Etichettato: fascismo

Una manifestazione fascista

Ed ecco che dal fondo della strada apparve una fila di persone, che si tenevano a braccetto, reggendo come potevano delle bandiere, dei cartelli, dei fascioni: dietro a quella fila, un’altra fila. Ce n’era un fiume.
Si trattava di una manifestazione fascista.

I cartelli inneggiavano a grossi caratteri e con slogans che imitavano quelli della Nuova Sinistra, a Almirante e a Birindelli. Alcuni chiedevano perentoriamente la libertà per un certo xxx “xxx libero”. Forse per questo era stata autorizzata e consentita la manifestazione. (…) Continua a leggere

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Semo gente de borgata

La discussione infuria, chi è contro i rom, chi è a favore di Simone, chi sposta il fronte delle barricate a Casal Bruciato. Il mio amico Antonio su Strisciarossa ricorda che nel 1987 accadeva la stessa cosa sulle barricate a Villalba, lungo la via Tiburtina, paralizzata da decine di posti di blocco contro l’insediamento di un campo rom tra Setteville e l’Albuccione.:

Trentadue anni fa. La rabbia dei quartieri già allora dimenticati era esplosiva. Covava nel profondo, serpeggiava nel livore e nell’abitare difficile, disegnava le periferie, quei campi sterminati dell’abbandono, della fatica di vivere, dell’immondizia e del cemento a strappare via il verde, la campagna, l’idea di bene comune, il futuro.

La distruzione del tessuto sociale era in atto, avveniva nel silenzio della politica, quando non nella complicità di una politica che non aveva chiaro il contesto, che cominciava a rinchiudersi in un meccanismo autoreferenziale, in un dialogo sempre troppo ravvicinato col potere economico. E quel potere chiedeva distruzione in cambio di poco, di briciole di lavoro, di aria pestifera, di cementificazione sulle sorgenti delle Acque Albule. Tutto quello che c’era da perdere è stato perduto“.

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Ricordare

Granatieri_a_Porta_san_Paolo_1943Per un progetto a cui sto lavorando ho letto in rapida sequenza 4 libri che raccontano la Resistenza, a Roma, nel Lazio e in Toscana. Al di là delle vicende dei partigiani, tutti raccontano la stessa realtà quotidiana: gente che vive in un Paese in guerra e, quale che sia il suo grado di coinvolgimento, si trova esposta a fatti che ne mettono continuamente a rischio la libertà, la sopravvivenza e la possibilità di condurre un’esistenza normale.

Tutto quello che ha turbato la vita degli italiani, in quegli anni, è riconducibile alle scelte scellerate del Regime, alle sue alleanze, al suo scatenare i più bassi istinti della canaglia cui ha delegato l’imposizione delle dinamiche della dittatura. Aggressioni, pestaggi, delazioni, furti, violenze gratuite, tortura, deportazione, assassini spesso sommari, dovuti a futili motivi o ad aberranti motivazioni razziali o politiche, tipo non levarsi il cappello mentre al cinema viene suonata Giovinezza prima di un film o cose allucinanti del genere. E poi la fame, la mancanza di casa e di lavoro, l’espulsione dalla società attiva per chi si mette contro.

A distanza di poco più di 70 anni da quei fatti, che hanno segnato tutti gli italiani, c’è gente che si impegna, sfila, rivendica valori o disvalori di quel regime e del suo alleato sanguinario. Questa cosa fa impressione, perché tutte le famiglie italiane sull’argomento avrebbero molto da raccontare, su morti, soprusi, stenti e distruzione. Chiunque sia dotato di buon senso dovrebbe rabbrividire al solo pensiero di riportare indietro l’orologio della storia. E il tutto accade mentre Erdogan ci mostra, in un vicino altrove, quanto sia facile ridiscendere i gradini che con tanta fatica si erano saliti.

Fascismo e antifascismo sono concetti superati? Col cavolo

Scritto per Emergenze il 13/12/2016

« Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. […] Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero. […] »
(Sandro Pertini)

Un giovane politico, che non nomino per decenza e per rispetto della grande figura che ho citato a margine, ha irriso ieri sera un anziano Giovanni Minoli che gli chiedeva, in un’intervista televisiva, cose sul fascismo e sull’antifascismo, rispondendo che nel 2016 parlare di fascismo e antifascismo è come parlare di Guelfi e Ghibellini. Acqua passata.

Questo succedeva alla vigilia dell’anniversario dell’attentato di Piazza Fontana, che inaugurò nel 1969 la stagione delle stragi in Italia conosciuta come “strategia della tensione”, mirata a condizionare e a ritardare il compimento della democratizzazione del nostro paese, dove ancora oggi sono vive, e raccontano memoria, persone sopravvissute agli eccidi perpetrati dai nazisti nell’ultima guerra, con la fattiva collaborazione dei resti di un infame regime in decomposizione, persone sopravvissute ai campi di concentramento e di prigionia e alla tortura della polizia fascista e della Gestapo. Continua a leggere