato –
marroncino liso guarnito con profilo cremisi –
esce dal reparto Classici verso il corridoio

odora di marcio legno secco e disinfettante
quando emerge assorta a contare monete,
sguardo in avanti, mano destra al lavoro

dentro la lasca apertura marsupiale
della tasca per il resto, riflettendo su quanto chiedermi
per una copia usata dell’Eneide libro VI.

Alito polveroso smosso nel cubicolo bocca
che inalo mentre fa scivolare il mio acquisto
in una busta di carta marrone dall’orlo a riccio.

(Seamus Heaney/continua)

In a stained front-buttoned shopcoat –
Sere brown piped with crimson –
Out of the Classics bay into an isle

Smelling of dry rot and disinfectant
She emerges, absorbed in her coin-count,
Eyes front, right hand at work

In the slack marsupial vent
Of her change-pocket, thinking what to charge
For a used copy of Aeneid VI.

Dustbreath bestirred in the cubicle mouth
I inhaled as the slid my purchase
Into a deckle-edged brown paper bag.

 

Dolore

Mi sono svegliato presto, stamattina, e dal letto
ho guardato lontano nello Stretto e ho visto
una barchetta traversare le acque agitate
con una sola luce accesa. Mi sono ricordato
di un mio amico che era solito chiamare
a gran voce la moglie morta dalla cima dei colli
attorno a Perugia. Che ha continuato a mettere un piatto
in tavola anche per lei per molto tempo dopo che
non c’era più. E apriva le finestre
per farle godere l’aria fresca. Queste manifestazioni
le trovavo imbarazzanti. Al pari degli altri suoi
amici. Non riuscivo a capirle.
Fino a stamattina.

(Raymond Carver)