La mia bellissima montagna

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Domenica scorsa ho fatto un salto ad Amatrice per un incontro con i professionisti che ci devono dare una mano per la ricostruzione della casa, inagibile ma resistente. Una giornata estiva, temperatura ideale, natura strepitosa, ma il più del tempo è passato con le zampe sotto al tavolo, prima a parlare dell’ingarbugliato iter per accedere alla ricostruzione finanziata dallo Stato, poi per la (logica) coda gastronomica, consumatasi in un mezzo scatrafosso nei dintorni di Posta, che mi ha fatto interrogare sull’insensatezza umana: casa è Amatrice, Posta ci è simpatica ed è in buone condizioni ma gli Stracci di Antrodoco, con tutto il rispetto, e buoni, eh, magnateveli voi.
E imparate a non far indurire lo guanciale…

Alla fine, salutati parenti e professionisti, ho fatto un salto su da me.
C’era un silenzio definitivo.
Anche all’Amatrice, dove c’era poca gente in giro che parlava piano. Ma all’Aleggia no. Ero solo e ho fatto un giretto per ascoltare il vento che faceva frusciare le foglie.
Poi ho lavato la macchina con l’acqua della fontana e poi sono ripartito, ma solo perché si faceva tardi, portandomi via una bottiglia che ho sorseggiato tornando a casa. Pura acqua di fonte fresca e limpida.

Per strada, andando verso l’Umbria, mi sono fermato a fotografare la parte dietro della montagna del mio paese, che chiamiamo la montagna nostra.
La foto in alto l’ho scattata alla Vena Gentile (quella cima conica in mezzo), un posto meraviglioso, il mio preferito. Quasi segreto. Chiunque dovrebbe andarci, una volta, per rimettersi in sintonia col mondo.

Quello qua sotto, invece, è il Monte Prato (quello a sinistra), che qualcuno chiama impropriamente Monte del Leone, e ancora le Prata o la Crocetta, riferendosi a una croce che c’è in cima. Non si vede il punto più alto, che è il Monte Pozzoni (1900 metri), detto Li Pozzoni, che si intuisce nella foto su in alto.
Quello però è “straniero”, perché sovrasta Roccasalli.
Adoravo, arrivato in cima al Monte Prato per la Via delle Revote, correre sulla strada e sui prati in falso piano che da lì portano ai Pozzoni. Ci sono dei pantani, che chiamiamo pescoie, poco sotto strada, e quando sali in cima correndo ti sembra sempre di stare per arrivare ma è un’illusione, e l’altura e la fatica ti fanno salire il cuore in gola, mentre il vento ti asciuga (gela) il sudore addosso. E ti senti tutt’uno con la natura stupenda e incontaminata che hai intorno, quella stessa natura severa che i tuoi antenati hanno dovuto domare per sopravvivere.
Sono montagne da prendere con le molle. Se si muovono sei finito.
Ma sono bellissime. Sono le montagne nostre.

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