Sapere, dipendere

Cercando di rimpolpare il mio pallido inglese sto guardando in tv qualche serie in lingua originale. Nel caso, The Crown. In una puntata la giovane Elisabetta è preoccupata dal fatto di dover parlare, da regina, con uomini di grande ingegno, senza essere alla loro altezza, o almeno senza sentirsi in grado di farlo, per mancanza di conoscenza.

Parlando, oggi, con uno che sa molte cose e cerca di insegnarle, è venuto fuori che le dipendenze sono per l’uomo una specie di motore evolutivo. E può esistere, penso io, anche una dipendenza dal sapere. C’è chi conosce a fondo uno o più argomenti, fino a insegnare una disciplina, e ancora oltre, fino ad ampliarne i confini.

E c’è chi ha una cultura generale piccola o grande che sia. Io faccio parte di questo secondo gruppo, ho letto di tutto, sempre e comunque, con grande voracità. Mi sento però sempre in difetto: perché non ho una cultura classica, non conosco il latino, non sono laureato, non ho letto decine di libri che avrei dovuto leggere, non capisco di cinema pur avendo visto tanti film, non capisco di teatro pur avendo visto spettacoli e fatto laboratori, scrivo cose in giro senza conoscere davvero a fondo nessuna materia.

Possiedo mille dischi ma non so tutto su nessuna questione musicale. Trattengo e catalogo migliaia di informazioni che non so a cosa possano servire. Non sono un vero esperto nemmeno sulla Lazio, di cui, pure, ricordo alcune cose a memoria assoluta (famosa la declinazione dei portieri con cui ogni tanto sostituisco il conteggio delle pecore, dall’ultimo fino a Di Vincenzo, 1968, sempre rigorosamente a ritroso), ma c’è gente che mi potrebbe smutandare a piacimento, e nemmeno poca.

Così, sentirmi inadeguato mi spinge a voler sapere di più. E apprendere mi gratifica, ma per ogni cosa che imparo ne scopro una quantità che non conosco. E’ come una fatica di Sisifo: più si fatica sui libri più si ha consapevolezza dell’enormità di quello che non si sa. Consola, appunto, il godimento dell’apprendere, che però non è mai sufficiente: proprio quel meccanismo per cui si nutrono aspettative esagerate su qualcosa, che arrivano, sì, ma lasciano inappagati e desiderosi di averne ancora. La dipendenza.

Mi chiedo che cosa sarà di tutte queste cose che immagazzino, immagazzino, senza che ci sia occasione, se non raramente, di tirarle fuori. Sarà giusto o sarà fatica sprecata?

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