Eravamo tanto amati

dimsEcco un libro interessante: 24 interviste a persone notevoli che raccontano trent’anni di deriva dal PCI al PD con tutto quello che c’è in mezzo, e ragionano sul futuro.
Autori ed editore si leggono nella foto.

Alla presentazione del libro a Siena si è parlato di come è successo che si sia perso tutto quel consenso e che non ci sia più tutto quell’amore.

Ho ascoltato le voci accalorate di chi c’era e ha visto e di chi non c’era e si è fatto raccontare i fatti. Io c’ero e non c’ero, nel senso che non mi sono mai occupato di politica e non ho mai avuto una tessera di partito, ma mi ricordo gli eventi salienti e l’impressione che mi hanno fatto.

Hanno ragione quelli che dicono che la catena PCI-PDS-DS-PD, nel tempo, ha perso la capacità di coniugare il presente rimanendo focalizzata su un’idea di futuro, che sarebbe poi l’Utopia. La morte dell’utopia e la riduzione del concreto quotidiano alla mera ricerca del consenso e del potere ha allontanato la gente.

Non che prima il PCI stesse lontano dalla brama di potere: semplicemente, dove governava faceva cose concrete, che si ripercuotevano in positivo sulla gente, alimentando un grande consenso.

A un certo punto si è smesso di pensare in termini di miglioramento della vita delle persone, di cura del bene comune e di tentativo di costruzione di una società più equa.
Lo sforzo maggiore è stato dedicato alla ricerca del potere e del consenso, la lotta tra capitale e lavoro si è conclusa e ha lasciato il posto alla ricerca del compromesso più utile a soddisfare le brame del “padrone”.

Così si è legiferato (da Treu in poi) per costruire un lavoro flessibile che è diventato da subito precario, e si è continuato, nel tempo, da lì al Jobs Act, a intaccare le garanzie conquistate in piazza dai lavoratori.

In trent’anni il mondo è cambiato tante volte: fine della guerra fredda, emersione della Cina come attore internazionale di primo piano, globalizzazione, internet, finanziarizzazione dell’economia, automazione che si mangia il lavoro, flussi migratori, costruzione e ampliamento dell’UE. Queste cose non ce le hanno raccontate in modo che le capissimo, non le hanno, forse, capite fino in fondo neanche loro, si sono trasformate spesso in disastri di fronte ai quali (Genova, ma non solo) non ci è stato nemmeno consentito di protestare.

Si è armata così la mano di chi, oggi, contesta al PD responsabilità enormi sulla situazione attuale, probabilmente superiori a quelle che ha per davvero, certamente da condividere, in buona parte, con tutti quelli che hanno governato in trent’anni.

Di certo, la catena PCI-PDS-DS-PD si è sottratta alla responsabilità di difendere i più deboli, spiegare loro il mondo e battersi perché questi enormi cambiamenti producessero effetti meno negativi e/o più positivi. Non è successo. L’enorme impopolarità attuale si deve a questo, alla questione morale completamente disattesa, all’ingannevole senso di novità, diventato boomerang, rappresentato da Renzi (ancora il Jobs Act, nato per fare la lotta al precariato, che svende il feticcio dell’articolo 18 e raccoglie risultati miserrimi), alla corsa alla difesa di un ceto medio spaventato, cinico e dall’animo conservatore, abbandonando i più deboli al loro destino, all’appropriarsi di azioni e parole della destra sul fronte della sicurezza e della gestione dell’immigrazione. Troppo poco, sull’altro piatto della bilancia, lo sforzo fatto per modernizzare il Paese sul fronte dei diritti, che conta, sì, ma non può bastare.

Vincono le nuove utopie, anche se scombiccherate, le questioni moraliste, più che morali, il partito dell’odio e della paura, che si può battere spegnendo i conflitti e lavorando sulla cultura dell’accoglienza e della legalità. Si sente parlare di questioni tecniche, di congressi, di presidi da mettere sul territorio, di conteggi, di cose che non servono o riguardano il mezzo di trasmissione delle idee.

Il problema è che le idee non ci sono, hanno cessato di esserci perlomeno da trent’anni.

E chi amava ci ha messo, con gli occhi dell’amore, decenni ad accorgersene.
Chi vuole riconquistare amore deve amare: mettere in piedi un pensiero e farne un’azione. Solo questo. Il resto, se il pensiero è giusto, verrà.

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