Deep work. Concentrati, però.

Sostiene Cal Newport, un prof della Georgetown University, che per lavorare al meglio su qualcosa che richiede una forte attenzione occorre evitare le distrazioni: chiudere telefono e mail, non tenere aperti mille tab nel browser, zittire le notifiche dei social e provare a fare-esattamente-quello. Di più, secondo Newport una sessione di Deep Work dovrebbe essere messa in calendario alla stregua di una riunione o di un appuntamento commerciale, in modo da riservarle la stessa importanza.

Newport sostiene che la spesa cognitiva che sosteniamo per passare da un elemento all’altro è eccessiva e ci porta a rendere molto meno di quanto non saremmo in grado di fare concentrandoci su un task alla volta. Il continuo saltellare da una funzione all’altra crea un effetto che gli psicologi chiamano attention residue, che riduce la nostra capacità cognitiva. Lo spreco di risorse maggiore, secondo Newport, è dato dai rapidi check di vari dispositivi e messaggerie che facciamo di continuo.

Per arrivare a una condizione di Deep Work Newport fissa quattro regole fondamentali:

  1. Work deeply. Lavorare profondamente. Se vogliamo aumentare la quantità di deep work integrata nelle nostre normali attività non possiamo aspettare la situazione propizia in termini di tempo libero e di concentrazione. Dobbiamo fare in modo di incorporare sezioni di deep work nel nostro programma di lavoro giornaliero.
  2. Embrace boredom. Abbracciare la noia. Le attività che richiedono un maggiore sforzo cognitivo sono spesso ripetitive e noiose. L’esposizione alla noia abitua a svolgere al meglio certe attività. Perché il cervello non scappi in modo pavloviano dalle attività noiose occorre allenarlo a sopportare la noia.
  3. Quit social media. I social sono nemici dell’attenzione selettiva. I benefici che portano sono infinitamente meno importanti dei vantaggi professionali che si ottengono focalizzando l’attenzione su qualcosa senza distrazioni.
  4. Drain the shallows. Eliminare lo shallow work, che per Newport è il lavoro che non richiede una concentrazione ininterrotta. Per esempio, molte operazioni amministrative, tipo rispondere alle mail, prendere appuntamenti o cose del genere. Queste occupazioni devono essere circoscritte a una piccola parte dell’agenda quotidiana e vanno minimizzate, non perché siano negative, ma perché rappresentano l’esatto opposto di quello che si sta cercando di ottenere. Deep work.

La conclusione del professor Newport è che non bisogna focalizzarsi troppo su quanto c’è di male nelle distrazioni, piuttosto è meglio cercare valore nel contrario: il superpotere della concentrazione, che è fondamentale nella maggior parte dei lavori concettuali. Una dote che va coltivata.

Cal Newport, autore del libro Deep Work, pubblicato nel 2016, ha un fortunatissimo blog che potete trovare qui.
Il contenuto di questo post è basato sull’intervista che Newport ha rilasciato a Tim Herrera del New York Times, che si può leggere qui.

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