Un pomeriggio emozionante

La prima volta avevo presentato il mio libro su Centocelle a San Quirico, nel cuore amico di Vald’O: giocavo in casa, il che non mi aveva impedito di provare una certa emozione, superata facilmente grazie agli amici e all’atmosfera scanzonata che si era creata.

La seconda, invece, è stata in “campo neutro”: la libreria del Touring a Piazza Santi Apostoli a Roma, alle 5 di pomeriggio. Hai detto niente: Roma centro, e già a uno gli tremano le gambe, nel mezzo di un giorno feriale, e qua uno passa giorni e notti a chiedersi se ci sarà qualcuno che troverà il modo di arrivare, superando il traffico, la ZTL, l’orario lavorativo, le enormi distanze cittadine, le buche, la pioggia, l’estate che sta finendo e un anno se ne va.

E’ andata alla grande: è venuta un sacco di gente, e due su tre non li conoscevo. Il mio amico Stefano Ciavatta ha condotto la faccenda da par suo, ché quando si parla di Roma lui è nel suo elemento. Un’oretta e più di ragionamenti su Centocelle e su Roma che hanno alimentato domande, spunti e riflessioni interessantissime: si è guardato più al futuro che al passato, il che è un po’ un marchio di fabbrica di Stefano e uno dei lati che di lui apprezzo di più.

La storia e la memoria sono importanti soprattutto se si usano come chiavi di lettura di un futuro possibile. Roma è quella che è ed è importante raccontare in che modo è diventata così, non per vivere di nostalgia ma per mantenere viva la memoria di una città che sa essere sovversiva e resistente e non è addormentata e passiva come si racconta. O forse non sa di non esserlo, navigando al confine pericoloso tra il fatalismo e il cinismo amorale. O, addirittura, verso un’ignavia omertosa.

Come che sia, abbiamo ragionato di Roma fuori dal cliché da serie TV che contrappone Roma nord a Roma sud: sia perché ci sono l’est e l’ovest e noi ne siamo espressione, sia perché siamo esempi viventi di negazione di luoghi comuni, e sia detto senza presunzione, autoreferenzialità eccetera eccetera.

Solo per dire che siamo diversi da come ci raccontano, noi romani, e che le macchiette sordiane o verdoniane, le narrazioni di periferie dannate e le fiction trucibalde si dimenticano che c’è ancora parecchio altro da dire, e per fortuna riusciamo ancora a dircelo, almeno tra noi.

Mi hanno beccato in castagna con qualche scivolone toscanoide, ma le c e le g resistono e se dico “le mi’ sorelle” non sono tanto distante dal vernacolo. Cfr. espressioni come “er mi’ fio”, mentre in genere si omette l’articolo dicendo mì madre, mi moje, mì fratello, ma il plurale è tiranno. Ar massimo potevo dì ‘e mì sorelle. Che poi è quasi uguale. Adoro la Toscana e mi piace viverci ma mi sento romano al 100% e tale rimango.

Accanto al Museo delle Cere stavano girando qualcosa tipo film o fiction o serie TV o che, era pieno di tizi vestiti bene, furgoni e cose così. Ho finto che fossero lì per me ma non ci ha creduto nessuno. Fatico ancora a trovare il modo di firmare i libri senza scriverci cazzatine banali. Cercherò di concentrarmici un po’. Ora ne organizziamo una a Centocelle e una a Siena. Non prendete impegni.

42239392_10216875582066074_4606517252919918592_n

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...