Un certain chaleur*/Captain Fantastic, Viggo, il caldo percepito e noi

Captain1

Agosto. Sera. La temperatura percepita ci rincorre col forcone. Quella rilevata con metodi tradizionali dice 33 gradi a un quarto alle dieci. Fa troppo caldo anche per bestemmiare. Si tenta la carta del cinema.

Partiamo con un bel cervo che, guardingo, si aggira per la macchia. Bruca delle foglioline, si guarda intorno, sta attento. A un certo punto un ceffo pittato di nero esce dal folto del bosco strillando come un gallinaccio e gli taglia la gola. Dura la vita del cervo, sempre a guardarsi intorno, sempre qualcuno che ti sfracagna le corna e te se vole magnà, ma dico io, non sarà più comodo tirare il collo a qualche gallinella?

Comunque viene fuori che il tipo pittato di nero è un pischello che si chiama una cosa tipo Baldovino, ma storpiato, e che lo chiamano Bo, senz’acca, scritto come quelli che dicono ao, bo, ai, ei, eccetera. Bo ha 5 tra fratelli e sorelle, tutti piccoli e agguerritissimi. Il padre è Ben, al secolo Viggo Mortensen, cioè Aragorn, che un po’ si è fatto vecchio e ha la barba lunga ed è pittato di nero anche lui.

Aragorn strappa il cuore del cervo con le mano, non si vede ma si sente lo sguarchlgh. Chissà come fanno quelli del cinema a fare questi suoni di ciccia stropicciata e sguisciolosa. Il padre barbuto abbraccia il giovane Bo, al suo primo acchiappo da cacciatore. Lo tinge in fronte e sul naso col sangue della bestia, nero. Gli dice: ora sei un uomo. Stczz. Bo magna con un mozzico un pezzo di cuore del poro cervo.

Poi si lavano tutti il pesante trucco mimetico. Sono una famiglia che abita nel bosco, dorme in un grosso tepee indiano e vive di caccia e di espedienti. Viggo provvede alla cultura dei ragazzi che sono macchine da guerra e snocciolano nozioni da adulti a memoria ma non sanno cosa sono le Nike. Porelli. Lui e la moglie li tengono lontani dalla società dei consumi. Flash su McDonald’s, KMart, Nike, Adidas eccetera. La moglie però non si vede. I ragazzi vengono sottoposti dal padre a severi allenamenti e a programmi di studio incalzanti.

Scoppia la grana della mamma. I ragazzi si chiedono che fine abbia fatto. Lei è in cura perché ha una malattia mentale. E te credo. Lui, invece, fischia…

Arriva la notizia della morte di lei, che si è suicidata tagliandosi le vene. Lui ignora le richieste dei nani, si rifiuta di portarli dalla mamma per l’estremo saluto e li costringe a un’arrampicata in cordata su una parete di roccia sotto la pioggia. Il figlio piccolo, mi pare si chiami Rellian, prima s’incazza e poi arrampicando si ferisce a un braccio. Sarà pure hippy, Aragorn, ma questi sono metodi da caserma. C’è confusione.

Alla fine Viggo decide di sfidare la famiglia della moglie che non lo vuole al funerale e carica i marmocchi sul suo autobus di nome Steve. Si viaggia tutti insieme verso il New Mexico. Paesaggi incantati. Perplessità crescente.

Sosta presso la sorella di Aragorn che ha due figli bambacioni che pensano alla playstation e non sanno niente. I genitori li trattano come fossero dei cretini. Non che sbaglino del tutto. Viggo je dà il resto scavalcando tutte le versioni edulcorate dei due e rivelando ai ragazzi che la loro zia s’è tagliata le vene. Scene di panico. Incazzature familiari. Alla fine loro non sopportano il modo di stare al mondo di Ben/Aragorn, che per tutta risposta dorme per terra in giardino con i ragazzi invece che nelle camere sistemate nella casa. Selvatici.

Nel frattempo abbiamo tirato una sola a un supermercato, dove Viggo finge un coccolone e i ragazzi lo curano e fanno sparire una bella spesa con cui si fa pranzo e si festeggia il compleanno di Noam Chomsky, visto che non si deve festeggiare Cristo né babbo Natale. I ragazzi ricevono in regalo coltelli da Rambo e archi e frecce. Sempre meno hippy. Mi sembra sia estate, comunque, che c’entra natale? Saranno i 40 gradi. Perplessità in aumento. Noam avrebbe riso, ma chissà se ha visto il film.

Si piomba al funerale tutti vestiti a festa. Viggo tenta di prendersi la scena ma viene respinto con perdite. Legge il testamento di lei che vuole essere cremata, non ci sono storie. Il suocero lo fa acchiappare da certi suoi parenti, credo, e lo minaccia. Gli può togliere i figli. Il piccolo è ferito al braccio e pieno di segni. I bambini non vanno a scuola. Aragorn è un selvaticone. I figli sanno tante cose lette sui libri ma gli manca l’esperienza. Bo senz’acca rimorchia ma non sa che fare e propone alla pischella di sposarlo. Risate.

Alla fine il suocero mette alle strette Aragorn e lo convince a mollargli i figli. Bo è stato ammesso in tutte le mejo università americane grazie a degli inghippi organizzati dalla madre. Con i soldi di nonno si possono pagare le rette. Viggo rimonta su Steve e lascia i bimbi dal suocero perché una delle ragazze si rompe il collo per cercare d’introdursi in casa del nonno, di notte, passando dai tetti, cercando di liberare il fratellino che aveva scelto di rimanere lì, accusando Viggo di essere responsabile della morte della madre.

Viggo capisce di aver messo in pericolo i figli e se ne va da solo, si taglia la barba e mette su casa. Tipo casa nella prateria. I ragazzi però hanno una missione da compiere e lasciano il nonno per disseppellire la madre e cremarla, come chiedeva. Quindi garrulo disseppellimento notturno del cadavere e viaggio attraverso gli stati dell’Unione con un cadavere vecchio di una settimana dall’aria soave e dalla pelle di luna, che si sente il profumo da qui. In riva al lago s’intona poi tutti insieme una song paracula dei Guns’n roses. Sweet child of mine. Segue cremazione fai-da-te. Perplessità in aumento. Temperatura stazionaria.

Poi scarico nel cesso delle ceneri, in ossequio alla volontà della mamma. Bo ritiene che l’università possa aspettare e va a vedere il mondo a partire dalla Namibia. Gli altri ragazzi stanno col padre, che si ricicla coltivatore e mette su un pollaio nella pancia di Steve. Del nonno più nessuna traccia, perso nel vento di questa favoletta americana, tra incroci tra hippy e squatter e vestiti eccentrici cambiati a profusione, strano per chi strenuamente lotta contro il consumismo.

Viggo rompe gli indugi e ostenta nudo bruco la proboscide, a beneficio delle ammiratrici e degli ammiratori che eventualmente gradiscano la visione. La gente ride alle battute e partecipa alle scene più cruente. I bambini sono piezzi ‘e core. Viggo è nu piezz’ d’omm. Qualcuno intona I shall be released. Non è Robbie Robertson, ma canto lo stesso. Il film è finito. Sembrava fosse amore, invece era una favoletta americana che tira una botta al cerchio e una alla botte e sentenzia, alla fine, che va bene tutto ma un nonno pieno di soldi non è una botta di culo da poco.

A Cannes gli hanno riconosciuto il Certain regard. Pure noi salutiamo distintamente e con rispetto. La temperatura non è scesa. Mentre torniamo alla macchina, un soffio di vento caldo ci accompagna.

*licenza poetica.

Pubblicato il 4 agosto 2017 sulla Komsomolskaya Cinematografa, edizione italiana.

 

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