Lascia stare la gallina

1435917566_lascia-stare-la-gallina-daniele-rielli-quit-the-finzioni-andrea-sesa-570x300Una volta qui era tutta una distesa di blog. Un’eruzione continua di cose argute e interessanti da leggere che si legava in una ragnatela di citazioni che si cavalcavano, librandosi di liana in liana come Tarzan. Hop hop hop e ne scoprivi ogni giorno uno nuovo e lo collegavi al feed reader che poi non leggevi mai e che produceva ansia da compiti non fatti.

Poi la conversazione s’è spostata altrove, l’adorazione del proprio ombelico è diventata ancor più masturbatoria e la camicia di forza dei 140 caratteri ha ridotto tutti alla competizione per la battuta ironica più fica. Così si è cercato altro da leggere o da scrivere. Almeno, io l’ho fatto, e mi sono perso Quit the doner.

Ora, peggio sarebbe stato perdersi una busta piena di soldi, il derby del 26 maggio 2013 o una cena a lume di candela con Scarlett Johansson. Però si può sempre recuperare. Quello che ha reso famoso il blogger Quit The Doner è questo post: 5 buone ragioni per non votare grillo, scritto due anni e mezzo fa. Un post scoppiettante, lungo come si conviene alle cose che vanno lette con calma, recuperando il tempo dedicato a consumare centinaia di sticazzi/notizie senza valore fatte con lo stampino.

Quit è stato travolto dalla canea grillina, non ho letto i commenti ma immagino la grandinata di contumelie. Il post è stato premiato come il migliore del 2013 e insignito del prestigioso Macchianera Blog Award. In altri tempi il ragazzo si sarebbe detto, insomma, una blogstar. Non di quelle svenevoli e festaiole, che si crogiolano nella consapevolezza di essere influenti. No, una blogstar di quelle che scrivono. Gesti semplici e dimenticati. Una penna e un foglio. Dei lettori. Un miracolo.

Viene fuori che il giovane è scrittore oltre che blogger. Per campare, poi, fa il giornalista, quindi è votato alla lotta. Poche settimane fa l’ho incocciato da qualche parte (forse su Minima&Moralia) e ho detto: voglio dare un’occhiata. Venivo da un lungo periodo di letture italiane “nuove” che mi hanno regalato qualche soddisfazione. Così ho dato un’occhiata in giro, tra Siena e Perugia, e visto che il libro non si vedeva l’ho fatto ordinare dalla mia libraia preferita.

Si tratta di un discreto tomo, sulle 650 pagine. Cosa che in genere mi mette un po’ in difficoltà. Ma ormai ci siamo e l’ansia catalogatrice prevale. La lunghezza non è ostacolo insormontabile, perché il ritmo è scoppiettante, anche se ogni tanto c’è qualche po’ di ristagno. Ma provateci voi. E’ la storia dell’ascesa sociale del figlio di un sindacalista salentino, uomo senza scrupoli che delinque furiosamente, insieme al socio plantigrado, amico d’infanzia e compare in affari illeciti finché gli interessi dei due non divergono. Il tutto si dipana intorno a un omicidio, pretesto per cominciare l’opera che poi segue strade e meccanismi diversi. Anche se il “caso”, ogni tanto, riemerge. Il fiume carsico della trama.

E’ un libro che suona in un certo modo, perché Quit/Rielli fa largo uso del dialetto salentino, che (almeno in me) suscita ricordi piacevoli. E’ un suono che mi è familiare e che aiuta a dipingere un quadro complesso e ambizioso. Un libro solido, lavorato bene, con qualche pompino/sostanza dopante di troppo ma senza paraculaggine. Sincero. Come si conviene all’opera prima, ancorché seconda ma prima, se ho capito bene, nella genesi, di uno scrittore giovane. Talento.

La scia di sangue, il contesto malavitoso, il quadro desolante della società italiana, la gente smarrita, il disprezzo stile Mafia Capitale con cui i protagonisti guardano ai poveri cristi, uno sguardo disincantato e cinico, un’inquadratura che cambia di continuo, con l’alternanza di molti narratori in prima persona: un bellissimo congegno, davvero.

Lettura consigliata, con cui ci si deve misurare, perché potrebbe avere un seguito importante. Uno in grado di scrivere un grande romanzo non si trova sotto i cavoli tutti i giorni. Al di là del giudizio soggettivo, Lascia stare la gallina è un lavoro eccellente. Da non perdere.

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