Rocca Cencia, i rom e il disastro dei poveri

Cliccando questo link si può vedere un filmato tratto da Servizio Pubblico che spiega benissimo, nel breve volgere di 28 minuti, la situazione in cui ci troviamo in questo preciso istante, nessuno escluso.

Nel filmato si vede la situazione ambientale che c’è in prossimità del Polo di trattamento dei rifiuti di Rocca Cencia, a Roma. Ci sono gli abitanti delle case popolari che si trovano in zona, che raccontano la loro felicità per l’assegnazione degli alloggi e la disperazione seguita alla degenerazione dell’ambiente circostante.

C’è un mare d’immondizia che circonda l’impianto, che pare di capire venga scaricata abusivamente nel quadro di malaffare che si riconduce a Mafia Capitale, e c’è un campo nomadi, dove si bruciano rifiuti e si producono fumi tossici, si vive tra odori mefitici, topi e immondizia ammucchiata di altra origine.

E’ molto importante il momento in cui vengono a contatto gli abitanti delle case popolari con i rom: il dialogo è teso, la disponibilità a comunicare ci sarebbe ma non si riesce a superare l’ostilità di fondo.

Si toccano così con mano gli effetti nefasti dell’infiltrazione criminale fin nei gangli più profondi della società. Se ne vedono i confini, perché i rom sono sempre stati, come dicevo ieri, presenti a Roma e hanno sempre rappresentato il fanalino di coda della società, i marginali per definizione, quelli che non meritano nemmeno la compassione dovuta agli abitanti delle baracche.

Nel video di Servizio Pubblico si percepisce la distanza tra ultimi e stra-ultimi. In realtà manca ancora un pezzo: non si vedono gli immigrati. E un altro ancora: non sono presenti gli immigrati invisibili, quelli che si nascondono alla vista, che trovano ripari di fortuna la notte, che transitano verso la loro destinazione e non vogliono essere visti.

Ho parlato ieri di integrazione necessaria. I rom dei campi sono percepiti come parassiti irrecuperabili, ma sono esseri umani, e a meno di non adottare le soluzioni pensate da Hitler, dobbiamo come società fare tutto quello che è in nostro potere per includerli.

Loro e tutti quelli che nella scala sociale stanno al di sotto della linea della povertà. Fin dai tempi del fascismo la ricetta è stata semplice: rimuovere dalla vista lo sconcio dei poveri. Questa è diventata, oggi, una ricetta anche politica, se è vero che il PD difende i cittadini già tutelati e che i populisti e i neonazifascisti sembrano trovare consenso solo alimentando guerre tra diseredati, o guerre ai poveri e non alla miseria.

L’integrazione è necessaria perché siamo una collettività e dobbiamo dare a tutti l’opportunità di accedere a una vita dignitosa, anche a chi sta ai margini per scelta o per incapacità. I campi rom non dovrebbero esistere, o dovrebbero essere puliti, derattizzati, tenuti coinvolgendo chi ci sta dentro o facendolo per loro. Lo stesso vale per tutti i luoghi della collettività. Quando si fanno cose turpi in nome di un concetto sfuggente come quello del “decoro” si perde di vista il fatto, logico, che per primi gli esseri umani vanno trattati decorosamente.

Questo non significa che il privato cittadino debba amare i rom o semplicemente apprezzarli, non significa che gli effetti dei loro reati contro il patrimonio siano negabili, anche se non sono diversi da truffe e furti commessi da non-rom. Certe condizioni vanno create dalla politica, che a oggi è latitante e ha permesso al malaffare, unico beneficiario della situazione, di proliferare.

Abbiamo un’imprenditoria e una classe dirigente malata, uno Stato che non riesce a fornire i servizi essenziali per colpa di questa situazione, e questo si ripercuote sugli strati più deboli della popolazione, accrescendone la debolezza e lasciandoli alla mercé della criminalità, che può diventare punto di riferimento per la sopravvivenza. In questa situazione le mafie fanno i soldi e si radicano sempre più profondamente nella società, sostituendosi allo Stato assente. La ricerca del consenso viaggia su altri territori, anche perché questa è gente che non ha voce. Però si stanno creando le condizioni per un disastro sociale di proporzioni eccezionali, e le immagini di Rocca Cencia ce lo dimostrano. Ci vuole un cambiamento.

Di fronte a questa situazione il modo di vivere dei rom mi sembra l’ultimo dei nostri problemi, mentre è importante che si mantenga il più elevato possibile il loro standard di vita, proprio perché si tratta di un limite ultimo di demarcazione della nostra società. Che non può permettere, nel 2017, che bambini vivano tra rifiuti e topi, e che ci siano comunità di cittadini alloggiate in case popolari dove la farmacia più vicina è a un’ora di bus, e l’immondizia ti rende la vita impossibile e ti fa ammalare.

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  1. The Running Franz

    Tra l’altro, è già in opera una stigmatizzazione degli stra-ultimi che presto (visto l’infimo livello della discussione pubblica sugli argomenti e il Salvini-pensiero che dilaga) verranno presi come capro espiatorio… la Storia si ripete… 😦

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