Roma e rom

Siamo alle solite: un centinaio di persone, secondo alcuni anche 200, sono scese in piazza per protestare contro il trasferimento di alcune decine di persone di etnia rom in una struttura d’accoglienza, a Roma, nel quartiere periferico di Torre Maura, noto per le vie dedicate agli uccelli.

Protesta che respinge l’arrivo di queste persone (repetita iuvant) in quanto rom, cavalcata dai soliti neofascisti, e si concretizza anche nell’aggressione odiosa di un operatore del centro che portava il pane per i suoi ospiti. Un po’ di pane è caduto in terra ed è stato calpestato dai manifestanti, al grido “devono morire di fame”.

Sono episodi figli del brutto clima creato nell’ultimo periodo? Sì e no.

Chi conosce la realtà della periferia romana sa di cosa si tratta. E’ facile parlare di razzismo, ma non è così che si comprende appieno la situazione. Sicuramente c’è un atteggiamento discriminatorio nei confronti dei rom che ha radici secolari.

Difficoltà di convivenza, di integrazione, di comprensione che sfociano nell’insofferenza di molti. Chi a parole, chi addirittura passando alle vie di fatto. E’ una situazione difficile da cambiare, che si basa sull’incapacità di accettare la diversità, ma anche sulla paura più elementare, quella che spinge a difendere le proprie cose anche aggredendo, oltre ai pregiudizi diffusi nei confronti dei rom, che si basano sia su luoghi comuni che su dati di fatto, senza tenere conto di alcuni ovvi distinguo non proprio sottili.

Non tutti colgono l’evidenza del proprio comportamento: un pregiudizio basato sull’appartenenza a un’etnia è razzista per definizione.
Non a tutti importa, però, che si possa classificare come razzista un atteggiamento che per molti è esclusivamente difensivo. Lo definirei dovuto all’ignoranza se non fosse che non voglio puntare il dito mettendomi su un piedistallo. Cerco solo di capire.

Su questi elementi si innesta l’azione di chi approfitta di queste tensioni per calcolo politico. Alimentandole di suo, o approfittandone quando vengono fuori spontaneamente. Nello stesso quadrante di Roma est è già successo, tempo fa, a Tor Sapienza.

Si dà enfasi a quanto succede, sorvolando sul numero esiguo di quanti scendono in piazza, etichettando come razzista una comunità che probabilmente non lo è: a Torre Maura abita tanta gente che non merita questo appellativo, e tanta altra che di comportamenti discriminatori è vittima.

Sono cose complicate da raccontare, da analizzare e, soprattutto, da combattere.
Nel caso dei rom più che in qualunque altro, perché il pregiudizio è radicato profondamente e questo è un tempo in cui la logica del NIMBY, non nel mio giardino, prevale ed è considerata rispettabile e rivendicabile. E l’ospite “scomodo” viene rifiutato da tutti, e tutti nel farlo pensano di averne il diritto.

Quello che chiederei a chi nutre pregiudizi verso i rom respingendo l’accusa di razzismo è di fermarsi a ragionare: oltre a dover fare i conti con le proprie convinzioni (non potete non definirvi razzisti, tecnicamente lo siete, purtroppo), il che vale solo per chi è interessato a farlo, dovreste anche riflettere sulle possibili soluzioni, perché se alcuni rom rappresentano un problema, resta il fatto che alla questione bisogna trovare la miglior soluzione possibile. Che non è allontanarli, discriminarli, perseguitarli o sterminarli, come facevano i nazisti.

Il Campidoglio si è piegato alla protesta e ricollocherà altrove questa gente, creando un pericoloso precedente: da domani ogni emergenza sociale del genere sarà sostenuta con più forza ancora da parte di chi approfitta di certe situazioni.
Ci vuole più determinazione e bisogna che la gente ragioni di più sulle conseguenze delle proprie azioni, ma per farlo serve tempo, impegno e capacità di prendere decisioni impopolari e farle rispettare. Le brutte figure di Roma, in questo senso, non sono certo il problema più grande. Il problema è riuscire a comprendere che una città metropolitana deve essere inclusiva per forza, altrimenti diventa un inferno.

 

 

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