Una manifestazione fascista

Ed ecco che dal fondo della strada apparve una fila di persone, che si tenevano a braccetto, reggendo come potevano delle bandiere, dei cartelli, dei fascioni: dietro a quella fila, un’altra fila. Ce n’era un fiume.
Si trattava di una manifestazione fascista.

I cartelli inneggiavano a grossi caratteri e con slogans che imitavano quelli della Nuova Sinistra, a Almirante e a Birindelli. Alcuni chiedevano perentoriamente la libertà per un certo xxx “xxx libero”. Forse per questo era stata autorizzata e consentita la manifestazione. (…)
C’erano tra i manifestanti degli uomini di mezza età (e anche qualche giovane) in camicia nera; qualcuno faceva (verso i fotografi) un provocatorio saluto fascista; si vedevano sventolare anche dei ‘gagliardetti’.

Ma ciò non impedì a Carlo di trarre con la massima lucidità le sue conclusioni ‘ispirate’, che furono pressappoco le seguenti.

No. Questi non sono più i fascisti. Tra loro ci sono dei ‘ritardati’, che sono i fascisti classici, ma non contano più (o contano come contano le sopravvivenze in un nuovo contesto storico). La delusione è atroce.

La fine del fascismo segna la fine di un’epoca e di un universo.
E’ finito il mondo contadino e popolare. Era dalle parti più miserabili di questo che il fascismo raccoglieva le sue bande di sicari innocenti e virili.

Sono anche finiti i ceti medi la cui cultura borghese era ancora fondata su una cultura popolare (simile a quella dei sicari): contadina, pastorale, marinara, povera. Differenziata (da regione a regione, da città a città, da centro a periferia).
Eccentrica, particolaristica. Quindi reale.

Il nuovo potere si era appoggiato nel dopoguerra a queste forme culturali reali, ma elettoralmente sanfediste. Aveva fatto cioè la stessa cosa che aveva fatto il fascismo.
Ma poi lentamente, a propria insaputa, tale potere aveva cambiato radicalmente natura. La Chiesa, che aveva riassunto in sé tutti i caratteri comuni di quelle varie culture popolari particolaristiche e reali (elettoralmente reazionarie), era servita dunque al potere in modo definitivo.

Di colpo, ora la Chiesa risultava superata, abbandonata, inutile, ingombrante. Quelle culture reali (particolari, popolari) erano sparite (o in via di sparizione).
Era stato il potere stesso a distruggerle; e, con esse, a distruggere la Chiesa.
Il tipo di vita predicato da quel potere (ogni giorno, ogni ora, ogni momento della vita) era completamente irreligioso. Niente poteva essere considerato al mondo più irreligioso, per esempio,  della televisione. (…)

In realtà la televisione predicava quotidianamente, ora dopo ora, il puro edonismo; il suo slancio era tutto in direzione della realizzazione del benessere e del consumo. E la gente aveva appreso la lezione in modo radicale; (…)Era mutata.
Aveva fatto propri i nuovi modelli umani, proposti dalla cultura del potere. Aveva abbandonato i modelli tradizionali. Esistenzialmente venivano vissuti nuovi valori, che nella coscienza erano ancora solo nominali. La vita era più avanti della coscienza.

La tolleranza, necessaria all’ideologia edonistica del consumo, poneva nuovi doveri: quelli di essere pari alle nuove libertà che, dall’alto, e senza parere, venivano concesse. Ragione inevitabile di nevrosi. D’altra parte vivere esistenzialmente nuovi valori senza conoscerli, era a sua volta una buona ragione di nevrosi.

Il mondo contadino era crollato. (…) Aveva perduto i propri valori tradizionali e reali, insieme a quelli convenzionali posti dalla religione ufficiale. Che cosa sostituiva questi valori? Che erano poi anche i valori, ancora, della piccola borghesia?

Nessuno aveva mai detto – da parte del potere – la verità: cioè che i nuovi valori erano i valori del superfluo, cosa che rendeva superflue, e dunque disperate, le vite. Dunque, si fingeva di non sapere.

Carlo guardava quei fascisti che gli passavano davanti. Essi non potevano essere che quelle persone reali che in quel momento il potere (la storia) voleva.
I loro slogans mentali classici, come “Dio, Patria, Famiglia” erano puro vaneggiamento. I primi a non crederci realmente erano loro.

Forse, delle vecchie parole d’ordine, ad avere ancora un senso, era, appunto, l'”Ordine”. Ma ciò non bastava a fare il fascismo. Le persone che passavano davanti a Carlo erano dei miseri cittadini ormai presi nell’orbita dell’angoscia del benessere, corrotti e distrutti dalle mille lire in più che una società ‘sviluppata’ aveva infilato loro in saccoccia. Erano uomini incerti, grigi, impauriti. Nevrotici. I loro visi erano tirati, storti e pallidi.

I giovani avevano i capelli lunghi di tutti i giovani consumatori, con cernecchi e codine settecentesche, barbe carbonare, zazzere liberty; calzoni stretti che fasciavano miserandi coglioni. La loro aggressività, stupida e feroce, stringeva il cuore. Facevano pena, e niente è meno afrodisiaco della pena.

(…)Quella massa di gente sciamava per quella vecchia strada senza il minimo prestigio fisico, anzi fisicamente penosa e disgustosa. Erano dei piccoli borghesi senza destino, messi ai margini della storia del mondo, nel momento stesso in cui venivano omologati a tutti gli altri.

(Pier Paolo Pasolini – Petrolio – Da Una Manifestazione fascista (seguito)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.