Abel

Giocava da solo, sotto il sole cocente, mentre il padre dormiva in una tenda sulla spiaggia. Aveva i capelli biondi e riccioluti. Era un bambino magro, cresciuto in altezza, disuguale come un cucciolo tutto zampe e orecchie. Addosso una maglietta/muta da spiaggia, rossa, di quelle di decathlon che difendono i bambini dal sole e dal freddo dell’acqua. Non che facesse freddo. A Cefalonia c’era sempre un sole caldo. La strada degradava a precipizio verso Myrtos. Le capre brucavano e sfidavano le leggi di natura, standosene ferme sulle rocce a strapiombo. Di notte si rischiava continuamente di investirne una con la macchina, perché stavano accucciate in mezzo alla strada. 

Il padre di Abel si svegliava, usciva dalla tenda, metteva gli occhiali e si metteva a leggere un libro per conto suo. Abel s’incazzava e filava via a testa bassa, sulla spiaggia, poi tornava con occhi di brace. Occhi azzurri sotto ai riccioli biondi, che lanciavano dardi infuocati verso il padre. “Non giochi mai con me! Stai tutto il tempo a dormire là sotto! Questa vacanza fa schifo! Non vedo l’ora di tornare da mamma!”. La spiaggia se ne stava immobile lì sotto al sole, il bianco della sabbia sfavillava, il mare era blu come nient’altro al mondo, non c’era acqua da bere, né sdraio né ombrelloni.

Il padre di Abel aveva una Vitara. La sera li vedevi sistemarsi in macchina per dormire. Una vacanza-avventura. Spiaggia e greppo. Capre. Sole e sale. Abel che correva e scavava buche sulla spiaggia. Abel che faceva il bagno da solo. Abel che cercava un cenno dal padre, uno qualunque, per portarsi a casa un ricordo bello di quella vacanza assurda.

Quando lui si alzava e facevano qualcosa insieme Abel era felice. Pescavano. Nuotavano. Poi lui gli lasciava un compito da fare e se ne tornava nella sua tenda. Abel inveiva e piangeva. Lo insultava. Lui, per tutta risposta, guardandolo, lo liquidava, freddo. “Tu es débil”.

Non so dove tu sia, oggi, Abel. So che tuo padre con te dovrà passare un brutto quarto d’ora. Prima o poi, quello sguardo si libererà da quel gioco al massacro. Ovunque sei, ricordati: tu es fort.

Annunci

Un Commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...