Etichettato: internet

Il vizio del blog, le blogosfere/pollaio (per esempio, Siena), il self publishing, la fiera della vanità. Zibaldoni gratis per penne incontinenti

I miei 50 lettori sono dei santi.
Gli altri, quelli che vedono passare le notifiche dei miei post sui social sospirando, dei benemeriti.
Ma perché tenere un blog nel 2019? Non sono attrezzi antiquati passati di moda?
Non lo so. Credo si tratti di una forma meno spinta del self publishing, che implica che tu consideri quello che hai scritto degno di essere stampato su un libro.
Il che è una cosa impegnativa. Continua a leggere

Com’è nata l’aggressività social

(Disclaimer: questo post gronda puzza sotto al naso di utente internet anteriore all’anno 2000)

Una volta qui era tutta campagna. In quel tempo, in qualche casa c’erano quelli col modem 14.4 che, attaccati al telefono, si collegavano a internet e leggevano le notizie di atletica su usenet. Stavano lì appiccicati alle BBS, usavano Mosaic, poi Netscape, Eudora per la mail e il notepad per creare ipertesti usando l’html.

Era in vigore, allora, un codice di comportamento nei luoghi della discussione collettiva, che si chiamava netiquette. Fissava alcuni punti (seguire il link per leggerli) che erano regole universalmente applicate agli ambienti condivisi su internet, che riguardavano sia il contegno da seguire nelle discussioni sia i comportamenti corretti da tenere sulla rete.

E’ passato tanto tempo, i modem sono passati velocemente da 14.4 a 28.8, poi a 33.6, poi a 56 k. Poi è arrivata l’ADSL. Mosaic e Netscape sono scomparsi, è arrivato Explorer, poi Firefox, poi Chrome, il Mac si è preso la sua fetta di mercato, i Blog hanno tenuto banco per qualche tempo, poi è arrivato Zuckerberg con FB.

Nel frattempo il numero di utenti di internet è passato da poche migliaia di nerds che svernavano nelle loro camerette percuotendo furiosamente le tastiere, incuranti delle mogli che trovavano consolazione tra le braccia di qualche vicino di casa palestrato e ancheggiante, dedito a balli di gruppo e dall’occhio rapinoso, ai milioni/miliardi di titolari di account di facebook, di twitter, di instagram eccetera. I nerds si sono ritirati dalla blogosfera a FriendFeed e poi ai margini della conversazione, che ormai è fatta di ahò, ambè, rutti, score, gattini, fake news, insulti, minacce di morte e facezie simili.

La diffusione planetaria del mezzo non è passata dai riti iniziatici di un tempo: a nessuno è stato spiegato che SCRIVERE MAIUSCOLO EQUIVALE A URLARE. Se lo sapessero, scriverebbero in maiuscolo in tanti di più. Ne hanno risentito soprattutto la qualità dei contenuti e, qualche volta, la qualità della vita degli utenti. Qualcuno dei quali c’è pure morto, perché non tutti sanno stare in sella a un mezzo così potente e pericoloso e c’è la possibilità di farsi molto male.

Conoscere il mezzo e imparare a usarlo al meglio può aiutare e molto. Le regole, in fondo, sono semplici. Ma la regola non scritta è quella che dice che gli incontri e gli scambi che contano davvero sono quelli che avvengono fuori dal virtuale, tra persone in carne e ossa che prima di litigare e insultarsi di persona ci pensano.
I social sono mezzi efficacissimi per fare un sacco di cose, ma le cose accadono fuori. All’aria e alla luce. dove diventa difficile nascondere la propria vera identità.