Il sole romano di Camilleri

Io (…) penso solo a godermi queste inattese e benedette giornate nelle quali posso ancora allucertolarmi al sole romano. Sono siciliano e quindi in fatto di sole ho una certa esperienza: quello romano, soprattutto se c’è quando teoricamente non dovrebbe esserci, è un sole di pasta diversa. Distensivo e conciliante, ti fa capire il senso vero della vita e la sovrana stupidità delle passioni estreme. E la città stessa, attraverso le sue pietre fatte per essere vissute al sole, mostra il suo volto sereno e placido, totalmente indifferente a chi ora la chiama, come scrisse un poeta, <<vacca rognosa>>, ora, con minore originalità, <<ladrona>>. Un celebre sonetto di Belli, intitolato Roma capomunni, inizia così: <<Nun foss’antro pe ttante antichità/bisognerebbe nasce tutti qui>>.

E quando ci si mette di mezzo anche questo sole incantato? La risposta la si può avere girando in questi giorni per le strade di Roma e osservando l’espressione e il comportamento dei turisti. Leggermente barcollanti, danno l’impressione di vagare dentro il migliore sogno che potessero fare, un sorriso stupito e pacificato stampato sulla faccia. I loro gesti si fermano a mezz’aria in un tempo sospeso, i giapponesi si scordano persino di scattare fotografie. Stanno forse a pensare, nelle loro lingue diverse: <<Non ci sono nato, pazienza. Ma devo proprio tornare a casa mia>>.

Andrea Camilleri, Allucertoliamoci.

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