Roma sono io

Non abito più a Roma dal 2007, ma mi sento più romano di prima, essendo nato e cresciuto nella periferia del quadrante est, una delle più zozze in questa fase luridona. Il problema della mondezza non nasce oggi. Non si tratta di un fungone porcinone che vai a letto e non c’è e la mattina dopo ti osserva dalla finestra del terzo piano, in tutta la sua enormità.
Il problema dipende dall’incrocio tra responsabilità dei cittadini e degli ospiti della città e responsabilità delle aziende che dovrebbero erogare i servizi che stanno alla base del famoso “decoro”. Se si va a tirare le somme si capisce che stiamo parlando di chiunque abbia messo piede in città, per viverci, per lavorarci o per farci le vacanze, da molti anni a questa parte.

I comportamenti scorretti e quelli corretti si sommano, ciascuno col suo peso, perché quello che pesa su una simile megalopoli è TUTTO. L’immondizia si accumula perché i rifiuti sono troppi per le potenzialità dell’AMA, perché le potenzialità dell’AMA sono troppo al di sotto di quello che dovrebbero essere con un simile schieramento di uomini e mezzi, perché ci sono problemi legati a tutto il percorso dei rifiuti, dalle modalità con cui la gente li butta via a come vengono smaltiti.

Il cittadino che getta in terra una cicca, un pacchetto di sigarette, un pacchetto di patatine, una buccia di banana, un fazzoletto di carta, una bottiglia di plastica o di vetro vuota, l’incarto della pizza, un preservativo, uno scontrino accartocciato o non, un volantino pubblicitario, un tappo, un bicchiere di carta, una molletta per i panni, un pannolino, un giornale vecchio, una scatola di cartone, che sia da scarpe, da hifi, da computer, eccetera, un elenco sarebbe lunghissimo, E’ RESPONSABILE della sporcizia della città. Non userei la parola degrado. Ci sono una serie di condizioni transitorie da rimuovere. Una è la sporcizia. Se la gente butta via la roba nel migliore dei modi la sporcizia non c’è.

L’AMA, che si occupa della nettezza urbana, deve vuotare i cassonetti, lavarli, tenerli in efficienza, spazzare le strade il più meccanicamente possibile, tagliare le erbacce, rimuovere le foglie secche, portare i rifiuti a discarica, fare in modo che la raccolta si avvii nel senso dello smaltimento più corretto possibile. L’AMA ha problemi di tutti i tipi. Come molte aziende con le stesse caratteristiche. Non riesce a pulire la città come si dovrebbe, ma ci riesce meglio in alcune zone, in genere centrali e prestigiose, che in altre, in genere periferiche e dimesse. Questo da che dipende?

Superciuk, lo spazzino che rubava ai poveri per donare ai ricchi, vedrebbe confermata la sua teoria: sono i poveracci, i villanzoni, i barboni, gli operai e gli sfaccendati che sporcano, i ricchi tengono tutto bene, amano l’arredo urbano, tengono tagliato il prato e via così. Ma com’è che i Parioli sono più puliti di Centocelle? Solo merito dei cittadini?

In realtà una parte della colpa è dei superciuk/netturbini romani, che non riescono a fare tutto quello che potrebbero. Come attenuante generica possono attaccarsi alla maleducazione della gente: sacrosanto, ma anche loro potrebbero fare molto di più, anche evitando di coprire comportamenti poco professionali. E’ giunta l’ora.

Non mi addentro in altri problemi legati al ciclo dello smaltimento dei rifiuti. Passo a volo d’aquila sugli altri grandi problemi della Capitale, alcuni collaterali e “cugini” di quelli riguardanti i rifiuti: il trasporto pubblico, il traffico, il parcheggio, l’emergenza abitativa. A ciascun problema corrispondono responsabilità dei cittadini e dei preposti alla soluzione: Vigili urbani, ATAC, Comune, Sanità, Polizia, Governo e Stato.

Alessandro Gassmann che dice Roma sono io e cerca di alimentare una presa di posizione da parte dei cittadini ha ragione. Qualunque gesto positivo possa fare un cittadino in questa situazione vale oro. Per il semplice fatto che solo ricorrendo allo spirito d’iniziativa di tutti si esce dalla situazione attuale, in cui tutti alimentano, di fatto, il problema. Ci vuole consapevolezza e partecipazione. Gassmann ha la forza e la faccia giusta per promuovere un’azione del genere, che già hanno intrapreso in passato gruppi di volontari, tra i quali ricordo Retake.

La voce degrado va cancellata dal vocabolario. E’ brutta e la città non se la merita. Lascia una scia bavosa di perbenismo, odora d’ipocrisia, di praticello pulito di Olinto e Rosa, di gente che non capisce che una città viva nel terzo millennio fa confusione, suda, sporca, brulica di gente di tutti i tipi ma deve sapersi rinnovare in continuazione e tenere il passo con i tempi.
Il degrado di Roma è TRANSITORIO. E’ legato a una condizione che si può rimuovere facilmente, spendendo tanti soldi e impegnandosi al massimo e assumendo atteggiamenti onesti e responsabili.

L’iniziativa di Gassmann merita la massima adesione. Non date retta a quel trombone di Asor Rosa, che dice che chi paga le tasse non deve poi mettersi a pulire la città. Ognuno pulisca quel che può: i cittadini possono fare qualcosa, l’AMA può fare qualcos’altro, e si può lavorare tutti insieme a rimuovere il TRANSITORIO degrado dalle vie della città. Che è di tutti, pure di netturbini, tassinari, vetturini, vigili urbani, sindaci e assessori.

Farlo sposterà l’equilibrio, aumentando la consapevolezza dei cittadini. Anche poco vuol dire tanto. La città sporca e disordinata dipende dai comportamenti di tutti. Ognuno faccia il suo, tutti paghino le tasse, i governanti smettano di fare come se la cosa pubblica non li riguardasse e montino la guardia sul malaffare.

Hai da vede’, poi, che splendore.

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