Amatrice e dintorni

Terremoto-Amatrice-FOTO

Ho scritto alcuni articoli sul terremoto di Amatrice, nel periodo immediatamente successivo al disastro, che sono usciti sul sito di Emergenze, poi ripresi da altri siti web, e uno per l’Unità, per cui sono stato anche intervistato da una televisione senese. L’ho fatto per tirare fuori l’angoscia di sapere distrutti i luoghi dove avevo giocato da piccolo, dove mi ero innamorato, dove avevo passato tanto tempo con i nonni, la mia famiglia e i miei amici, per raccontare la bellezza di quei posti e per testimoniare l’orrore di apprendere che tutti i miei familiari, che si trovavano lì in vacanza, potevano essere morti mentre io dormivo a 300 chilometri di distanza.

La mattina dopo la scossa sono stato svegliato da una telefonata di mio suocero, alle 6.30, che mi diceva di un terremoto distruttivo che c’era stato nella notte ad Amatrice. Ho preso il telefono per chiamare immediatamente mia madre e per fortuna ci ho trovato un messaggio mandato nella notte che mi diceva che stavano tutti bene. La televisione mi ha mostrato subito che non si trattava di un terremoto come quelli recenti, brutti e paurosi. Era l’apocalisse. E’ stato difficile anche soltanto rendersi conto dell’accaduto ed è stato atroce il viaggio alla scoperta “di persona” di quello che davvero era successo sul posto.

I pezzi che ho scritto mi hanno fruttato complimenti, solidarietà e interessamento dagli altri, chi per simpatia, chi per sapere come si evolvesse la situazione, chi per rendersi conto della reale consistenza dei danni, chi per offrire un aiuto, o anche per cercare d’immaginare un modo di aiutare. Gente che voleva andare, portare cose, ospitare persone altrove, organizzare raccolte fondi, eccetera. Vedere sul posto quel disastro e trovarmi esposto a questa solidarietà mi ha condizionato a non scrivere più, perché nonostante lo spavento e i danni subiti non mi sento colpito dal terremoto, mi ritengo, anzi, fortunato per non essermi trovato lì quando è successo e perché la casa ha protetto i miei rimanendo in piedi, anche se è inagibile e pesantemente danneggiata, mentre trecento persone sono morte sotto le macerie.

Non mi andava, insomma, di prendermi la solidarietà e la simpatia che spettano soltanto a chi ha subito un danno nell’anima per la paura, a chi ha sopportato lutti, a chi ha perso la casa dove abitava e non quella dove si recava in vacanza. C’è una differenza enorme, anche se è lo stesso una sfortuna, ma non ci si può mai rendere conto di cosa significhi perdere tutto quello che si ha, secondo me, se non lo si prova per davvero. E io e la mia famiglia abbiamo perso “soltanto” l’amatissima casa dei nonni, quella che stava nel luogo di villeggiatura. La ricostruiremo. La paura della Bestia passerà. Non siamo noi i veri danneggiati da questo disastro.

Mi sarebbe piaciuto fare qualcosa per la memoria dei luoghi, che rischia di perdersi. Ci penso ancora. Chi conosce Amatrice e Accumoli, ma anche Arquata (non conosco così bene gli altri luoghi terremotati, dunque non ne parlo) sa bene che il terremoto ha colpito un’area spopolata quasi completamente, priva di opportunità lavorative, abitata perlopiù da anziani pensionati, che viveva principalmente dei guadagni derivanti dall’afflusso dei villeggianti nel periodo estivo, gente come me che aveva una casa e se la godeva nel fine settimana o durante le ferie estive. Più qualche coraggioso imprenditore locale, che ha subito danni devastanti.

Questo rende difficilissimo ricostruire, perché per quanto si possano mettere in piedi soluzioni dignitose per chi è rimasto senza casa, purtroppo, i tempi sono lunghissimi, e un inverno terribile è già passato e ha lasciato il segno nella testa e nel cuore delle persone. Ma un progetto di ricostruzione non può non tenere conto della situazione preesistente: perché questi luoghi vivano è necessario che chi ci va a stare possa lavorare. E se qualcuno decidesse di investire dovrebbe trovare gente disposta a stare sul posto. Due cose che mancano e che dovrebbero andare di pari passo. Al momento però non c’è il paese, non c’è il lavoro e non ci sono nemmeno i lavoratori.

Come si fa a mettere mano alla penna e a cantare il lamento per il paesello che non c’è più in queste condizioni? Io non me la sento. L’impulso che ho provato per tanto tempo è stato quello di mollare tutto e di andare sul posto a raccontare la vita di tutti i giorni. Un progetto bello ma irrealizzabile, per me.

Da mesi cerco di capire cosa potrei fare ma non mi viene in mente niente di utile. Mi addolora, poi, seguire in giro per il web le diatribe e le polemiche sulla ricostruzione, le strumentalizzazioni, i rancori locali che covano ed esplodono, le malignità che fioriscono qua e là. E’ normale che sia così e la gente che vive sulla propria pelle questa tragedia ha tutto il diritto di lamentarsi e di protestare. Ma è una grande amarezza per tutti e purtroppo non sembra possibile trovare serenità, per motivi che mi sembrano evidenti.

Comincia la stagione buona, che in quei posti dura 4/5 mesi. C’è da fare l’impossibile. Non sono ottimista e mi dispiace. Mi auguro che amatriciani, accumolesi, arquatani e terremotati in genere possano trovare al più presto un po’ di serenità.
Soprattutto, lo auguro a loro.

Ecco i pezzi che ho scritto in precedenza sull’argomento:
26/8/2016 (Emergenzeweb) Morte di Amatrice, tradita dalla bestia assassina
28/8/2016 (Emergenzeweb) Riscoprire il bene comune per salvare la mia città di rovine
31/8/2016 (Emergenzeweb) L’organetto, la poesia a braccio: ricostruire l’identità
20/9/2016 (Emergenzeweb) Il ritorno ad Amatrice, o della cartolina scomparsa
1/11/2016 (Emergenzeweb) La pietra della mia casa è segnata dalle crepe, ma non crolla
3/11/2016 (L’Unità) Viaggiare tra le macerie
20/12/2016 (Emergenzeweb) Back to Amatrice: la normalità del terremoto

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...