Presentando Centocelle

Sabato c’è stata la presentazione del mio libro a Centocelle, nel circolo di Rifondazione comunista dedicato a Carlo Marx. Sono stati davvero squisiti, li ho ringraziati infinitamente per avermi chiamato e per avermi ospitato con calore. Era la terza presentazione: la prima in casa, nel cuore di Vald’O, a San Quirico d’Orcia, la seconda in pieno centro a Roma, alla libreria del Touring, la terza in braccio al mio quartiere-madre.

C’è stata tanta gente, tutte le volte, e alla fine posso dire che è stato un momento importante, per me. Perché era la mia prima presentazione, era il primo lavoro di scrittura concretizzato in un libro, la prima volta che un editore leggeva un mio testo, la prima volta che lo accettava, la prima volta che qualcuno, senza conoscermi, acquistava un libro con il mio nome sopra.

Scrivere qualcosa che poi si mette a disposizione degli altri è un gesto temerario, in cui ci si offre, nudi, al giudizio del lettore. Quando il testo è partito chi lo legge lo fa suo e lo manda dove vuole: è libero di attribuire qualunque senso a quell’opera, è libero di stroncarla, di denigrarla, di apprezzarla, di conservarla nella memoria, di rimuoverla o chissà che altro. Non so come spiegare il conflitto interiore: la voglia di essere letti e apprezzati, il ritegno/pudore per quello che si è scritto, il senso di “ma chi me lo ha fatto fare” che si incrocia con quello di “ma che ci faccio io qua”.

In queste tre occasioni ho rivisto tanti amici. La cosa mi ha riempito di gioia. Non so se organizzerò altri eventi: il libro sta andando bene, penso si sia anche venduto, finora, ha ricevuto tante recensioni (ne ho raccolte 18, mi pare) tutte positive, e tanta gente mi ha scritto o si è messa in contatto con me per aggiungere un particolare o commentare una storia. Questo mi ha fatto molto piacere, oltre a precipitarmi nell’ansia da inadeguatezza della serie “oddio, ho omesso questo o quel particolare” oppure “mamma mia, chissà se si vede che di quella storia non ne so niente”.

Però è andata. Posso considerarmi a tutti gli effetti autore di un libro che ammucchia un po’ di memorie di un quartiere. Qualcosa che può spingere ad approfondire, o anche a cercare di localizzare dei posti. Che può mettere in moto l’immaginazione. Ho visto un filmato, sabato sera, sul Parco di Centocelle, e a margine della discussione ho preso appunti, ho colto parecchi spunti di cui si potrebbe ancora parlare. Magari lo farò, usando il blog.

Mi sento, a distanza di sei mesi dall’uscita del libro e di un anno e mezzo dalla sua scrittura, come restituito a una storia, per il solo fatto di averla, per sommi capi, raccontata. E credo che questa sia la cosa migliore che io abbia fatto, da parecchio tempo in qua.

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