L’inquietudine della bestia/66

abbiamo corso
piegati umiliati
disastrati senza petto
la pancia a toccare per terra
abbiamo strusciato la faccia sul muro
bevuto la morte
visto bambini scavati
la pelle che tremava
abbiamo galoppato feroci
verso l’oro dei grandi
perché nelle mani
non si reggevano i pugni
e c’era un sorriso immaginato
nel nostro futuro
poi ci siamo seduti:
i letti si muovevano sotto
come serpi tagliate
Dormire era solo un rasoio
il cuore lo spaccava a metà
la vita ha tuonato
in un attimo siamo invecchiati
abbiamo soffiato via i nostri nomi
ci siamo spogliati
perché fossimo solo
di pelle animale
adesso sappiamo
che per correre bisogna sapersi fermare
ed essere terra pronta a morire o cambiare
ed essere questo dio che non ha più nome
che anche lui s’è denudato
che anche lui s’è ferito
che anche lui s’è scorticato il capo

(Ilaria Drago, L’inquietudine della bestia, Edizioni Nemapress)

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