Morte (violenta) di Tiziana C.

Ho letto molti interventi sul suicidio di Tiziana e ho fatto fatica a condividerli. La condanna del web o dei mezzi di comunicazione secondo me è un esercizio poco distante dal moralismo che ha oppresso la ragazza, che in un momento di debolezza estrema si è uccisa.
Il problema è più a monte: è stata compiuta una violenza pubblicando il video senza il suo consenso. Qualunque sia stato il contesto in cui il video era stato girato, pubblicarlo è stato un gesto violento e irresponsabile e niente conta il fatto che Tiziana fosse consapevole di essere ripresa, il che ha dato il via al massacro di frizzi e lazzi che con troppa leggerezza si liquidano come goliardia, da una parte, o come deviazione estrema del web assassino dall’altra.
Il web veicola i sentimenti delle PERSONE che lo usano e le persone, molte di loro, sono grette, moraliste, stupide, meschine, violente. Come nel mondo. Bisogna ragionare sul potenziale di violenza insito nella comunicazione che facciamo su internet, che equivale, in un certo senso, al potenziale distruttivo che può avere un’arma nelle mani sbagliate.
Nessuno vorrebbe che fossero mostrate a terzi (o al mondo intero) immagini riprese nell’intimità, dove c’è uno scambio di gesti che riguarda le persone che sono direttamente coinvolte.
Il potenziale di ricatto e di violenza psicologica che ci mettono in mano i dispositivi multimediali che usiamo tutti i giorni è enorme, per questo occorre difendersi, non fidandosi ed evitando che certe cose sfuggano dal nostro controllo diretto.
Un video intimo in mano a una persona “altra” da noi ci rende infinitamente vulnerabili. E su questo si basa la vicenda di Tiziana: una violenza estrema che ha condotto al suicidio di una persona. Ciò non toglie che nei probabili innumerevoli casi analoghi non sia successa la stessa cosa, ma un suicidio è un fatto che va riferito alla sfera più intima di una persona.
Come tale non si può ricollegare a uno schema.
Il giudizio morale che lascia la scia dietro a questa vicenda è della stessa grana di quello che fa dipendere una violenza carnale da un atteggiamento disinvolto o in qualche modo provocatorio della vittima.
E’ sulla violenza che va messo l’accento, e rendere pubbliche e accessibili al mondo intero certe immagini ha esposto Tiziana a una pressione ingestibile, dall’interno di sé e dall’esterno.
I giudizi della gggente vengono dopo, i media pruriginosi e paraculi vengono dopo. Quei video dovevano rimanere un fatto intimo tra adulti consenzienti, renderli pubblici è stato un atto di violenza.
Uno stupro psicologico, più grave di quello carnale perché non si limita all’atto aggressivo in senso fisico, ma si protrae all’infinito nel tempo, vista l’impossibilità di cancellarne le tracce.
Chi lo ha fatto deve pagarne le conseguenze.

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Un Commento

  1. rachelgazometro

    Su questa vicenda trovo che questo sia il pensiero più sensato che abbia finora letto.
    Tutto ciò che si fa nel privato lì deve restare a meno che tutti i protagonisti non vogliano renderlo pubblico. Tiziana è una vittima, punto. Speriamo trovi pace.

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