Ricordare

Granatieri_a_Porta_san_Paolo_1943Per un progetto a cui sto lavorando ho letto in rapida sequenza 4 libri che raccontano la Resistenza, a Roma, nel Lazio e in Toscana. Al di là delle vicende dei partigiani, tutti raccontano la stessa realtà quotidiana: gente che vive in un Paese in guerra e, quale che sia il suo grado di coinvolgimento, si trova esposta a fatti che ne mettono continuamente a rischio la libertà, la sopravvivenza e la possibilità di condurre un’esistenza normale.

Tutto quello che ha turbato la vita degli italiani, in quegli anni, è riconducibile alle scelte scellerate del Regime, alle sue alleanze, al suo scatenare i più bassi istinti della canaglia cui ha delegato l’imposizione delle dinamiche della dittatura. Aggressioni, pestaggi, delazioni, furti, violenze gratuite, tortura, deportazione, assassini spesso sommari, dovuti a futili motivi o ad aberranti motivazioni razziali o politiche, tipo non levarsi il cappello mentre al cinema viene suonata Giovinezza prima di un film o cose allucinanti del genere. E poi la fame, la mancanza di casa e di lavoro, l’espulsione dalla società attiva per chi si mette contro.

A distanza di poco più di 70 anni da quei fatti, che hanno segnato tutti gli italiani, c’è gente che si impegna, sfila, rivendica valori o disvalori di quel regime e del suo alleato sanguinario. Questa cosa fa impressione, perché tutte le famiglie italiane sull’argomento avrebbero molto da raccontare, su morti, soprusi, stenti e distruzione. Chiunque sia dotato di buon senso dovrebbe rabbrividire al solo pensiero di riportare indietro l’orologio della storia. E il tutto accade mentre Erdogan ci mostra, in un vicino altrove, quanto sia facile ridiscendere i gradini che con tanta fatica si erano saliti.

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