Passeggiando nella periferia romana

“La borgata, almeno nelle aspettative dei suoi creatori (negli anni Venti e Trenta del XXI secolo), avrebbe quindi voluto essere riconoscibile per certi aspetti caratteristici di spontaneità e vita semplice; dietro a questa lettura ideologica si tentava però di nascondere gli aspetti più degradati dell’agglomerato stesso, compresa l’alienazione sociale dalla vita pulsante del nucleo cittadino di Roma”
(Citazione di Irene Ranaldi dalla voce “Borgate” del vocabolario Devoto-Oli)

Passeggiando nella periferia romana – la nascita delle borgate storiche, di Irene Ranaldi, mi è arrivato ieri, fresco fresco, spedito da Roma da Iacobelli, che è il mai troppo santificato editore del mio libro su Centocelle. Come l’ho visto in uscita mi sono fiondato: il tema mi interessa e leggere altro sull’argomento mi aiuta a sentirmi meno lacunoso e disinformato. L’ho letto subito, in un pomeriggio, seguendo l’itinerario che l’autrice ha immaginato per due suoi amici in arrivo da New York per vedere un aspetto inconsueto di Roma.

Il viaggio si snoda attraverso le dodici borgate romane, quelle ufficiali, pensate dal Governatorato di Roma negli anni ’30 per piazzare a debita distanza dal centro cittadino un po’ di popolaccio indesiderabile e, con la scusa, alimentare la fissazione per la ruralità del Regime. Cita, l’autrice, l’articolo di Mussolini, comparso sul Popolo d’Italia del 22 dicembre 1928, col titolo “Sfollare le città” assai illuminante sul tema:

“Impedire l’immigrazione nelle città, sfollare spietatamente le medesime; facilitare con ogni mezzo e anche, se necessario, con mezzi coercitivi, l’esodo dai centri urbani; difficoltare con ogni mezzo […] l’abbandono delle campagne, osteggiare con ogni mezzo l’immigrazione a ondate nelle città”.

Le prime borgate romane – cito l’autrice – nascono dunque come insediamenti pianificati durante il fascismo. Staccate dal resto del corpo urbano cittadino, isolate, pensate per ospitare la popolazione sfollata dal centro della città in previsione di un piano di riorganizzazione urbana solo in parte realizzato, hanno quasi – già in origine – esclusivamente funzione abitativa e sono pressoché prive di spazi di aggregazione sociale. E così, isolate, ci appaiono nei capolavori del cinema Neorealista. Una gentrification ante litteram. Progressivamente, a partire dal dopoguerra, queste borgate vengono assorbite dalla città in espansione; ma solo negli anni Settanta, con le giunte comunali di sinistra, sono stati avviati tentativi di progetti di recupero e rivalutazione di queste zone.

Dopo una necessaria e istruttiva introduzione, Irene Ranaldi comincia il suo giro per le borgate, da fare rigorosamente usando i mezzi pubblici, camminando a piedi e non disdegnando la richiesta di informazioni a qualche passante, con cui scambiare qualche battuta e farsi raccontare le storie della borgata.

Arricchito dalle foto di Maritza Bianchini, l’itinerario si snoda attraverso Acilia, Primavalle, Val Melaina, Tufello, San Basilio, Pietralata, Tiburtino III, Borghetto Prenestino, Quarticciolo, Borgata Gordiani, Tor Marancia, Trullo. Di ogni borgata racconta i percorsi, la storia, gli sforzi fatti per migliorarne l’aspetto, il passato fatto di lotte che le accomuna, la partecipazione alla Resistenza, il diritto alla casa.

Viene fuori qualcosa che chi conosce Roma già sa: questi aggregati, nati per essere zone dormitorio, massimizzando lo sfruttamento del suolo a scapito del verde e dei luoghi di socializzazione, sfuggono alla classificazione alla voce “periferia” e acquistano vita propria, ma sono parte integrante della città, ancorché subordinate, negli itinerari del turismo di massa, al centro dei rioni, che si svuota di residenti per fare largo alle richieste del popolo dei vacanzieri che tutto requisisce.

Una piccola rivincita di chi per nascita è escluso, tenuto lontano dagli occhi, ghettizzato su base reddituale e/o di provenienza geografica e appartenenza politica. Le borgate, in questi decenni, si sono evolute, sono state raccontate nei libri e al cinema, hanno acquisito dei tratti peculiari che aggiungono sfumature al quadro che le rappresenta tutte nello stesso modo, quasi che una valesse l’altra, anche se è vero che certe zone di Roma hanno una genesi comune, e il libro ce lo ribadisce.

Su queste differenze Irene Ranaldi fa luce, invitando il lettore a recarsi sul posto e a toccare con mano realtà sorprendenti. Ho cercato di ricordarmele, da romano che conosce la città, e spesso ci sono riuscito, ma questa guida ha aggiunto molti particolari e mi ha fatto venire voglia di tornare in certi posti per visitarli.

In una di queste borgate (Pietralata) ho anche abitato per due anni, saltando sulla metro la mattina per tornare a dormire la sera: mi sono reso conto che ne ho conosciuto una minima parte, e che in qualche modo l’ho rifiutata, rimanendo focalizzato sulla mia Centocelle e sul lavoro pariolino. Un esempio che qualcosa, forse, spiega.

Porterò il libro con me quando tornerò a Roma, comprerò un sacco di biglietti dei mezzi pubblici, mi armerò di taccuino e penna e passeggerò come fossi uno di quegli amici americani, annotando le mie impressioni. Voi andate, per favore, sul sito dell’editore, acquistate il libro, leggetelo e poi lasciatevi andare alla deriva per questa Roma alternativa.

passeggiando_periferia_romanaPasseggiando nella periferia romana – la nascita delle borgate storiche
di Irene Ranaldi – foto di Maritza Bianchini
Iacobelli editore
112 pagine – 12 euro
Acquistalo sul sito dell’editore oppure, per favore, in una libreria, meglio se indipendente, lascia stare quelle sul web.

Irene Ranaldi è Dottore di ricerca in Teoria e analisi qualitativa presso la facoltà di Sociologia, “La Sapienza” Università di Roma. Presidente dell’associazione culturale “Ottavo Colle” che promuove il turismo locale nei quartieri. Giornalista, scrive su testate che si occupano di impresa sociale, si è diplomata Archivista all’Archivio di Stato di Roma e ha svolto ricerche principalmente sul rapporto tra identità locale e mutamento sociale. Ha pubblicato numerosi articoli in riviste scientifiche su temi riguardanti la sociologia urbana con un particolare focus su gentrification e trasformazioni nei quartieri e sul rapporto tra globalizzazione e città. Ha partecipato a convegni e workshop nazionali ed internazionali, pubblicato articoli, ideato e curato una serie di eventi ed iniziative culturali e di impronta sociale. Autrice nel 2012 per Franco Angeli di “Testaccio, da quartiere operaio a village della capitale”, e per Aracne nel 2014 di “Gentrification in parallelo. Quartieri tra Roma e New York”.

 

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