Amori scartati

Lui era molto attratto da lei.
Lei non proprio.
Lui fece il possibile per convincerla.
Lei non si fece convincere. Fine.

Passò del tempo. Continua a leggere

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Amatrice e la vera zona rossa

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Aleggia vista dalla via della Fonte. Foto da Wikipedia

Ho scritto alcune cose su Amatrice, subito dopo il terremoto, per raccontare il luogo dei ricordi bambini e spiegare qualcosa del territorio, nel momento in cui tutti cercavano di capire se c’era altro oltre a un piatto di spaghetti.

Poi ho smesso, perché era un esercizio che non volevo continuare a fare, dal caldo di un salotto toscano, avendo visto quello che c’era davvero sul posto: danni che nemmeno mille bombardamenti, disperazione, consapevolezza che ai proclami e alle promesse di ricostruzione sarebbe seguito il vuoto più angoscioso. La solitudine. Il vento gelido della montagna che soffia sulle macerie inerti, in mezzo alle quali marciscono gli oggetti fabbricati a mano dai nostri nonni. Continua a leggere

Tormentati amori sportivi

Lui la amava.
Lei lo amava.
Lui amava fare sport.
Lei no.
Lui usciva a correre la mattina presto.
Lei rimaneva ancora un poco a letto, spostandosi dalla parte di lui, ancora calda.
Lei a natale gli regalò un paio di guanti di pile. Per correre al caldo. Da Decathlon.
Lui disse: ah, hanno aperto un Decathlon qui?
Lei: certo, amore. Continua a leggere

Fare l’imprenditore è un mestiere difficile, che non possono fare tutti. Un’azienda in difficoltà è un mondo di sofferenza

Le mie vicissitudini lavorative mi hanno portato a operare in diverse aziende, gestite da mani sapienti oppure incapaci, in maniera prudente o spregiudicata o suicida o criminale, a seconda dei casi.

Ho imparato, lavorando in amministrazione e cercando di approfondire l’analisi oltre ai numeri di routine, che l’equilibrio di un’azienda è difficile da raggiungere e può essere fragile, esposto a rovesci legati alla congiuntura, ma anche agli errori che fa chi manovra.

E’ impossibile non farne, ma non è questo il punto: da un errore può scaturire anche una lezione salutare, un cambio di direzione proficuo, un nuovo sviluppo insospettato. Continua a leggere

Il vizio del blog, le blogosfere/pollaio (per esempio, Siena), il self publishing, la fiera della vanità. Zibaldoni gratis per penne incontinenti

I miei 50 lettori sono dei santi.
Gli altri, quelli che vedono passare le notifiche dei miei post sui social sospirando, dei benemeriti.
Ma perché tenere un blog nel 2019? Non sono attrezzi antiquati passati di moda?
Non lo so. Credo si tratti di una forma meno spinta del self publishing, che implica che tu consideri quello che hai scritto degno di essere stampato su un libro.
Il che è una cosa impegnativa. Continua a leggere

Amori tortuosi

Lui la amava.
Lei lo amava.
Vivevano insieme.
Lui aveva un negozio in centro e stava lì tutto il giorno.
Lei lavorava in turni in ospedale.
La mattina, se lei non era al lavoro, facevano colazione insieme.
La sera, se lei non era al lavoro, cenavano insieme. Continua a leggere

La Lazio non è fascista

1200px-Stemma_della_Società_Sportiva_Lazio.svgNegli ultimi tempi mi è capitato più di una volta di spiegare, in due battute, che i laziali non sono fascisti.
Ho visto che la coda lunga porta di continuo su queste pagine lettori del mio post del 2015 su laziali e romanisti (la storia infinita), letto ormai da diverse migliaia di persone (mi toccherà magari aggiornarlo), dunque confido nei servigi di Google e affido alla rete un altro messaggio in bottiglia. Continua a leggere

Ho cominciato a leggere da piccolo (alcuni cadono dal seggiolone, a me è andata meglio)

photo_85889_landscape_850x566Ho iniziato a leggere presto, ma non prestissimo. Mi ricordo che c’erano un po’ di libri, a casa, che col tempo ho letto e riletto. Prima, però, ho cominciato a leggere fumetti. Topolino, naturalmente, e un po’ di roba d’importazione che mi passò mio cugino, una collana che uscì per la Mondadori, dal ’63 al ’67, con alcuni fumetti europei: Michel Vaillant, asso dell’automobilismo francese, il Professor Mortimer, fisico avventuroso, Dan Cooper, aviatore e cosmonauta, Jimmy Torrent, tennista, Ric Roland, reporter e aiuto detective. Roba sufficiente a popolare l’immaginario di un ragazzino delle elementari, alla quale si aggiungeva un robusto testo sulla storia della nazionale di calcio, letto e riletto e ultimamente ritrovato e ricomprato per pochi spicci su una bancarella. Le edizioni originali dei Classici dell’Audacia oggi varrebbero qualche soldo, ma io non conservo mai niente, o meglio a un certo punto mi stufo e butto via le cose o le regalo. Non ho l’animo del collezionista. Continua a leggere

L’otto m’arzo – giovani venditori di mimosa al semaforo

mazzo-di-mimosaIl mio amico Mauro abitava in un posto fantastico, praticamente dentro l’ippodromo delle Capannelle.

C’era tutta una campagna, una strada sterrata dove lui guidava prima di prendere la patente, e vari luoghi dove ci si divertiva da matti.
E un albero di mimosa.

Sempre scannati ma non privi d’iniziativa, decidemmo di spogliare l’albero, rimediammo non so dove delle cose per confezionare dei mazzetti di mimosa e ci mettemmo al lavoro, la sera del 7 marzo di un anno dei primi ’80, cazzeggiando, bevendo, fumando, mangiando,  e confezionando mazzetti sghembi e improponibili. Continua a leggere

Parlando con un robot: l’alienazione del cercatore di lavoro

8289La giornata di un cercatore di lavoro comincia presto: la posta elettronica si riempie di job alert che arrivano da tutte le parti, e bisogna gestirli, facendo finta che sia la posta del giorno che si esamina in ufficio. Ogni volta che esce un annuncio ti registri da qualche parte, ripetendo sempre la stessa trafila: crei un account, ci inserisci dentro una serie di dati: nascita, indirizzo, esperienza lavorativa, titoli di studio, le foto, soft skills, lingue, conoscenze informatiche e tutto. Continua a leggere