Il problema della problematica

Luciano Bianciardi era un genio. Scriveva cose irresistibili, per ironia, brillantezza, capacità di anticipare i tempi. Una lettura gustosa come poche. Scrisse un pezzo per l’Unità nel ’56, in punta di penna, con cui pigliava in giro le manie degli intellettuali. Sembra scritto oggi. Ne cito un brano assolutamente irresistibile. Ci sono dentro almeno 5 frasi con cui farsi una maglietta: per me “Io c’ero, quella volta”.
“Ogni volta che si vuole intraprendere un lavoro serio, per esempio fondare una rivista culturale, occorre porsi la problematica. Io c’ero, quella volta, e ricordo molto bene tutta quella gente preparata: cominciarono proprio ponendosi il problema fondamentale, quello della problematica. Qualcuno si alzò a dire che il problema primo era quello della tematica, ma fu opportunamente messo a tacere. Prima la problematica, poi la tematica. Che tematica sarebbe quella che non discendesse (o non emergesse) da una problematica?
Ci vollero tre mesi, e finalmente la problematica era pronta: ricavarne una tematica fu abbastanza facile. Su quella tematica provvedemmo subito ad aprire un dibattito. Ho imparato allora quanto sia importante aprire un dibattito, il più possibile ampio, sui problemi che interessano. Dal dibattito emersero alcune indicazioni interessanti, e la rivista s’impegnò a lavorare nella direzione indicata”.
(Luciano Bianciardi, Il problema, l’Unità del 28/3/56, da Chiese Escatollo e nessuno raddoppiò, Baldini & Castoldi)
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