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Un altro anno è volato via.
Se mi volto indietro a guardare mi sembra sia stato un anno buono e cattivo, che ha riservato qualche dolore e qualche piccola soddisfazione. Non riesco ancora a elaborare quello che è successo ad Amatrice. Non mi aiuta rivederne le immagini e andare sul posto mi ha confuso ancora di più. Cerco di ancorarmi a qualcosa ma è difficile.
Leggevo la lista degli esiti dei controlli sull’agibilità delle case e non riesco ad accettare il fatto che case come la mia, in cui è nata mia madre e prima di lei mio nonno e prima ancora tutti i miei antenati possa essere inagibile o da demolire. Una casa antisismica, se è vero che ha retto a due minuti d’inferno senza uccidere quelli che riparava, e si trattava di tutti i miei familiari più stretti o quasi.
Così, brancolo nel buio di una notte che non ho vissuto e mi stupisco ancora a vedere miei amici d’infanzia che s’intrattengono col Papa e vengono intervistati da tutti i TG, oppure luoghi che ritenevo sperduti e buoni solo a raccontare ricordi agli sparuti villeggianti che vengono spiattellati a nove colonne sui quotidiani di cinque continenti e su tutti i canali all news del pianeta.
Un anno che mi ha riservato la sicurezza di un lavoro ritrovato e la sofferenza di un quotidiano lavorativo difficile e frustrante, in cui occorre resistere e lottare per difendere dignità e professionalità e trovare spazi in cui far valere qualità che sarebbero altrimenti irrimediabilmente mortificate. In questo trovo l’aiuto degli amici più cari, che desidero ringraziare per essere sempre al mio fianco: Antonio e Valentina, Katia, Marta e Luigi, Anna e Roberto, e ancora Anna. Preziosi come Maurizio, vicini nel cuore come Nanni, Roberto, Giuseppe, Stefano, Gianluca, Salvatore, Andrea, Giuliana. Carissimi.
Con tanti altri divido fitti scambi di pensieri quotidiani, e per questo desidero ringraziarli. Ad un paio di amici ho scritto delle lettere, usando la penna invece della tastiera. Uno aveva cominciato per primo, l’altro l’ho preso di petto io. E’ stato un piacere e lo farò ancora. Ho visto delle belle cose e ho cercato di godermela, ho raccontato qualcosa di quello che vedo e continuerò a farlo. Ho rivisto con grande piacere un’amica, Daniela, a cui mi legano tante cose. Ho saputo nel luogo delle brutte notizie, che quest’anno è stato Amatrice, che non c’è più una mia amica di tanto tempo fa. Il ricordo del suo sorriso che illuminava le cose non mi abbandona, e prometto di non dimenticarmi di lei. C’è tanta gente che vorrei vedere più spesso o rivedere. Alcuni mi mancano molto, ad altri penso con simpatia. Mi auguro per l’anno che comincia, il numero 55, che mia moglie mi stia vicino come sempre, con il suo cuore generoso e coraggioso. Che tutti i miei cari stiano bene, e che la vita ci riservi sorrisi e soddisfazioni sempre maggiori. Il fatto che tutti siamo usciti sani e salvi da questo evento disastroso è già una fortuna che non va dimenticata. Nell’anno che comincia oggi farò il possibile per migliorare, perché non si smette mai. Cercherò di accettare quello che non mi riesce di accettare e di meritarmi le soddisfazioni che desidero. Cercherò di alimentarmi con la bellezza e di provare gioia a coltivare la rivoluzione. Farò grandi cose, oppure no, ma starò nel flusso della vita con tutte le forze. C’è tanta gente che stimo: voglio dirglielo. Lo farò, col tempo. Ogni giorno merita il massimo dell’impegno. Questo è il programma.
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