La ladra di piante

laladraRiccardo ha un motorino che si chiama come un grande allenatore ungherese morto ad Auschwitz. Anna è palindroma di nome e salva le piante, qualche volta portandole via a proprietari distratti che le trascurano. Poi le piante, che hanno carattere e personalità propria. E gli occhi di Chet Baker che affiorano ogni tanto, insieme a qualche riff dei Clash.

Lui fa il giornalista, lei fa la precaria al CNR. Sullo sfondo il grido di dolore del talento sprecato, del lavoro frustrante per chi ha qualità senza avere la strada spianata e finisce vittima di un capo miope e invidioso o si infogna nelle retrovie, le strade tappate da figli di baroni e raccomandati, a fare cose che non c’entrano niente con quello che si è studiato con passione e che non si riesce a tirare fuori dal bagagliaio, se non in qualche lampo di vita che passa inosservato.

La Ladra di Piante di Daniela Amenta è un giallo verde, dove il fatto di sangue è senza sangue, anche se qualcuno muore, ed è un pretesto per alimentare un dubbio nel lettore. Se sia sano questo trafugare piante di poco conto, che necessitano di cure e di considerazione, o non nasconda un animo rapace e sanguinario. Una storia dai toni delicati, che cozzano col racconto di una Roma irriconoscibile, nella sua deriva di vene del collo gonfie, pitbull e volgarità da Grande Bellezza.

I percorsi non sono quelli convenzionali, e nemmeno le figure-cardine della storia, sghembe e secondarie, che non conoscono gloria, nemmeno fortuita: il venditore di piante, che è un saggio e un luminare, e l’informatore, vecchio cronista che perde pezzi di memoria ma mantiene il lampo dell’intuito. C’è anche l’ombra di un’insensata violenza domestica. Su tutto, un ruolo chiave, come al solito, lo gioca il gatto.

Il libro è fresco e ben scritto. Del talento di Daniela Amenta, del resto, si hanno prove chiare da più di trent’anni, seguendone i percorsi: da Frigidaire al Mucchio Selvaggio, da Radio Città Futura a RAI Stereonotte, passando per l’Unità e per l’avventura nel superquotidiano free di Niki Grauso, oltre che per il suo blog-oggetto di culto Linea Gotica. Una vita scandita dalla musica che sa aprirsi ad altre passioni, la ricchezza di spunti, citazioni e fotogrammi d’esistenza che affiorano ovunque, trasmessi da una scrittura morbida, dai toni pacati ma decisi. Con i guizzi che ricordano tutti gli Ingravallo passati.

Un esordio da leggere, per scoprire quanto sia stato tardivo. Forse per diffidenza: la gente è irriconoscente verso la bellezza. Non ha poesia, non ha ruggiti, non ascolta, non vede. E’ svagata, incoerente, modaiola. Ma proviamoci ancora, proviamoci sempre a spiazzarla, la gente. Senza mai perdere la tenerezza.

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