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Coppa Atac/Cobram, prima edizione

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Si parla di forte contingentamento sui mezzi di trasporto pubblici: a Roma, per esempio, sarebbero solo 20 i posti utilizzabili sul bus. Ora, chi si è spostato per Roma sa che i trasporti pubblici su gomma spesso riservano attese disperatissime che si risolvono nell’assalto alla diligenza, che nell’ora di punta anche sulla metropolitana è la norma.

Il fatto che l’utilizzo dei mezzi si limiti al 40% esaspererà questi problemi, mentre l’ovvio uso alternativo di mezzi di trasporto propri farà esplodere la carenza cronica di parcheggi, che di norma si risolve, in parte, con sosta selvaggia e macchine sui marciapiede, sulle strisce pedonali, sui varchi per disabili, doppie e triple file eccetera eccetera. Faranno festa i parcheggiatori abusivi, mentre per i cittadini arriverebbe un forte incentivo all’uso della bici, con corsie riservate disegnate con i new jersey.

Immagino l’esercito di anziani che utilizza normalmente i bus che arrancano per i sette colli e le vecchiette che vanno al cimitero scattando sui pedali e tenendo i mazzi di fiori in bocca. Le vecchiette-Moser che si gireranno arrabbiate per invitare le vecchiette-Saronni a non sfruttare sempre la scia e a prendere il vento in faccia pure un po’ loro…

Di buono c’è che la Coppa Cobram vedrà una nutrita e finalmente tonica partecipazione.

La parola agli inesperti

asino_1-300x194Non sono esperto di niente.
Mi fido e non mi fido di quello che leggo e che sento.
Tendo a fidarmi dei medici e degli scienziati in genere, ma gradirei divulgassero più e meglio, per consentirci di avere idee nostre il più possibile ragionevoli.
Quando li vedo fronteggiarsi, però, sostenendo tesi in conflitto tra loro, mi rendo conto che è difficile che riescano a mettere in piedi una posizione oggettiva.
Figuriamoci per chi dovrebbe aderire, più o meno fideisticamente, a una posizione ufficiale. Esempi a piene mani: la questione delle mascherine su tutte.

Di evidente ci sono i morti, che mettono tutti d’accordo. Ma appena li seppellisci, e forse anche prima, ricomincia la tarantella.

Si accorcia, così, il confine tra i sostenitori della scienza e quelli che sposano tesi alternative. Non so dire se il problema dipenda dalla scienza che non divulga abbastanza o dall’internauta di Varazze che a partire da un par di paragrafi di Wikipedia pretende di sbugiardare un premio Nobel. Certo, dovendo scegliere di chi fidarmi, propenderei per il primo. Ma so anche che la dietrologia affascina troppe persone, specie quelle poco abituate ad attenersi a un impianto che abbia un minimo di logica.

Quando il tema, poi, è l’economia e la ricaduta di movimenti epocali, come per esempio la Brexit, o i confini spaventosi della crisi da Corona Virus, la divisione prende i connotati della lotta cieca tutti contro tutti. Spesso a partire da scenari basati su modelli che hanno il difetto di ridurre le persone a numeri. C’è un miliardo di individui, se basta, che ha visto da un giorno all’altro sconvolto il proprio quotidiano. Chi è in grado di quantificare l’impatto che questo periodo avrà sul nostro futuro?

Dal basso dell’ignoranza, perciò, ci si affida a visioni tifose. In base a quelle decidiamo, sbagliando quasi sempre. Nessuno possiede la verità, ma, soprattutto, nessuno sembra attendibile quando vaticina scenari futuri: tutto quello che sta accadendo in questo momento ci sorvola, inconsapevoli come siamo delle cause e degli effetti, a parte quelli, non secondari, che tocchiamo con mano quando perdiamo il lavoro o ci ammaliamo, noi o chi ci sta vicino.

Il virus, e prima ancora il terremoto, mettono a nudo i nostri difetti: la mancanza di conoscenza, l’incapacità di programmare, l’eccessiva dipendenza da modelli di sviluppo che hanno mostrato più volte che il pericolo più grande sta nella loro apparente irreversibilità.

Apparente, appunto.

Sesso e Covid-19. L’alba di una nuova era

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Niente più appostamenti sotto casa.
Niente incontri casuali.
Niente beviamoci qualcosa, niente andiamo al cinema, niente passeggiate, gite al mare, weekend di gruppo o in coppia, niente appuntamenti al buio, niente serate in disco, niente di niente di niente.

La segregazione domestica ha distrutto quello che restava delle pratiche di seduzione.

Nel senso, detto brutalmente, che non si tromba più, se non tra coabitanti che sopportano la convivenza forzata. Si rivalutano improvvisamente le grazie delle vicine di casa e i muscoli un po’ flaccidi del prof del piano di sotto, si accolgono con mezzi sorrisi gli sguardi lascivi del portinaio rattuso, si rivisita il tema del sesso protetto anteponendo la mascherina al preservativo e rivalutando pratiche cibernetiche che sembravano, fino a ieri, sciocchezzine da articoletto sul futuro di là da venire, quello che non arriva mai.

L’onanismo militante (cit.) sostituisce il celibato impenitente, i corrieri s’ingolfano di pacchi anonimi contenenti sex toys, i sistemi di videochiamata soppiantano i portali hardcore, spacchettando immagini di insospettabili audaci amanti solitari, privati del contatto non assiduo che fino a ieri ritenevano troooppo migliore del ménage familiare.

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Per non parlare delle mutate pratiche estetiche: depilazione fai-da-te, tinture tricologiche, mani&pedicure, rimpolpatine estetiche, tutto fermo al palo e relegato alla perizia individuale, quando non si convive con un’estetista, mamma, figlia o sorella che sia. Vicina di casa un momento, prego, ché il contagio si alimenta in primis degli insospettabili.

Un bacio è ricordo del passato, il tatto s’infrange contro la freddezza del display, che sia touch o no, e per quanto si guardi la cam da vicino niente rivaleggia con uno sguardo e un battito di ciglia fatti vis-à-vis.

L’olfatto, poi, prima ancora che lo disattivi il virus, è reso inutile dall’incapacità del protocollo internettico di trasportarlo: possiamo mangiare teste d’aglio a colazione, nessuno se ne accorgerà. Il virus introduce un’era di isolamento puzzone, senza amore e cura del fisico, che sublima l’enorme energia sessuale in infinite pratiche domestiche di yoga, pilates, fitness, corse in tapis roulant, pedalate sui rulli, sollevamento di pesi e di forchette, cucina che arrotonda i fianchi e fa infine straripare le maniglie, orfane dell’amore fisico, quello che si tocca con mano.

Mala tempora currunt: l’intermediazione introdotta dai social, salutati come nuovi sensali di approcci seduttivi, ha fatto il salto di qualità ed è diventata veicolo unico del contatto sessuale, fuori dalla condivisione domestica. Quando McLuhan parlava di media come estensioni del corpo avrà pensato che un giorno il tema si sarebbe applicato anche al sesso?

In questa nuova era, però, non tutto è negativo: l’ansia da prestazione, per dire, se ne va a farsi benedire. Niente più fughe precipitose quando realizzi che lei, accompagnata a casa, sta per chiederti di salire a bere un ultimo drink. Niente più timori che lui ti chieda la prova d’amore, come si diceva negli anni ’70. Tutto si può fare mantenendo intatta, nel senso di non toccata, la propria sfera intima.
Non serve più nemmeno la doccia.
Aridaje con la puzza…
Ma tanto via web non si sente.
E se non ci fosse internet come si farebbe?

A casa tutti bene/il Corona cinema

coverlg_homeCon la scusa del morbo, mi accollo per la prima volta in vita mia con un film di Muccino: A casa tutti bene.
Ci casco dentro ignaro, in realtà, dopo aver visto Per un Pugno di Dollari prima di cena. Clicco sulla fotina con Favino e Accorsi, non mi ricordo se su Netflix o Sky, e parte.
A quel punto è fatta.
Leggo: Muccino e dico ok, il dado è tratto.
Cast stellare, c’è pure Sandra Milo nella parte della carampana. Cioè, se stessa.
Si parte con questi che salgono sul traghetto per andare verso un’isola.
Sembrano tutti parenti. Sono un centinaio.
C’è la Solarino, bella bella come al solito.
Fa la mamma di un’adolescente che si porta dietro un amichetto brufoloso.
Don’t know why.
C’è il tognazzino che come mette la ghigna davanti a una macchina da presa provoca un sussulto dalle parti della tomba del padre.
Fa la parte di un desperado marangone squattrinato con la moglie incinta, un po’ zora, che racconta barzellette volgari che non fanno ridere, e si sbraccia e lecca come un canone pulcioso.
C’è Accorsi che fa lo scrittore e a ogni battuta provoca crolli nella regione scrotale.
Ti ho lasciata bambina e ti ritrovo donna. C tua. Lo dice a un’ammiratrice bionda caruccetta che non si sa che cosa c’entri, ma c’è.
C’è Ghini in preda alla demenza scortato dalla pora Gerini, ovvero quel che resta dell’opulenza di un tempo.
Si arriva sull’isola dove li aspettano Sandrelli e marito, per le loro nozze d’oro.
Dialoghi fitti, nel senso che sono tanti, ciascuno dice una cosa inutile che dura non più di venti secondi, e quindi cucendo insieme le cose inutili si tirano fuori quei bei 20 minuti di broda. Film corale, dice.
Il movimento tellurico si sposta dalle parti di Scola e Comencini.

C’è ‘sta cerimonia, evviva. La vicenda ruota attorno a un ristorante gestito dagli isolani ma non si approfondisce. Tognazzino ci lavorava ma faceva scappare i clienti. Nun ce lo rivogliono. Lui guadambia 800 al mese con un lavoro c he gli ha trovato Coliandro.
C’è Impacciatore, brava, che fa la tipa ingenua che finge di non sapere che Coliandro je mette le corna a manetta.
Fuffa fuffa trallallero.

Tognazzino trova un pianoforte e fa piagne tutti incarrando Celentano a mezzanotte e tre e Cocciante adesso spogliatiiiii. Che repertorio da spiaggia, eh.
Giustamente Marescotti, il Sandrello, je tronca le mani.
Ve ne dovete annà, che parte il traghetto.
Ma il mare è in tempesta, vento di grecale a 718 nodi, nun se parte.

Favino intanto ha la moglie rompicazzo, ruolo che a Crescentini riesce bene.
Ha la figlia adolescente con Solarino e una piccola con Crescentini. Situazione esplosiva. Carolina gli martella le bolas di continuo. Gelosa della figlia. Toni fastidiosi.

Torna sequenza corale broda gente che prepara lenzuola Favino compra asciugamani Accorsi flirta con la biondina regalando perle da opuscolo cera Emulsio Impacciatore gioca con i bambini Sandrelli fa la chioccia Tognazzino dice stronzate ed elemosina lavoro nun ci ha una lira parla come un coatto rifardito Coliandro je rode er chicchero perché aveva una ganza a Parigi e je tocca abbozzà con la moglie.

Cena.

Accorsi finalmente tromba la caruccetta, con scena iniziale di deviazione dal percorso del gruppo, slinguazzate addosso a un muro erotiche come un’insalata di zucchine lesse e tofu. I due si rincorrono tipo vispa Teresa fino a una barca a vela parcheggiata sulla banchina. E’ aperta e dotata di ogni comfort.
Finalmente sex.

Lei ha una figlia piccola che sta col gruppo ma sticazzi.
Passa la notte in barca con lo scrittore che per fortuna parla poco.
Broda sentimentale.
Ognuno intanto dice una cosa che direbbe una volta nella vita, ma solo in preda a una sbronza dura da prosecco spago del discount. Però lo fanno tutti, nel giro di 4 minuti. Forse a cena c’era quel prosecco là.

A letto Crescentini rompe le palle a Favino.
Ma poi trombano con slancio ginnico.
Riconciliazione.

Tognazzino angosciato in bolletta.
Gerini assiste Ghini che svalvola.
Canzoni: altra roba nazionalpopolare.
Ogni tanto barzellette che non fanno ridere.

Poi mattinata di scazzi violenti, tutti contro tutti, uno via l’altro.
Sbrocca Ghini che dice: Terremoto! Lasciatelo stare, è malato!
Allora sbrocca Gerini nun ce la faccio piùùùù lo metto all’ospizioooo, ma era mejo quella de Verdone che scappava da Furio.
Sbrocca Favino che Crescentini dà della mignotta alla figlia adolescente, che poi fornicherà col giovane accompagnatore, avendo dormito nella stessa stanza, che si sa che benzina e fiammiferi vicino poi s’appiccia l’aria.
Sbrocca Crescentini che apostrofa Solarino che je dice sei matta.
Sbroccano tutti, alla fine, pure i tognazzis perché nun se becca una lira e finisce a scazzo generale.

La broda s’addensa di grida, vene del collo gonfie, gente che scazza in ogni dove, mentre Accorsi rimane in formato uomo/trivella, incurante del clima zozzo, e punta la biondina caruccetta senza darle tregua.

Alla fine cessa la tempesta e si torna.

Tognazzini mogi.
Crescentini molla Favino nel parcheggio informandolo delle corna che tiene.
Coliandro finalmente diretto a Parigi con lei che dice oh vai, ti si accompagna. Cazzi tua. La biondina caruccetta attesa al molo dall’omo, che se ne va con lui ma smessaggia promesse ad Accorsi, pronto ormai a scrivere un’opra che manco Moccia.
Sandrelli e marito, finalmente soli, si godono l’isola.
The end.
A Muccì, te posso toccà?