Le iene

ienaOdiatori riuniti mobilitati h24, il social network è la vostra palestra. Facebook è il luogo dove potete sfogarvi, ci sta sopra più del 50% degli italiani e molti fanno la gara a chi la dice più grossa, a chi usa il gergo più turpe, a chi dice, si augura o augura agli altri, orgogliosamente, le cose più atroci. Passi la storia di Riina, un maestro d’odio dei più autorevoli.

Ciascuno ha il diritto a pensarla come gli pare e uno scuotimento di capo all’indirizzo dei più bonaccioni non si nega a nessuno, né mi è parso chiarissimo il concetto di lezione e di superiorità: chi dovrebbe giovarsi della magnanimità dello Stato, nella circostanza, come lezione di civiltà? Siamo seri, ci mancano gli occhiali per fare certe letture.

Guardiamo però alla sostanza delle secchiate di merda quotidiane: l’unione fa la forza e la caratteristica principale di Facebook è la possibilità di aggregarsi rapidamente tra pensatori affini. Se di pensiero, in questo caso, si può parlare. Nemmeno ci si fa caso più di tanto: ieri ho letto di una ragazza aggredita verbalmente da un energumeno nel quadro di una disputa di stampo politico (Pd, se non ho capito male).

Lui l’ha strattonata, le ha tolto il telefono di mano e l’ha scagliato via con violenza, facendolo finire in mezzo alla strada. Lei lo ha scritto su Facebook, un po’ sconvolta, senza chiarire bene la dinamica dell’accadimento. I commenti si sono scatenati verso l’immigrato, la risorsa ingrata, inneggiando al Duce e ipotizzando la giusta tortura all’aggressore, che decine di commenti più giù si è rivelato essere italiano, ancorché stronzo. Della pioggia di like e di ulteriori sozzerie scritte nel frattempo nessuno ha detto niente, perché non ci si fa nemmeno più caso.

Niente ferma il ghigno della iena da tastiera, e chiedo scusa al povero animale, prigioniero di un luogo comune e del suo aspetto orrendo. Su qualunque cosa si deve intervenire, anche fuori luogo, anche quando il registro di una discussione escluderebbe commenti di livello troppo basso. Il minuetto dell’internet primordiale, danzato al suono della Netiquette, è un pallido ricordo, retaggio del tempo in cui tutto era avvolto nella melassa di uno smidollato politically correct.

Il maiuscolo gridato, l’off-topic, i troll, i flame, tutta roba che ci tocca rimpiangere, finita l’era d’oro degli emoticon :-(. Bei tempi, quando sul web scrivevano solo gli smanettoni. L’entropia ci si porta via, la conversazione è spazzata da uno tsunami di fiele che tutto sommerge, celebrando cadute, rallegrandosi di morti e di sconfitte, infierendo sui più deboli, impedendo ogni confronto tra parti diverse e cercando invece di contrapporsi per blocchi, un “noi” contro “voi” che sa di minaccia, di conteggio virtuale, di costituzione di schieramenti che trovino più a valle il modo di prevalere, anche passando alle maniere spicce.

Si tratta, perlopiù, di iene virtuali, che prese di petto perdono aggressività, farfugliano, minimizzano. La Lucarelli ne ha sputtanato qualcuno alla radio e non è stato un bello spettacolo, Mentana perde tempo a rispondergli mettendoli alla berlina, dimostrando che l’ironia è la migliore medicina. Ma tanto non smettono e consentono di mantenere fresca la banalizzazione dei temi che stanno alla base di una società solidale.

Attenzione, questo non vuol dire che i social come Facebook minano la prospettiva di un mondo tutto pace, amore e comprensione. Il mezzo è sempre un vettore, è il messaggio che trasporta che va messo a fuoco. La iena virtuale non è maggioranza. però testimonia un modo di pensare che è pronto a materializzarsi, se trova rappresentanza.

Non vedremo mai una iena virtuale  scendere in piazza accanto a quelli pericolosi per davvero, ma dobbiamo essere consapevoli che c’è una grande quantità di gente che accoglie nel suo privato con favore il messaggio più distorto e turpe, quello che vuole morte, vendetta, distruzione, che vuole ridere di chi piange. E che questo messaggio dal privato esce facilmente sul social, per fare del cattivismo una bandiera e irridere le persone perbene, spesso tacciate spregiativamente di “buonismo”, volentieri aggiungendo, in caso di tematiche umanitarie o che lambiscono il tema dei diritti, il gratuito e obsoleto bollino di “radical chic”.

Le streghe di Macbeth cantavano che bello è il brutto e brutto è il bello.  Erano profete di una grande sventura, che si realizzava attraverso la spinta inarrestabile di Lady Macbeth, che per convincere il marito lo spingeva a cambiare natura:

Venite, Spiriti che presiedete ai pensieri di morte; cancellate il mio sesso, stivatemi di crudeltà dalla corona ai piedi! Ispessite il mio sangue, sbarrate ogni accesso al rimorso: che nessuna ipocrita istanza di umanità scuota il mio disegno mortale o ne distorni l’effetto! Ecco il mio seno di donna: succhiatene il latte in cambio di fiele, voi ministri del crimine, dovunque siate, invisibili forme, al servizio della Natura malvagia!
Densa notte, vieni e ammantati del più buio fumo dell’inferno, perché il mio aguzzo coltello non veda le ferite che infligge, né il cielo possa sbirciare oltre la coltre di tenebra gridando: “Ferma! Ferma!”

Lady Macbeth temeva che il carattere del marito potesse distoglierlo dall’obiettivo: la corona di Scozia. Per raggiungerlo era necessario uccidere Duncan. Descriveva l’umanità del marito come un inutile ostacolo al compiersi di un destino di grandezza. In realtà la profezia delle streghe ne aveva acceso irrimediabilmente l’ambizione.

La morale è che, sebbene nessuno di noi sia superstizioso, è evidente che abbandonare ogni istanza di umanità porta jella. E lo stesso succede se si irride chi lo fa: quindi, care iene, regolatevi, perché il vostro atteggiamento cinico e sprezzante serve solo a scavarvi la fossa. E magari a seppellirvi sarà chi della cattiveria che predicate raccoglierà il testimone.

La storia ce lo racconta, e a niente varrà negare. Anche se ci sarà sempre spazio per chi si ricostruirà una verginità prendendo a calci il cadavere del suo idolo a Piazzale Loreto, confondendosi poi tra la folla di chi il male l’ha combattuto per davvero, cercando per tutta la vita di rimanere umano.

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  1. giovanni

    Non si salva nessuno, se da una parte ci sono le bestie dall’altra ce ne sono di diverse, solo un po’ più aggraziate, ma non meno violente e incapaci di dialogo, pronte a bollarti con i marchi più infamanti se esprimi un pensiero non conforme.

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  2. postpank

    Bisogna vedere cosa s’intende per pensiero non conforme, però, e anche conforme a che cosa. L’ideale sarebbe se ci s’intendesse su un pacchetto di cose, si lasciasse liberi di pensare tutti e ci si limitasse nell’espressione quando si sa di offendere o di intaccare un pacchetto di valori comuni. Ma i valori cambiano, c’è qualcuno molto importante che ci sta facendo sapere, per esempio, che i diritti umani hanno stufato. Lo stesso vale per altri uomini importanti, a proposito dell’ambiente. Bisogna smettere di funzionare come una tagliola che scatta al suono di una parola d’ordine e fare la fatica di colorare ogni quadro con più sfumature possibili. Cominciando col dire, per esempio, che una svastica non è una sfumatura, un morto non è una sfumatura, la povertà lo sfruttamento il razzismo la guerra non sono sfumature non lo è la violenza non lo è l’odio e continuo senza virgole per finire il fiato.

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