Anna Frank,Shalom A., io

133711-mdHo conosciuto la storia di Anna Frank guardando in televisione il film di George Stevens che la raccontava, in bianco e nero, da ragazzino, al massimo adolescente, in TV.

La guerra era finita da 25 anni, se contiamo 25 anni a ritroso da oggi arriviamo al ’92, Tangentopoli, sembra ieri. Tanta gente aveva un ricordo vivo di quei giorni e ne parlava facendo allusioni, dicendo cose, rievocando storie.

A scuola lessi un libro nella biblioteca di classe che parlava del Ghetto di Varsavia, forse era una rievocazione fatta da Edelman, forse da qualcun altro. Rimasi sconvolto dal racconto dei nazisti che si divertivano a incoraggiare i bambini a scappare scavalcando la rete di protezione per poi freddarli mentre lo facevano, giocando al tiro a segno.

Nessuno mi ha insegnato a non essere razzista o antisemita, in famiglia nessuno si occupava di politica, eravamo troppo presi a sopravvivere ed eravamo umani, per fortuna, per tradizione. Andava da sé che sapessimo come riconoscere l’orrore.

Sapere dei campi di concentramento e delle persecuzioni razziali mi ha reso allergico a ogni manifestazione o rappresentazione nazifascista, di mio e da subito.

Un giorno però a scuola facevo il cretino con un mio compagno e scrivemmo alla lavagna che tizio era un ebreo, volendo intendere che era tirchio.

Un mio compagno di classe, ebreo, mi venne a insultare dicendomi che quelli come me gli facevano schifo. Cancellai la scritta e gli chiesi scusa, vergognandomi profondamente per quello che con leggerezza avevo scritto. Mi sorprese molto il fatto che alcuni compagni di scuola fossero venuti da me a dirmi che lui non doveva farlo, che era un esaltato e che avevo fatto male a scusarmi. In realtà lui avrebbe fatto bene a picchiarmi, solo che qualcuno lo trattenne dal saltarmi addosso. Ho imparato quel giorno che non bisogna giocare con certe cose, anche se si ha ben presente da che parte stare.

Non ho simpatià né antipatia per ebrei e israeliani, apprezzo l’enorme talento di tanti artisti e uomini d’ingegno ebrei ma mi hanno spiegato che attribuire all’appartenenza a quella comunità il loro essere ingegni superiori è una forma di razzismo. Adoro, comunque, Shalom Auslander, Jonathan Safran Foer, Bob Dylan.
Vorrei che si risolvesse per il meglio la questione palestinese.

Shalom Auslander ha scritto un libro dove racconta di una Anna Frank vecchissima che viveva nascosta nella soffitta di una casa in america. Caustico ed esilarante, ma non ve lo consiglio. Leggetevi piuttosto il Lamento del prepuzio e A Dio spiacendo e ridete in faccia a questa feccia antisemita.

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