Interviste con laziali notevoli/6. Marco Ciolfi

murgia-alessandroC’è chi dice che non esistono tifosi laziali uguali tra loro e probabilmente è così. Io aggiungo che non esiste un identikit del tifoso patentato, nonostante in molti si tenda a stabilire un’ortodossia tifosa. Quelli che vanno sempre allo stadio, quelli che vanno sempre in trasferta, quelli che c’erano a Catanzaro e a Cava de’ Tirreni, eccetera.
Si tratta di manifestazioni stupide: non è un merito scappare via dalla comunione della figlia per andare allo stadio ed è giusto, e del tutto sano, che la passione per una squadra di calcio occupi il giusto spazio nella vita di ciascuno. Quello, cioè, che ciascuno trova giusto dedicarle. E se la passione è sincera, non credo si possa ritenere seconda a una dedizione maniacale. A una dipendenza. Continua a leggere

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Quando eravamo

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Sarà la vecchiaia, perché sono passati 45 anni dal golpe che costò la vita a Salvador Allende e precipitò il Cile nelle grinfie di una dittatura sanguinaria, ma Santiago, Italia, il documentario di Nanni Moretti, è una roba commovente, per chi è sensibile all’argomento.

Non solo rievoca i giorni terribili del golpe, le torture, il terrore della popolazione, tutte cose che già sappiamo: racconta una faccia del nostro Paese che abbiamo dimenticato. L’Italia ha accolto a Santiago un notevole numero di perseguitati politici, che si rifugiavano nell’ambasciata scavalcandone il muro di cinta, sfuggendo, in molti casi, a una sorte terribile.

Dall’ambasciata i rifugiati si sono poi trasferiti nel nostro Paese, dove sono stati accolti, sostenuti, integrati, inseriti in contesti lavorativi, adottati. Di questo restano grati, loro. Noi assistiamo, registriamo e ricordiamo come eravamo: i pochi fotogrammi di un concerto degli Inti Illimani mi precipitano indietro nella palestra della scuola ed è dura trattenere le lacrime. Continua a leggere

Interviste con laziali notevoli/5. Romolo Giacani

Una delle manie di molti, nel raccontare le storie romane legate al tifo, è attribuire a romanisti e laziali alcune caratteristiche storiche, sempre accollando al “vincente” la parte del romanista, che in effetti, poi, non vince mai niente, sul campo. Per questo a prima vista sembra quasi strano che uno che si chiama Romolo sia tifoso della Lazio, che alcuni associano a Remo, al quale viene affibbiata l’immagine di perdente. Senza entrare nel merito del mito, possiamo tranquillamente rivendicare il nome di Romolo alla Lazio, che è la più antica squadra di Roma, fondata a Piazza della Libertà, come dicono i documenti storici. Certezze inesistenti di là dal Tevere. Romolo Giacani è un innamorato della penna: ha scritto 4 romanzi, e tiene da anni un blog molto seguito, Viaggi ermeneutici, in cui si diletta a scrivere gustosi post minchioni, come li definisce lui. Uomo dalla penna delicata che cerca di sondare l’animo umano, mentre gioca, sempre col sorriso sulle labbra, abituato anche per lavoro a occuparsi di comunicazione.
Ma visto che si chiama Romolo avrei timore della sua possibile, per quanto rara, ira funesta…

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Sogni/Bisogna distinguere

Perché paragoni il tuo comandamento interno con un sogno? Ti sembra forse assurdo, incoerente, inevitabile, irripetibile, fonte di gioie o terrori infondati, incomunicabile nella sua totalità, ma ansioso d’essere comunicato, esattamente come sono i sogni?

(Franz Kafka, Quarto moderno in ottavo, via Jorge Luis Borges, Libro di sogni)

Interviste con laziali notevoli/4. Fabio Masci

Ho conosciuto Fabio Masci all’indomani del giorno peggiore per un laziale: quello dell’ultimo scudetto della Roma. Fabio scrisse al Magazine di Lazio.net un Decalogo di resistenza umana (lo intitolò Endurance) che ci consolò, in un momento in cui, come sempre nella storia laziale, l’evento infausto ci faceva unire in un abbraccio. Come undici fiati tutti quanti a respirà. Da allora è nata un’amicizia che si esprime per iscritto: lunghe mail, racconti di vita, abbracci virtuali che non sono mai cessati. Miracoli del web, che virtualizza ma sa anche premiare chi scava alla ricerca di umanità. Continua a leggere

Per convulsioni, sincopi e altri accidenti leggeri

Se avessi l’ingegno del Cervantes, io farei un libro per purgare, come egli la Spagna dall’imitazione de’ cavalieri erranti, così io l’Italia, anzi il mondo incivilito, da un vizio che, avendo rispetto alla mansuetudine dei costumi presenti, e forse anche in ogni altro modo, non è meno crudele né meno barbaro di qualunque avanzo della ferocia de’ tempi medii castigato dal Cervantes. Parlo del vizio di leggere o di recitare ad altri i componimenti propri: il quale, essendo antichissimo, pure nei secoli addietro fu una miseria tollerabile, perché rara; ma oggi, che il comporre è di tutti, e che la cosa più difficile è trovare uno che non sia autore, è divenuto un flagello, una calamità pubblica, e una nuova tribolazione della vita umana. (…)
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Sapere, dipendere

Cercando di rimpolpare il mio pallido inglese sto guardando in tv qualche serie in lingua originale. Nel caso, The Crown. In una puntata la giovane Elisabetta è preoccupata dal fatto di dover parlare, da regina, con uomini di grande ingegno, senza essere alla loro altezza, o almeno senza sentirsi in grado di farlo, per mancanza di conoscenza. Continua a leggere

Due che non si decidono a scopare

Zelda si rigirava nel letto facendo finta di dormire. Il lenzuolo seguiva la curvatura della schiena e poi, tra le dune di stoffa, spuntò fuori una gamba. La osservavo restando in piedi. Avrei dovuto intrufolarmi nel letto. Lei avrebbe potuto continuare a simulare il dormiveglia fino al momento di invertire la rotta, strapparmi le dita dall’incavo del bacino, confondere i miei slanci con le sue iniziative in modo che, di rilancio in rilancio, fossimo in grado di travolgere ogni argomento estraneo al groviglio dei nostri corpi. Continua a leggere

Interviste con laziali notevoli/3. Nanni Dietrich

Nanni Dietrich è il laziale più notevole che conosco. Perché gronda umanità da tutti i pori. E’ un uomo di grandi passioni: oltre alla Lazio l’automobilismo, su cui ha scritto per anni, il ciclismo, che pratica, infaticabile, su e giù per le strade dei Castelli, e il cinema, su cui ci somministra quiz e indovinelli di ogni tipo.
Inventarsi giochi e indovinelli, a pensarci bene, è un’altra delle sue passioni. Sono felice di poterlo incontrare ogni tanto, mangiando insieme e raccontandoci le cose della vita. Ha curato un libro importante,  Baracche, trascritto dagli appunti di prigionia di suo padre, nei campi di Dachau e di Wietzendorf, durante la seconda guerra mondiale.
La sua specialità? Pasta e broccoli, verso Natale…
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