Il muro bianco

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(di Antonio Rezza)

C’era una volta un ragazzo che decise di porre fine alla sua vita con il gas di scappamento dell’automobile del padre. Prese il tubo, lo spezzò, lo diede alle narici e disse: “Prendete e asfissiatene tutte, questo è lo scappamento offerto in sacrificio per voi”.

Il giorno dopo un altro giovane fece lo stesso con il tubo della madre. Nei giorni successivi altri li imitarono chi con la propria, chi con quella della sorella e chi con la vettura dei parenti alla lontana.

Poi, all’improvviso, nessuno più.

Il popolo, che aveva seguito l’accaduto con il fiato sospeso, si chiese: “Come mai nessuno più?”.

C’era una volta un bambino che rimase chiuso, d’estate, nella macchina dei genitori e morì soffocato dal caldo.
Il giorno dopo un altro, poi altri ancora per una settimana. E poi nessuno più.

C’erano una volta i pirati della strada che schiacciavano vecchi, signore e infanti per poi fuggire tra le urla dei superstiti affannati. Donne e bambini morivano subito, i vecchi, incurvati dalla vita che accorcia il sentimento, si rotolavano sull’asfalto e vaffanculo pure ai vecchi.

Il giorno dopo ancora.

Dopo un po’ nessuno più.

C’erano figli che prendevano a sassate i genitori. Solo per una settimana “chi è senza pietra scagli la prima mano”. Passò un signore senza mani e senza pietra. Lanciò i piedi ma non ebbe il coraggio di seguirli.

E se ne andò senza mani e senza piedi.

Poi mai più.

C’erano attentatori che piazzavano bombe, altri che sparavano tra la folla ignara, altri ancora che si facevano esplodere tra i passanti occasionali.

Ma per fortuna solo per un po’.

C’erano ragazze prese a calci ma solo per tre giorni.

Poi tornò il rispetto.

C’erano scolari molestati da maestre elementari, tedeschi che morivano per un’allergia, mucche pazze per un mese circa, polli ammalati per poche settimane, poveri affamati in una stazione, clandestini ammassati sulle coste occidentali, ricchi accusati di violenza sui minori, politici corrotti per sei giorni, scommesse irregolari a intervalli consentiti, capi di culture avverse soppressi a colpi di mitraglia, rivolte africane simultanee, operai in sciopero per la miseria di una vita buttata, spazzatura a intermittenza sui cigli delle strade, segreti di Stato spifferati da benefattori senza dignità, mozzarelle radioattive.

Tutto per un po’.

Poi niente più.

C’era una volta l’istruzione obbligatoria che insegnava a leggere ma non a scrivere bene.

C’era la scuola corrotta che applicava il rudimento per immolare migliaia di vittime al sacrificio della lettura coatta.

C’erano i giornali, la televisione, i libri, i cinema e i teatri. E purtroppo ci sono ancora. Soprattutto i giornali.

Scritti da chi non ha mai letto un lettore. Scritti per far leggere al lettore che tutto accade solo per un po’.

Quel po’ che serve a chi scrive per barattare il culo ormai alla frutta con un pezzo di pane che in quello stesso culo va a morire.

Se chi scrive leggesse ciò che scrive, rimarrebbe inorridito dalla menzogna programmata.

Se il lettore legge solo chi scrive, va incontro al fallimento. Fallimento organico e pianificato.

C’era una volta un paese dove chi scriveva veniva messo al muro da chi leggeva.

Il muro era bianco, il sangue è sempre stato rosso.

Chi aveva sempre scritto non poteva leggere ciò che il sangue di lì a poco avrebbe scritto.

Chi aveva sempre letto, sparò.

E il sangue di chi aveva scritto incise sul muro bianco che la speranza di chi scrive è che chi legge non torni analfabeta.

(Antonio Rezza – Clamori al vento – L’arte, la vita, i miracoli – ilSaggiatore 2014)

 

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