Amore e yoga

Lui si guardò allo specchio e decise: basta con le maniglie dell’amore, basta con la pancia, basta con la ciccia. Da domani si fa sport.
Lei non aveva problemi di linea.
Lui andò al parco a correre. Partì convinto, con uno stile un po’ rimbalzante. Dopo due minuti si sentì avvampare la faccia, il fiato mozzo, le gambe che non girano.
Dopo un paio di tentativi capì che l’impresa non era facile.
Lei gli passò il volantino di una palestra. Lui provò stepper, vogatore, tapis roulant, spinning, stretching, pesi, pilates, aerobica. Alcune pratiche solo guardando, altre cimentandosi.
Non ne andava bene una: troppa fatica, troppo scoordinato lui, troppo qui, troppo là. Scuse.
Annegò la frustrazione dentro calici di morellino, che annaffiavano generosi taglieri di salumi e formaggi, spaghetti alla carbonara, dolci al cucchiaio, panini con la salsiccia.
La bilancia nascosta dentro l’armadietto del bagno.

Un giorno lei arrivò a casa con un volantino: a due isolati da casa Gaetano “Bodhisattva” Sollazzo teneva lezioni avanzatissime di Hatha yoga.
Proviamo, disse lui.
Vai tu, disse lei.
Lui provò. Con soddisfazione. Fu un colpo di fulmine.
Tornava a casa e le mostrava ogni giorno un nuovo asana.
Mentre guardavano insieme Netflix sul divano si esercitava col pranayama.
Meditava, praticava, e intanto cambiava il suo punto di vista verso il mondo.
Cambiò alimentazione, dimagrì, risolse i suoi problemi col capo al lavoro, prese a leggere tutti i libri dell’Astrolabio.
Lei approvava.

Un giorno Gaetano “Bodhisattva” Sollazzo gli prestò “Il MIRACOLO della PRESENZA MENTALE”, un manuale di meditazione di Thich Nhat Hanh.
Fu una folgorazione.
Rientrò a casa mentre lei lavava i piatti e le disse: fermati.
Ora ti spiego come si lavano i piatti. Thich Nhat Hanh dice che quando si lavano i piatti bisognerebbe soltanto lavare i piatti; il che significa che mentre si lavano i piatti bisognerebbe essere pienamente consapevoli di stare lavando i piatti.

Lei non obiettò.

Lui proseguì: ora ti faccio vedere come si fa.
E lavò i piatti concentrandosi su quello che faceva. Se lei gli rivolgeva la parola lui nemmeno la sentiva. Alla fine entrò in uno stato contemplativo, vagheggiando di essere vicino all’illuminazione.

Cominciò a lavare i pavimenti per lavare i pavimenti.
Continuò spolverando per spolverare, facendo il bucato per fare il bucato e spazzando per spazzare.

Lei si ritrovò così ad avere una certa disponibilità di tempo libero e decise di unirsi al gruppo di Gaetano “Bodhisattva” Sollazzo.
Lui ne fu contento. Intanto intonava felice dei canti armonici, in soggiorno, cucinava riso profumato con le spezie e guardava la partita in televisione per tutto il tempo in vrikshasana. Felice come non mai.

Non si turbò quando seppe che lei era partita per un viaggio in India con Gaetano “Bodhisattva” Sollazzo. Il Maestro gli scrisse una lunga lettera, piena di insegnamenti illuminanti, in cui gli spiegava in termini di Rajas, Tamas e Sattva la nuova situazione sentimentale nella quale si trovava.

Lui annuiva felice, mentre leggeva, pienamente consapevole di leggere.

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