Dignità vo cercando

DLSUPUdWsAAP-VzLa povera Katia Ghirardi e i suoi colleghi della filiale di Castiglione delle Stiviere (Mantova) di una grande banca stanno passando un bruttissimo quarto d’ora per un video girato per uso interno all’azienda che è stato condiviso sul web. Il video mostra gli impiegati della filiale impegnati in una specie di coreografia, con la Ghirardi particolarmente attiva con gesti, frasi e canzoncine che ne testimoniano l’impegno nell’ottemperare al dettato dell’azienda, che ha, per motivi che, visto il video, non risultano ben chiari, chiesto questa performance aggiuntiva ai suoi lavoratori.

So per esperienza che le aziende chiedono qualche volta ai loro dipendenti di fare cose poco dignitose. Spesso sono cose assai meno “frivole” di queste, ma non si capisce perché delle persone che sono state assunte in base alle proprie capacità e ai titoli conseguiti debbano cimentarsi in queste scenette e rendersi ridicole davanti all’azienda e ai loro colleghi, invece di svolgere il proprio lavoro.

E’ una specie di Coppa Cobram o di proiezione della Corrazzata Kotiomkin di fantozziana memoria. Paolo Villaggio non aveva inventato niente, aveva solo calcato un po’ la mano. Va detto, però, che lo spettacolino motivazionale, la cena che cementa l’ambiente, la gita aziendale sono vezzi da grande azienda che applica al proprio interno protocolli in voga, scimmiottando altre realtà, qualche volta, purtroppo, in modo goffo e approssimativo. E’ un problema relativo, se lo si lascia nel capitolo delle bizzarrie. E’ un problema serio, se si considera che si tratta di una spia dell’approssimazione  con cui spesso si muovono le nostre aziende in ogni aspetto della loro vita quotidiana.

Sono deluso, personalmente, dalla mia esperienza lavorativa e ho incontrato difficoltà, a volte, ad accettare disposizioni che mi parevano in contrasto con le mie prerogative di lavoratore e di persona. Ho visto altri farlo di buon grado, sopportando umiliazioni, messe alla berlina, vessazioni, molestie e altro, quindi non mi stupisce il video e mi dispiace che qualcuno, per riderci su, abbia esposto queste persone a una gogna spietata.

Mi fa rabbia, però, sapere che esistono aziende importanti che chiedono ai propri dipendenti di rendersi ridicoli, non si capisce a che pro, anche l’uno di fronte all’altro, con tanti saluti anche a ogni cautela riguardo alla convivenza tra colleghi e al giusto modo di rapportarsi tra persone che poi sono ordinate in una gerarchia.

Nella vita non bisogna mai prendersi troppo sul serio, l’autoironia è una grande virtù. Quando qualcuno ci rende ridicoli in un contesto lavorativo, però, ci manca di rispetto, soprattutto se si tratta del nostro datore di lavoro.

Mi immedesimo nei colleghi della Ghirardi che hanno accettato di partecipare, in subordine, al “balletto” e mi chiedo quanti di loro l’abbiano fatto volentieri e quanti, invece, non abbiano doppiamente subito questa situazione. Mi dispiace per loro, sarei arrabbiato se fosse capitato a me.

Speriamo che tutti, da Ghirardi in giù, possano dimenticare presto questa tempesta.

Il lavoro è il problema di questo Paese, principalmente perché la gente non ce l’ha. Quello che succede a chi lavora, però, ci fa pensare, spesso, che il problema principale siano i datori di lavoro, che siano lo Stato, le grandi imprese o piccole e medie aziende, che spesso esercitano il loro ruolo in maniera arrogante, poco competente e irrispettosa della dignità dei propri dipendenti.

Per loro, solidarietà.

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  1. Pingback: Katia, ci fai o ci sei? | Viaggi Ermeneutici

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