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Realtà e finzione

Ho un doppio problema con la rappresentazione della realtà. Guardavo, giorni fa, il film che racconta la storia di una finale epocale tra i due campioni a Wimbledon e, per quanto il film non fosse brutto, trovavo assurdo guardare due attori che facevano finta di giocare a tennis come due campioni, con inquadrature sghembe e smozzicate che sono servite a far finta che si trattasse di gioco vero.

Non sono mai stato un appassionato di tennis ma li ho visti giocare, e niente vale a raccontare quella storia come le immagini vere. Per narrare due retroscena sulla vita di Bjorn (il film è Borgcentrico di brutto, essendo prodotto perlopiù svedese) si perde tutto il bello del gioco, che era esaltante. Un documentario avrebbe fatto molto meglio, invece di filtrare la realtà ci saremmo abbeverati alla fonte.

L’altro problema, al contrario, ce l’ho quando guardo film o serie che si sviluppano pretendendo siano sostenibili situazioni palesemente scollate dalla realtà. Odio certi temi abborracciati e certe incoerenze, ma poi mi ricordo che si tratta di film e che non devono per forza raccontare storie vere o verosimili. Per quelle c’è, appunto, la realtà. Il film potrebbe raccontare il sogno, o l’incubo, di chi lo ha scritto, che lo vive in proprio o lo fa vivere a dei personaggi, magari sognando di fare cose, o spaventandosi, o immaginando, creando, sentendosi dio

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