Le basi culturali del maschilismo: bella senz’anima e altre storie da ridere

Scritto per Emergenze il 6/12/2016

Tra le cinque delusioni amorose che hanno segnato la vita di Rob Fleming non c’è Laura. Così comincia “Alta Fedeltà”, di Nick Hornby, un libro che racconta l’intricato universo sentimentale di un dj 35enne che si adatta a vendere dischi da collezione in un negozio londinese.

Laura se n’è andata a vivere altrove col vecchio vicino del piano di sopra e Rob si tormenta l’anima. La sua preoccupazione principale nasce dalle pregresse performance sessuali del vicino, che i due avevano ascoltato più volte rendersi protagonista di estenuanti cavalcate erotiche condite da cigolii e mugolii di piacere con la ragazza di turno.

Sarà MEGLIO? Questo il dubbio che attanaglia il giovane lasciato, per niente preoccupato della cupezza e della rassegnazione con cui conduceva la relazione con Laura. Il confronto lo schiaccia e lo scrittore racconta alla perfezione il tormento del senso d’inadeguatezza del maschio adulto.
Che sia inglese poco importa, anche noi soffriamo dello stesso problema e ragioniamo talvolta in termini di catalogazione numerica delle situazioni sentimentali in cui siamo stati coinvolti.
Rob ne dichiara 17, alla salute.

E quando vivevo con Laura, mi mancava… cosa? Forse mi mancava qualcuna che pigliasse un bus, una metropolitana, un taxi, uscendo dal suo percorso abituale, per incontrare me, magari un po’ agghindata, magari un po’ più truccata del solito, magari persino un po’ nervosa; quando ero più giovane, sapere che ero la causa di tutto questo, persino del viaggio in bus, mi riempiva, praticamente, di gratitudine.
Quando vivi con qualcuno, questo non c’è: bastava che girasse la testa, o andasse dal bagno alla camera da letto, ed erano viaggi per i quali non si preoccupava mai di agghindarsi.

Frivolezze. Testimonianze d’insicurezza e voglia di piccole gratificazioni che con l’amore c’entrano poco e sembrano tutto sommato, superficiali. Forse. Fanno parte dei luoghi comuni che si applicano alle relazioni amorose, che costituiscono un bel muro di convenzioni. E i muri sono fatti per essere abbattuti.

Gli slanci vanno seguiti, quando si manifestano, o comunque vanno tenuti nella giusta considerazione, e Rob Fleming è uno capace di slanci. Come la mattina in cui telefonò a casa della sua prima fidanzata, una storia durata un pomeriggio al tempo della scuola media.
Gli rispose la madre, Alison non era in casa in quanto emigrata in Australia e sposata con prole con il suo UNICO fidanzato. Altra botta all’autostima arruffata di questo DJ che si lecca le ferite declinando in mille modi la catalogazione della sua sconfinata collezione di dischi. Allo stesso modo Hornby scandisce la (sua, il libro è in parte autobiografico) vita di tifoso in un altro libro famoso, Fever Pitch, o Febbre a 90°. Il protagonista è un tifoso che racconta la sua vita a partire dalla frequentazione delle partite della sua squadra del cuore, l’Arsenal.

La squadra e i dischi, le passioni che tolgono tempo e attenzione alle relazioni, i mondi in cui ci si perde per riemergere pieni di sensi di colpa, ma pronti a ripartire di nuovo ogni volta, in un’alternanza assenza/senso di colpa micidiale.
Passioni che qualche volta finiscono per prevalere sull’amore per le donne, sincero ma invasivo e limitativo degli spazi dedicati al divertimento.

La battuta, famosissima, nota a tutti i tifosi incalliti, è questa:
– Credevo che avessimo superato questa fase (dice lei, a proposito dell’Arsenal)
– Noi non supereremo MAI questa fase, risponde lui.

È a difesa degli spazi personali che preme a Hornby. E forse ha ragione. Imparare a sottrarsi alle relazioni morbose è un passo importante, che previene la degenerazione di certi rapporti amorosi. Tralasciando le cronache terribili che raccontano la violenza domestica, per tacere del femminicidio, possiamo qui analizzare le basi… culturali del sessismo all’italiana, dopo esserci abbeverati ai luoghi comuni british di Nick Hornby. Adriano Pappalardo cantava, negli anni ’70:

E lasciami gridare
Lasciami sfogare
Io senza amore non so stare

(pausa significativa dopo irruzione fragorosa)

Io non posso restare
Seduto in disparte
Né arte né parte
Non sono capace
Di stare a guardare
Questi occhi di brace
E poi non provare
Un brivido dentro
E correrti incontro, gridarti
Ti amo

Lui la ama. Non è un tacchino freddo come il DJ di Hornby o uno che sta sempre a pensare alla partita come il tifoso di Fever Pitch. Lui non può restare seduto in disparte e non bisbiglia. Non tentenna. Grida. Con le vene del collo gonfie e la mascella volitiva.
Ti amo! Non teme rivali. Altro che il vicino del piano di sopra.
Ma lei lo ha mollato lo stesso. Infatti lui la esorta:

Ricominciamo

La parte delle richieste che segue quella della dichiarazione d’intenti è sempre quella meno dignitosa. Il corsivo e il verso isolato dal contesto la rendono ancora più tremula e implorante. A questo ci riduciamo.

So dove passi le notti
È un tuo diritto
Io guardo e sto zitto
Ma penso di tutto
Mi sveglio distrutto
Però, io ci provo
Ti seguo, ti curo
Non mollo, lo giuro
Perché sono nel giusto
Perché io
Ti amo
Ricominciamo

Ed eccoci precipitati di corsa nella palude dello stalker.
Lui si apposta e controlla. Questo per la verità lo faceva anche Rob il tacchino freddo british, che tempestava di telefonate la casa dell’ex vicino per tampinare lei.

L’uomo che perde il controllo sulla situazione diventa potenzialmente pericoloso.
Pianta un casino tremendo soltanto per recuperare il controllo.

Intanto lui si gasa, si carica, non molla, è nel giusto perché la ama.
E lei? Che voce in capitolo ha?
L’ha mollato e se lo deve sorbire perché lui grida.
Ti amo.

(Come sei dolce stasera
Mi viene la voglia)
Ricominciamo

(So che mi ami davvero
Mi sembri sincero)
Ricominciamo

Lei, che leggete tra parentesi, va detto, un po’ è civetta.
Comunque l’impeto della marea amorosa travolge la debole resistenza dello scoglio che non argina lo spumoso cavallone pappalardiano. Anzi.
Lui si mette a disposizione.

Cosa vuoi che faccia?
Io sarò una roccia
Guai a quello che ti tocca

Ecco, abbiamo già ripreso possesso e brandiamo la daga a difesa del territorio e della femmina di proprietà. Guai a quello che ti tocca! Un codice di comportamento maschile più cazzuto e mediterraneo dell’algido e inerte hornbiano, che pure ha delle esplosioni testosteroniche, come abbiamo visto, ma finisce per languire preda delle sue incertezze. Soprattutto, si porta dietro gli esiti terribili di un paio di decenni che hanno messo in discussione il ruolo del maschio. Almeno in UK, a quanto pare.

Non così accadeva, nel ’74, al protagonista della fortunata canzone Bella senz’anima, di Riccardo Cocciante.

Chi conosce la fisionomia del riccioluto cantante italovietnamita faticherà a paragonarlo a un energumeno come Pappalardo. In realtà Cocciante qui è incazzato come un’ape e grida al doppio del volume di Adriano, che in fondo a guardar bene ha pure un’aria da finto cattivo.

Anche Cocciante ha perso l’amore, ma l’ha presa male e vuole farla pagare alla tipa. Si ripromette di stare calmo, ma la rabbia ribolle e deborda. Inizia quasi bisbigliando:

E adesso siediti
su quella seggiola
stavolta ascoltami
senza interrompere
È tanto tempo che
volevo dirtelo

insomma, lui la mette lì d’autorità.
Tono calmo ma fermo. Lei non deve interloquire.
Lui è stanco di essere interrotto.
È un vero maschio e vuole dimostrarlo.

vivere insieme a te
È stato inutile
tutto senza allegria
senza una lacrima
niente da aggiungere
nè da dividere

Lei non era un granché. Ha deciso infine di cantargliele.
Lei somiglia un po’ a Rob di Nick Hornby, a dire il vero.
Chissà perché è così noiosa e poco partecipe. Lui non ne pole più. Sbotta.

nella tua trappola
ci son caduto anch’io
avanti il prossimo
gli lascio il posto mio
povero diavolo, che pena mi fa

La faccenda prende una piega imprevista. Lei è una che tende trappole, lui c’è cascato ma ora ha aperto gli occhi. Non si capisce bene, a dire il vero, in che consisterebbe la trappola e come si concilia col punto precedente. Una vita piatta trascorsa in trappola. Lei lo cattura per ammazzarlo di noia.
Ma vediamo come si evolve la situazione.

e quando a letto lui ti chiederà di più
glielo concederai perché tu fai così
come sai fingere, se ti fa comodo.

Ecco che i nodi vengono al pettine. Il problema è lo stesso di Rob: il sesso! E te pareva.
Non si capisce bene però cosa voglia di preciso il nostro amico arrabbiato.
Lei concederà al povero diavolo quello che chiede per attirarlo nella sua trappola.
Embè? Non era quello che volevi pure tu? Ha fatto finta di concedertelo perché le faceva comodo?
Oppure (dilla tutta) non te l’ha concesso, quel di più, e adesso che avanti il prossimo alé?

Mi viene in mente la seconda fidanzata di Rob, Penny Hardwick, che lui lascia perché non si lascia mettere le mani sotto al reggiseno. Lei, allora, esce con un altro, suo compagno di scuola, e ci fa sesso immediatamente. Un po’ come quelli passati direttamente dalle Marlboro all’eroina, alla faccia delle droghe leggere, di cui narravano gli Offlaga Disco Pax.

Adesso so chi sei e non ci soffro più
e se verrai di là te lo dimostrerò
e questa volta tu te lo ricorderai

e adesso spogliati come sai fare tu
ma non illuderti io non ci casco più
tu mi rimpiangerai bella senz’anima.

Esagerato, che paroloni. Ora che sa chi è lei è pronto a dimostrarle cosa? Di essere capace a fare sesso senz’anima pure lui? Che anche lui sa chiederle di più come quel povero diavolo che gli fa già pena anche se ancora non si è manifestato? Non era più semplice chiedere, con un po’ più di calma, quand’era ora? E poi, che pesantezza. Le ordina di spogliarsi ma lui non ci casca. Forse lei aveva subordinato la dazione alla firma di un mutuo?
Vista così, sembra che lui voglia punirla infliggendole il peggiore dei tormenti: sé stesso.
Il che, a pensarci bene, pare una specie di manifesto culturale.

 

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