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Porno vendetta ed educazione sentimentale

Trent’anni fa ci hanno messo in mano delle telecamere per farci tutti i film che volevamo, con delle comode cassette rivedibili col videoregistratore.

Poi ci hanno dato delle deliziose macchine fotografiche digitali con le quali scattare scattare scattare foto a migliaia senza bisogno di stamparle, scaricabili sul pc per farci giochini, ritocchi e varie. Continua a leggere

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Educazione sentimentale

Leggo sull’Espresso dell’introduzione sperimentale dell’educazione sentimentale nei licei di Torino e del Piemonte, l’anno prossimo.

Ora, mi rendo conto che qua si accoppa una disgraziata a settimana e più, e che abbiamo grossi problemi a inquadrare correttamente la figura della donna, e che la comunicazione mediata via internet ha mandato a gambe all’aria tutti gli schemi del corteggiamento analogico. Detto questo, però, mi viene da cascare dalla sedia.

Intanto: che vuol dire educazione sentimentale? Che je volete insegnà? L’amore?
E a che titolo lo fate? Chi siete? Queste cose una volta le facevano i preti. Gli stessi che impedivano, di fatto, che a scuola si ragionasse di educazione sessuale. Nisba.

I ragazzi si formano alla meccanica sessuale ben prima di praticarla. C’è internet. C’è il porno. Chi ha occhi guarda. Chi ha orecchie ascolta. Si rischia di parlare a una classe che ha un’idea sua, soprattutto perché si vuole parlare a gente del quarto e del quinto anno. Diciassettenni/diciottenni che se non avessero avuto ancora delle esperienze sentimentali potrebbero già aver cominciato a pensare di avere qualcosa che non va.

Si va quindi a insegnare qualcosa a qualcuno che ritiene, probabilmente a ragione, di saperla già, per istinto, per orientamento familiare, per l’esperienza specifica che si matura ben prima.

Pensiamo davvero che le lezioni sulla storia e la filosofia intorno al rapporto tra il mondo maschile e il mondo femminile forniranno ai ragazzi gli strumenti conoscitivi e sentimentali per avere delle relazioni sane e libere dai pregiudizi?

Oh, me parete matti. Fate, eh. Capirei, forse, se cominciaste qualche anno prima…