Categoria: poesia

Nanni Balestrini, poeta (1935/2019)

LA SIGNORINA RICHMOND RACCOGLIE INFORMAZIONI SULLA CERCHIA DEI PRETENDENTI

Perché i lavoratori della testa
non sono per la rivoluzione
domandò la signorina Richmond
perché di fronte alla rivoluzione 

hanno paura che una cosa
dicono come potrebbe il fiore
in questo sistema di merda
che produce miseria Continua a leggere

Annunci

Grazie ad alcune canzoni

7259167_006-5

Grazie ad alcune canzoni
in cui parlavo del loro mistero,
le donne sono state
eccezionalmente gentili
nei confronti della mia vecchiaia.
Creano uno spazio segreto
nelle loro esistenze piene di impegni
e mi ci portano.
Lì stanno nude
nei diversi modi che hanno di esserlo
e dicono:
“Guardami, Leonard
guardami per l’ultima volta”.
Poi si curvano sopra il letto
e mi coprono
come un bambino che ha i brividi.
(Leonard Cohen)

Le ragazze

b694c63ad238077f4c31d4190fb591f6Scordati ogni esperienza che provoca sussulti.
E qualsiasi cosa abbia a che fare con la musica da camera.
Musei in piovosi pomeriggi domenicali, eccetera.
I vecchi maestri. Tutta quella roba.
Scordati le ragazze. Cerca di scordartele.
Le ragazze. E tutta quella roba là.
(Raymond Carver)

 

La tragedia delle foglie

Charles-Bukowski-Prima-dellAIDSmi destai dalla siccità e le felci erano morte,
le piante in vaso gialle come grano;
la mia donna era sparita
e i cadaveri dissanguati delle bottiglie vuote
mi cingevano con la loro inutilità;
c’era ancora un bel sole, però,
e il biglietto della padrona ardeva d’un giallo caldo
e senza pretese; ora quello che ci voleva
era un buon attore, all’antica, un burlone capace di scherzare
sull’assurdità del dolore; il dolore è assurdo
perché esiste, solo per questo;
sbarbai accuratamente con un vecchio rasoio
l’uomo che un tempo era stato giovane e,
così dicevano, geniale; ma
questa è la tragedia delle foglie,
le felci morte, le piante morte;
ed entrai in una sala buia
dove stava la padrona di casa
insultante e ultimativa;
mandandomi all’inferno,
mulinando i braccioni sudati
e strillando
strillando che voleva i soldi dell’affitto
perché il mondo ci aveva tradito
tutti e due.
(Charles Bukowski)

Lode della cattiva considerazione di sé

La poiana non ha nulla da rimproverarsi.
Gli scrupoli sono estranei alla pantera nera.
I piranha non dubitano della bontà
delle proprie azioni.
Il serpente a sonagli si accetta senza riserve.

Uno sciacallo autocritico non esiste.
La locusta, l’alligatore, la trichina e il tafano
vivono come vivono e ne sono contenti.

Il cuore dell’orca pesa cento chili
ma sotto un altro aspetto è leggero.

Non c’è nulla di più animale
della coscienza pulita
sul terzo pianeta del Sole.

(Wislawa Szymborska)

Deliri/Alchimie du verbe

Arthur Rimbaud, Alchimie du verbe (Alchimia del verbo)

A me. La storia di una delle mie follie.
Da molto tempo mi vantavo di possedere tutti i paesaggi possibili, e trovavo risibili le celebrità della pittura e della poesia moderna.
Amavo le pitture idiote, sovrapporte, addobbi, tele di saltimbanchi, insegne, miniature popolari; la letteratura fuori moda, latino di chiesa, libri erotici senza ortografia, romanzi delle bisnonne, racconti di fate, libretti per l’infanzia, vecchie opere, ritornelli insulsi, ritmi ingenui.
Sognavo crociate, spedizioni di cui non esistono relazioni, repubbliche senza storie, guerre di religione represse, rivoluzioni del costume, migrazioni di razze e di continenti: credevo a tutti gli incantesimi. Inventai il colore delle vocali! – A nera, E bianca, I rossa, O blu, U verde. – Regolai la forma e il movimento di ogni consonante, e, con ritmi istintivi, mi lusingai di inventare un verbo poetico accessibile, un giorno o l’altro, a tutti i sensi. Riservavo la traduzione.
All’inizio fu uno studio. Scrivevo silenzi, notti, notavo l’inesprimibile. Fissavo vertigini.
Continua a leggere

L’inquietudine della bestia/66

abbiamo corso
piegati umiliati
disastrati senza petto
la pancia a toccare per terra
abbiamo strusciato la faccia sul muro
bevuto la morte
visto bambini scavati
la pelle che tremava
abbiamo galoppato feroci
verso l’oro dei grandi
perché nelle mani
non si reggevano i pugni
e c’era un sorriso immaginato
nel nostro futuro
poi ci siamo seduti:
i letti si muovevano sotto
come serpi tagliate
Dormire era solo un rasoio
il cuore lo spaccava a metà
la vita ha tuonato
in un attimo siamo invecchiati
abbiamo soffiato via i nostri nomi
ci siamo spogliati
perché fossimo solo
di pelle animale
adesso sappiamo
che per correre bisogna sapersi fermare
ed essere terra pronta a morire o cambiare
ed essere questo dio che non ha più nome
che anche lui s’è denudato
che anche lui s’è ferito
che anche lui s’è scorticato il capo

(Ilaria Drago, L’inquietudine della bestia, Edizioni Nemapress)

Ti ho sempre soltanto veduta

Ti ho sempre soltanto veduta,
senza parlarti mai,
nei tuoi momenti più belli,
Ma ho l’anima ormai tanto tesa,
schiantata dalla tua figura,
che non trovo più pace
al suo brivido atroce.
E non posso parlarti,
nemmeno avvicinarmi,
ché cadrebbero tutti i miei sogni.
Oh se tale è il tremore orribile
che ho nell’anima questa notte,
e non ti conoscerò mai,
che cosa diverrebbe il mio povero cuore
sotto l’urto del sangue,
alla sublimità di te?
Se ora mi par di morire,
che vertigine folle,
che palpiti moribondi,
che urli di voluttà e di languore
mi darebbe la tua realtà?
Ma io non posso parlarti,
e nemmeno avvicinarmi:
nei tuoi istanti più belli
ti ho sempre soltanto veduta,
sempre soltanto sognata.

(Cesare Pavese)

Poesia poco originale della paura

O poema pouco original do medo

La paura avrà tutto
O medo vai ter tudo
gambe
pernas
ambulanze
ambulancias
e il lusso blindato
e o luxo blindado
di alcune automobili
de alguns automoveis

Avrà occhi dove nessuno possa vederli
Vai ter olhos onde ninguén os veja
caute manine
maozinhas cautelosas
trame quasi innocenti
enredos quase inocentes
orecchie non solo alle pareti
ouvidos nao so nas paredes
ma anche sul pavimento
mas também no chao
sul soffitto
no tecto
nel brontolio delle fogne
no murmurio dos esgotos
o forse perfino (cautela!)
e talvez até (cautela!)
orecchie nelle tue orecchie
ouvidos nos teus ouvidos

La paura avrà tutto
O medo vai ter tudo
fantasmi all’Opera
fantasmas na opera
sedute continuate di spiritismo
sessoes continuas de espiritismo
miracoli
milagres
cortei
cortejos
frasi coraggiose
frases corajosas
signorine esemplari
meninas exemplares
stabili monti di pietà
seguras casas de penhor
maliziose case d’appuntamento
maliciosas casas de passe
conferenze varie
conferencias varias
congressi molti
congressos muitos
ottimi impieghi
optimos empregos
poesie originali
poemas originais
e poesie come questa
e poemas como este
progetti osceni al massimo
projectos altamente porcos
eroi
herois
(la paura avrà eroi!)
(o medo vai ter herois!)
sarte reali e irreali
costureiras reais e irreais
operai
operarios
(così così)
(assim assim)
scribacchini
escriturarios
(molti)
    (muitos)
intellettuali
intelectuais
(quelli che sappiamo)
  (o que se sabe)
la tua voce forse
a tua voz talvez
forse la mia
talvez a minha
sicuramente la loro
com certeza a deles

Avrà capitali
Vai ter capitais
paesi
paises
sospetti come tutti
suspeitas como toda a gente
moltissimi amici
muitissimos amigos
baci
beijos
terrei innamorati
namorados esverdeados
amanti silenziosi
amantes silenciosos
ardenti
ardentes
e angosciati
e angustiados

Ah la paura avrà tutto
Ah o medo va ter tudo
tutto
tudo

(Penso a ciò che la paura avrà
(penso no que o medo vai ter
e ho paura
e tenho medo
il che è per l’appunto
que é justamente
quello che la paura desidera)
o que o medo quer)

La paura avrà tutto
O medo vai ter tudo
quasi tutto
quase tudo
e ciascuno per conto suo
e cada um por seu caminho
dovremo diventare tutti
havemos todos de chegar
quasi tutti
quase todos
topi
a ratos


Sim
topi
a ratos

Alexandre O’Neill – 1952

Linea 110/III

Dopo che l’autista aveva girato una manopola
i nomi delle destinazioni prendevano a ruotare
in avanzamento veloce sul riquadro e tutto

s’animava. I passeggeri
s’accalcavano sul cordolo come turbate cornacchie
intorno ai loro nidi, tutti in movimento

eppure indecisi. A quel punto il controllore
che dettava legge nella stazione dei bus e i bus
divideva e convogliava ognuno

chiamando non le località ma i numeri di linea,
e così ci si disperdeva come da istruzioni, io
verso la 110, Cookstown via Toome e Magherafelt.

(Seamus Heaney/continua)

Route 110/III

Once the driver wound a little handle
The destination names began to roll
Fast-forward in their panel, and everything

Came to life. passengers
Flocked to the kerb like agitated rooks
Around a rookery, all go

But undecided. At which point the inspector
Who ruled the roost in bus station and bus
Separated and directed everybody

By calling not the names but the route numbers,
And so we scattered as instructed, me
For Route 110, Cookstown via Toome and Magherafelt.

Linea 110/I
Linea 110/II