Il signore a rotelle

Mi è capitato, tempo fa, di lavorare fianco a fianco con un paio di amici in carrozzella e devo dire che, al di là dell’arricchimento umano, condividere pezzi di giornata con loro aiuta a capire una piccola parte dei problemi che hanno, oltre a immedesimarsi per qualche secondo nella parte dell’assistente, dando loro una mano a fare qualche cosa di apparentemente banale.

La difficoltà principale nel rapportarsi con un uomo con le ruote sta nel fatto che si cambia continuamente registro tra il considerarlo “normodotato” a fin di bene, con uno sforzo che uno si racconta encomiabile, teso all’inclusione e alla dimostrazione del proprio grado di sviluppo umano, e il dimenticarsi delle sue necessità particolari, il che capita di continuo.

Normale, quando l’attenzione si focalizza su elementi esteriori, o, al massimo, si manifesta con un incrocio di sguardi superficiale. Chi sta immerso nel problema dalla mattina alla sera sa che non è come fare una passeggiata e che la superficialità di chi vuole rendersi utile in buona fede può rappresentare, qualche volta, un guaio.

Ce lo racconta Attilio Spaccarelli in un libro, il Signore a Rotelle, in punta di penna e sul filo di un’ironia a volte amara, ma sempre viva e pungente, a tratti anche spassosa e divertente. Non avrei letto il libro se non avessi visto lo spettacolo teatrale che dal testo è tratto, andato in scena a Siena un paio di giorni fa, al San Niccolò, vecchio manicomio trasformato in prestigiosa sede accademica, reso disponibile nella circostanza dall’Università di Siena, per lo spettacolo messo in piedi da Lisa Colosimo e Stefania Papirio, adattando il testo di Attilio Spaccarelli.

Un gruppo numeroso di attori, giovani e meno giovani, che mettono in scena le mille peripezie dell’uomo con le ruote, narrate con ironia sottile. Il tutto serve a sensibilizzare lo spettatore sulla questione delle barriere architettoniche e sulle resistenze personali di chi si rapporta con chi si sposta in groppa a una sedia a rotelle, non certo per sua volontà.

Lo spettacolo fila via a gran ritmo, tra una gag e l’altra, e racconta goffaggini, meschinerie e crudeltà con cui combatte tutti i giorni l’uomo sulla sedia, combinando scene corali e sketch particolari, piccoli monologhi, trovate enigmistiche, danze e hip hop, con mezzi di fortuna e in un allestimento riservato, di regola, alla didattica.

Niente luci, niente palco, poco spazio ma tanto entusiasmo. Lo spettacolo piace al pubblico, che si diverte e applaude. Il messaggio passa, è importante che se ne parli e che si ragioni fuori dagli schemi e dai meccanismi perversi che lo spettacolo mette in luce, ridicolizzandoli. Comportamenti in cui ognuno di noi si può riconoscere, non (non soltanto) per vergognarsene ma per accorgersi, con un piccolo sforzo, di quanta poca attenzione al problema ci sia, nello sbattimento quotidiano della vita.

Gli SpaccAttori sono bravi, giocano tutti a stare sulla sedia ma non hanno a che fare, dicono, con l’handicap, nel loro quotidiano. Un gruppo eterogeneo che arriva, si esibisce e riparte. ItinerArte, appunto. Da Roma, a replicare, si spera, lo spettacolo in giro per l’Italia.

A me lo spettacolo è piaciuto, e spero mi serva a diventare più attento a certe questioni che condivido, spesso, soltanto a parole. Proprio una settimana fa ho lasciato la macchina parcheggiata per una ventina di minuti in un posto riservato a portatori d’handicap.
Non me n’ero accorto, non l’ho fatto apposta.

L’ho fatto perché non sono stato attento.

E questo spettacolo può aiutare a stare attenti. Se vi capita andatelo a vedere: il blog è qua: Il Signore a Rotelle, da lì si va su facebook e dove volete voi. Comprate il libro, mettete un “like” su fb, andate a vedere lo spettacolo, organizzatene una replica, mandategli dei soldi, scrivetene sul giornale, condividete e passate parola. E imparate a stare attenti.

Io ci proverò, prometto.

 

 

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