Etichettato: ilaria drago

L’inquietudine della bestia/66

abbiamo corso
piegati umiliati
disastrati senza petto
la pancia a toccare per terra
abbiamo strusciato la faccia sul muro
bevuto la morte
visto bambini scavati
la pelle che tremava
abbiamo galoppato feroci
verso l’oro dei grandi
perché nelle mani
non si reggevano i pugni
e c’era un sorriso immaginato
nel nostro futuro
poi ci siamo seduti:
i letti si muovevano sotto
come serpi tagliate
Dormire era solo un rasoio
il cuore lo spaccava a metà
la vita ha tuonato
in un attimo siamo invecchiati
abbiamo soffiato via i nostri nomi
ci siamo spogliati
perché fossimo solo
di pelle animale
adesso sappiamo
che per correre bisogna sapersi fermare
ed essere terra pronta a morire o cambiare
ed essere questo dio che non ha più nome
che anche lui s’è denudato
che anche lui s’è ferito
che anche lui s’è scorticato il capo

(Ilaria Drago, L’inquietudine della bestia, Edizioni Nemapress)

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Il grido del Drago

In un Paese che confonde l’arte con la proposta di spettacolo omologante un’artista come Ilaria Drago è una mosca bianca. Un animale strano che bazzica i vicoli bui della poesia e del teatro fatto con pochi mezzi e grande talento. La sua lettera aperta al Cirque du Soleil, che si esibirà all’Expo 2015 in cambio di 8 milioni di euro, è il grido di dolore del talento soffocato a morte da chi nega spazi e risorse, nascosto dietro la pretesa di riconoscere soltanto chi sia in grado di alimentare canali commerciali che gli consentano di sopravvivere, trovando ricche scritture e costruendo occasioni per proporsi. Spazi chiusi e lottizzati, mancanza di mezzi e nessuna tutela: questa la realtà che la lettera denuncia, dall’alto di una qualità di artista indiscutibile e da più parti riconosciuta. Meritevole. Mi piacerebbe molto che gli artisti canadesi del Cirque trovassero l’occasione di rispondere e di sostenere la battaglia di Ilaria. Ci conto.