Storie da bar

– Un bicchiere di vermentino, per favore – disse lei.
– Lo preparo subito – rispose lui – si accomodi pure dove vuole.

Lei si girò intorno, poi si sedette nel tavolo alla destra del bancone, vicino allo specchio.

Lui si mise a preparare, con gesti plastici e un poco affettati, un piattino di stuzzichini da servire insieme al vino. Pescò un’oliva verde di Cerignola col cucchiaino e la sistemò in una ciotolina. Non gli sembrava adatta a lei, era carnosa ma piena di un’anima dura, con un osso da rosicchiare con fatica, di cui liberarsi con un po’ di fastidio. Saporita, poi, forse troppo, fino a sconfinare nel salato spiacevole.

Lei gli sembrava più tenera e vellutata, di quelle cose che ti si sciolgono in bocca senza bisogno di aggredirle mordendo, triturandole con i denti, masticandole a lungo prima di deglutire. Era qualcosa da buttare giù quasi d’un fiato, apprezzandone il passaggio fugace sulla lingua. Morbida, succulenta, da servire con un cucchiaino da dessert.
Si era sistemato in modo da osservarla, tra un gesto preparatorio e l’altro.
La guardava digitare con sicurezza, con i pollici, un messaggio sul telefono cellulare.

Mentre sistemava in un piattino un assaggio di melanzane sott’olio, accuratamente, usando una pinzetta, pensò che lui avrebbe saputo accarezzare come nessuno quelle mani belle, curate, dalle dita lunghe.

Avrebbero diviso ogni momento, avrebbero vissuto in simbiosi, si sarebbero promessi l’infinito, pensò, mentre posava lo sguardo sulle sue gambe lunghe, sacrificate nei jeans stretti. Lei, come sentendo nell’aria i pensieri di lui, accavallò le gambe e si voltò leggermente, quasi di spalle, tenendo il piede sinistro poggiato sul ginocchio destro.

Intanto scriveva e scriveva. Frenetica.

Lui tolse le bruschettine dalla piastra e le spalmò con il patè alle olive e con la crema di carciofi. La vedeva riflessa nello specchio. Avrebbero visitato insieme luoghi esotici.
Lui le avrebbe portato un drink coloratissimo sulla terrazza di un albergo lussuoso di Miami, preparato dal barman su sua precisa indicazione.
Un cocktail fatto apposta per lei.
Lo avrebbero bevuto guardando il cielo cambiare colore, al tramonto, sul mare.

Mentre stappava il vermentino poteva quasi vedere l’orizzonte che arrossava e lo sguardo di lei che lo osservava, pieno d’amore, sorseggiando quella bevanda inebriante.
Portò il vino e gli stuzzichini al tavolo.
Lei sollevò lo sguardo dal telefono per ringraziarlo, con un accenno di sorriso.
Lui tornò al banco e si mise a ripulire la zona di lavoro, con gesti lenti e precisi.

Lavorava troppo, e lei per questo lo avrebbe lasciato, dopo averlo atteso ogni giorno fino a notte alta, trepidante nei primi tempi, poi stanca, infine disillusa e annoiata.

La guardò accigliato, come volesse rimproverarla.
Lei bevve un altro sorso di vino, continuando a digitare sul telefono.
Non aveva nemmeno toccato gli stuzzichini.
Non aveva più rispetto per i suoi gesti d’amore.

La guardò ancora una volta, mentre rimetteva il telefono in borsa e si sistemava i capelli biondi, corti, guardandosi nello specchio appeso alla parete.
Bevve un ultimo sorso.

Pensò che l’avrebbe lasciata per primo, per non darle la soddisfazione di vederlo soffrire. Una comunicazione laconica e secca. Da domani non ci vediamo più, forse è meglio.
Lei avrebbe annuito, sollevata. In fondo era quello che meditava di fare.
Lui sarebbe uscito per sempre dalla sua vita, pronto a voltare pagina e a intraprendere un nuovo viaggio verso l’ignoto.

– Quanto le devo? – disse lei, avvicinandosi al bancone, guardandolo finalmente dritto negli occhi.
Lui attese per un istante, incrociandone lo sguardo.
Gli occhi cerulei, le lentiggini, le labbra sottili, tutto il resto.
– 5 euro, grazie – rispose, battendo lo scontrino.
Senza rimpianti.

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